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Marzo 22nd, 2012

Il cervello globalizzato

La globalizzazione della menteIl pensiero globale mi ha sempre destato qualche dubbio. Globalizzare e unificare mi suona tanto come omologare e massificare, parole che non risuonano molto bene con quello in cui credo. Ogni giorno assistiamo ad appelli al dialogo, vani tentativi di pacificare situazioni e aree geografiche portando la nostra democrazia con gli zaini pieni di bombe.

Oggi è chiaro il messaggio: fratello devi adeguarti, altrimenti per te ci sarà solo alienazione e tristezza! I padroni cercano di unificare l’economia, cercano di disumanizzare l’uomo attraverso l’uso indiscriminato della tecnologia, con l’unico scopo di controllare le nostre menti. Si perché una mente globale, alla quale ogni uomo in futuro potrà collegarsi, magari in modo neurale per scaricare dati, per prenotare una bella vacanza, fare la spesa, è un’idea allettante per molti uomini del pianeta. Il solo pensiero della comunicazione istantanea, che internet ha contribuito a creare è di per se un’idea geniale.

Peccato che gli strumenti che utilizziamo (che in quanto tali non hanno in se alcun potere) non sono più al servizio dell’uomo per garantire una maggiore autonomia e pace mentale, servono proprio per raggiungere l’obiettivo opposto: renderci schiavi delle macchine. Perché una macchina in quanto entità priva di anima (come molti zombie che ci vagano accanto quotidianamente) non ha bisogno di libero arbitrio o coscienza, può esercitare il suo potenziale decisionale a prescindere dagli effetti che le decisioni stesse potranno provocare. Una mente globale fatta di tante piccole cellule collegate che la nutrono in modo subdolo e inconscio, può sostituire anche l’idea di un Dio al di sopra di tutto questo.

Marzo 21st

Allarme umanitario per centinaia di migliaia di profughi iracheni

Profughi iracheniI profughi iracheni non hanno nessuna intenzione di tornare nel proprio paese, perché è ancora troppo forte la paura. Uno sguardo sulle loro condizioni tra Siria, Giordania, Libano, Egitto, Iran, Turchia e paesi del Golfo.

Dall'inizio della guerra del 2003, centinaia di migliaia di iracheni hanno lasciato il paese, cercando rifugio negli Stati confinanti, con la speranza di poter rientrare un giorno nelle proprie case. Molto spesso si tratta di interi nuclei familiari, ma soprattutto di donne e bambini, anziani, malati, che in molti casi sono abbandonati a sé stessi senza la necessaria assistenza.

E a nove anni di distanza dall'invasione americana, la tragedia dei profughi iracheni appare tutt'altro che risolta, anzi secondo l'UNHCR sarebbero ancora loro tra i più numerosi nel mondo.

Solo nel 2011, si contano almeno altre 28 mila persone in fuga, tra Siria, Giordania e Libano, ma anche Turchia, Iran e paesi del Golfo.

Una odissea interminabile, tanto più che la maggior parte di loro non sembra avere alcuna intenzione di tornare nella propria terra d'origine. A spaventarli è il ritiro delle truppe statunitensi, la precarietà della situazione politica, il timore dello scoppio di un'altra guerra civile e l'alto tasso di disoccupazione.

Capitali in fuga dall'Italia, verso la Svizzera

strategieAgli italiani tenere i soldi sotto il materasso non piace. Tanti cittadini della Vicina Penisola hanno larghe vedute, tanto che i loro capitali spesso e volentieri prendono la strada dell'estero, sia in maniera legale, sia illegale.

Secondo i dati della Guardia di Finanza italiana, i liquidi che avrebbero varcato lecitamente i confini del Bel Paese si sarebbero aggirati, nel 2010, intorno ai 2,3 miliardi di franchi svizzeri, il 75% dei quali si sarebbe tripartito tra la nostra Confederazione, Lussemburgo e San Marino.

In occasione dell'incontro tra rappresentanti del Parlamento e Fiamme gialle, avvenuto ieri a Montecitorio, Giorgio Toschi, comandante dei reparti speciali, ha evidenziato come per lo più il denaro fuggirebbe dal Paese per vie illegali, soprattutto attraverso i money trensfer e i sistemi tecnologici. Secondo Toschi, la Gdf ogni giorno è chiamata a contrastare reati come evasione fiscale e riciclaggio.

Crimini che, per il procuratore aggiunto della Procura di Milano, Francesco Greco, andrebbero puniti più severamente. Mentre riciclaggio e autoriciclaggio finiscono nel penale, l'evasione, annoverato in Italia tra i reati fiscali, finisce presto in prescrizione. Il problema, come sottolinea lo stesso direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, è che dopo solo sette anni e mezzo il reato viene prescritto: contando che per completare un'indagine ci vogliono almeno tre anni, molti casi sfumano in una bolla di sapone.

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