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Maggio 9th, 2019

Il Priorato di Sion a Taranto

Il Priorato di Sion a Taranto

Il Priorato di Sion a Taranto. Un percorso alla riscoperta di una tradizione millenaria, tra storia, filosofia, spiritualità ed insegnamenti di altri tempi

Ha avuto luogo il 9 Marzo del 2019, come evento pubblico presso il Palazzo della Provincia di Taranto, la riunione della circoscrizione pugliese della associazione internazionale Prieuré de Sion – Ordre de la Rose-Croix Véritas O.D.L.R.C.V., la quale rappresenta ad oggi la tradizione della più antica consorteria d'Europa.

Il Prieuré de Sion, in italiano “Priorato di Sion”, è un Ordine iniziatico di connotazione ed ispirazione cavallereschi, secondo la propria tradizione, discendente dall'Ordine di nostra Signora di Sion e fondato nel 1099 a Gerusalemme, dal discendente merovingio Goffredo di Buglione, difensore del Santo Sepolcro e conosciuto come “Re Crociato” o “Barone del Santo Sepolcro”.
Gli elementi culturali e tradizionali che l'associazione porta in dote, sono di natura simbolica, storica, filosofica ed esoterica i quali vengono trasmessi per venire applicati alla vita quotidiana al fine di coltivare e fare fiorire il potenziale individuale, attraverso un lavoro interiore e spirituale coordinato e congiunto in seno al gruppo.

L'evento è stato il primo nel suo genere, in quanto il Priorato di Sion, mai prima di quella data, aveva celebrato una sua assemblea rituale (definita Capitolo), in pubblico.

Lo scopo dell'evento è stato quello di aprire un dialogo con il pubblico, con l'intento di presentare in trasparenza la propria tradizione, affinché possa esserne conosciuta la natura da coloro che si riconoscano negli insegnamenti che trapelano dalle forme e dalle procedure rituali svolte nell'occasione.

Maggio 8th

Collasso della biodiversità nel mondo

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Le Nazioni Unite lanciano un allarme sul drammatico collasso della biodiversità nel mondo con uno studio. Una specie su otto si estinguerà a breve

Slow Food denuncia da oltre 20 anni i rischi di un sistema intensivo di produzione di cibo e ha già catalogato oltre 5.000 prodotti da salvare. Oggi chiede con forza ai governi mondiali di prendere in seria considerazione questi studi.

Un milione di piante e animali scompariranno dal pianeta in poco tempo e la salute degli ecosistemi si sta deteriorando più velocemente che mai. L'allarme arriva dalle Nazioni Unite: la Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi (Ipbes) si è riunita a Parigi dal 29 aprile a oggi e ha reso pubblico l'esito di tre anni di ricerche sullo stato della biodiversità.

“Le più importanti istituzioni del mondo si stanno rendendo conto di una situazione drammatica che Slow Food denuncia da oltre vent'anni", dichiara Carlo Petrini, presidente di Slow Food. "Negli ultimi 70 anni abbiamo distrutto i tre quarti dell'agrobiodiversità che i contadini avevano selezionato nei 10.000 anni precedenti. Fonti autorevoli già da tempo ci stanno mettendo in guardia perché stiamo attraversando la sesta estinzione di massa e per la prima volta il responsabile di questa crisi ecologica globale è l'uomo. Lo scenario descritto è molto grave: la perdita di specie, razze e habitat naturali è pesantissima. Non abbiamo più tempo ma abbiamo uno strumento efficace con cui possiamo cambiare la situazione: il nostro cibo quotidiano. Cambiando le nostre scelte alimentari possiamo fare molto per salvare il suolo, le acque, l'intero pianeta”.

Maggio 7th

Adattamento di una specie di pesci in acque inquinate

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In che modo la genetica, le risorse e un parente di lunga data hanno aiutato una fortunata specie di pesci ad adattarsi all'inquinamento estremo

Uno studio pubblicato di recente dalla rivista Science, (1) spiega come una specie di pesci in Texas, nell'area conosciuta con il nome di 'Houston Ship Channel', (2) è stata in grado di adattarsi a quelli che normalmente sarebbero livelli letali di tossine per la maggior parte delle altre specie ittiche.

Due scienziati della University of California, Davis e della Baylor University hanno deciso di investigare questo fenomeno con lo scopo di poter comprendere le dinamiche per mezzo delle quali altre specie ittiche potrebbero adattarsi in ambienti drasticamente modificati.

Il minnow like Gulf killifish (3), negli habitat delle paludi costiere, rappresenta per un numero di specie di pesci più grandi una parte importante della rete alimentare.

Il dottor Andrew Whitehead, (4) autore dello studio e professore di tossicologia ambientale della UC Davis, spiega: “La maggior parte delle specie non sopravvive in ambienti radicalmente modificati. Studiando gli esemplari sopravvissuti, otteniamo informazioni su ciò che serve per avere successo. Nel caso del killifish, si è arrivati a enormi dimensioni ma la popolazione è stata fortunata.”

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