La potente alleanza tra la Russia e la Cina

In un recente incontro dell’Australian Institute for International Affairs (AIIA) un eminente analista e commentatore australiano suggeriva che Russia e Cina non erano “alleati naturali”. C’era quindi un rischio, suggerì, d’instabilità geopolitica nella regione eurasiatica.

Questa analisi è viziata su diversi livelli. Il primo è il fondamentale fraintendimento della natura delle relazione tra Stati nazione. Quella relazione fu meglio racchiusa nel culmine massima dallo statista inglese Lord Palmerston nel XIX secolo. Le nazioni, disse, non avevano né amici né nemici, solo interessi.

Questa massima ha permesso alle nazioni nel corso dei secoli di avere relazioni con altre nazioni con cui, prima facie, non avevano alcuna comunanza. La fine negativa di tale spettro si manifesta ad esempio nel supporto degli Stati Uniti a una vasta gamma di regimi dispotici. Nominalmente, tali relazioni dovrebbero essere anatema per tale Stato, considerando l’enorme divario tra valori professati di uno Stato e le prassi effettive dell’altro con cui sviluppava le relazioni.

Chiaramente, il concetto di “alleati naturali” non ha utilità.

Il rapporto ha basi pragmatiche e segue particolari esigenze geopolitiche, come accesso o controllo di risorse vitali, raggiungimento di certi obiettivi strategici o contrastare gli obiettivi geopolitici di un rivale strategico. Le azioni degli Stati Uniti con una vasta gamma di attività da molti anni verso Russia e Cina sono meglio comprese sotto questa luce.

La seconda area in cui l’analisi degli “alleati naturali” è viziata è che ignora fino dove le condizioni geopolitiche possano cambiare.

Nel summenzionato incontro dell’AIIA l’oratore usò l’esempio del conflitto sino-sovietico sul fiume Ussuri. Tale conflitto si ebbe nel 1969 e comportò scontri armati che provocarono dei morti. Le vittime dichiarate variano da circa 130 a 800.

I punti importanti su tale scontro tuttavia sono:

a) entrambe le nazioni erano entità diverse da quelle attuali;

b) fu risolto da una lunga trattativa, con la firma dell’accordo finale nell’ottobre 2004. Ciò che diede grande impulso allo sviluppo delle relazioni tra Russia e Cina è che condividono vari interessi su sicurezza e geopolitici comuni. Ancora una volta su numerosi basi e manifestatesi in vari formati.

Il primo e forse maggiore interesse comune nasce dalla manifesta ostilità degli Stati Uniti nei confronti di entrambe le nazioni. Tale ostilità si mostra nella sua forma più semplice coll’istituzione di basi militari statunitensi ai confini di entrambi i Paesi.

La stragrande maggioranza delle basi statunitensi è chiaramente volta all’accerchiamento. Non ci può essere un’interpretazione benevola in ciò. Non sono necessarie per la difesa degli Stati Uniti continentali e non c’è motivo razionale o obiettivo per sostenere che siano necessari alla difesa dei Pesi che le ospitano. L’intenzione è chiaramente ostile.

Ad esempio, il presidente Bush promise al presidente sovietico Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata “di un pollice verso est”. Gli Stati Uniti violarono immediatamente la promessa e ora hanno basi in quasi tutte le ex-nazioni del Patto di Varsavia, in molti casi ai confini della Russia. Eppure la retorica occidentale è una costante reiterazione sull' “aggressione russa”. Anche quando non ci sono basi, come in Ucraina, gli Stati Uniti vi organizzano una delle numerose operazioni di cambio di regime per installare un regime fantoccio ostile alla Russia.

Le ripetute violazioni degli accordi di Minsk da parte dell’Ucraina sono raramente menzionate e tanto meno criticate dai media e dalla leadership politica occidentali. Gli Stati Uniti continuano ad armare l’Ucraina con armi offensive, tanto più allarmanti alla luce della recente legislazione approvata dal parlamento ucraino che indica l’intenzione di una guerra contro le regioni russofone dell’Ucraina orientale e per l’occupazione della Crimea. La stessa Crimea è un’eccellente illustrazione dell’ipocrisia occidentale. Il ruolo storico della Crimea nella Russia (fino al 1954) e lo schiacciante desiderio del popolo di Crimea di ricongiungersi con la Russia, come dimostrato nel referendum, sono completamente ignorati dai media occidentali.

La Cina è soggetta alla stessa inesorabile ostilità. Le navi da guerra statunitensi inscenano continuamente provocazioni con le cosiddette esercitazioni per la libertà di navigazione in acque essenziali per la sicurezza della Cina. Gli Stati Uniti pretendono di esercitare un diritto che in realtà non è mai stato impedito dalla Cina. È anche un diritto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che la Cina ha ratificato e gli Stati Uniti no. Il fatto che Taiwan faccia affermazioni identiche a quelle della Repubblica popolare cinese sul Mar Cinese Meridionale non viene mai menzionato nei media occidentali.

Allo stesso modo, la costruzione di isole artificiali fortificate nel Mar Cinese Meridionale, ad esempio, di Taiwan e Vietnam non viene mai menzionata nei media occidentali. Dopo più di 70 anni la fine della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti mantengono ancora più di 50 basi militari sull’isola di Okinawa, nessuna necessaria alla difesa del Giappone. Queste basi fanno parte di una rete di oltre 400 basi statunitensi nell’ambito del “contenimento” statunitense della politica cinese. Il fatto che una nazione possa presumere di “contenere” un’altra nazione in assenza di stato di guerra chiarisce l’arroganza della politica estera degli Stati Uniti.

La politica va oltre il contenimento, comunque, come dimostrato dall’invasione dell’Afghanistan, dal sostegno ai separatisti terroristi in Paesi ai confini della Cina e nel territorio cinese, comprese attività terroristiche nello Xinjiang, Tibet e altrove.

La terza ragione per cui “gli alleati non naturali” sono uno strumento analitico inutile si trova in ciò che Russia e Cina fanno insieme, e in particolare nel 21° secolo. Ironia della sorte, una delle principali forze trainanti della cooperazione in vari campi è la reazione alla politica estera degli Stati Uniti. Entrambi i paesi sono membri fondatori di BRICS (fondati nel 2006), Shanghai Cooperation Organization (SCO) fondata nel 2001 e sviluppano vari legami finanziari, di sicurezza ed economici nell’ambito dell’enorme progetto cinese noto come Iniziativa Fascia e Via (BRI). Un’altra organizzazione chiave in questo contesto è l’Unione economica eurasiatica (UEE) di cui la Russia è il primo aderente. Sono stati stipulati numerosi accordi tra UEE e SCO riguardo questioni commerciali, valutarie e di sicurezza. Tutti i membri di URR e SCO partecipano alla BRI.

Il territorio russo costituisce una delle principali vie di trasporto dalla Cina per l’Europa occidentale nell’ambito della BRI. Le due nazioni collaborano aiutando l’Iran (altro oggetto dell’ostilità USA), dal ruolo chiave presso BRI, SCO (di cui è membro associato) e corridoio dei trasporti nord-sud, dall’India alla Russia attraverso Iran ed Azerbaigian.

La Russia è un fornitore chiave di gas della Cina, che a parte le implicazioni energetiche, è importante anche per motivi ambientali. La Russia ha anche firmato l’accordo per fornire alla Cina il sistema anti-missile S400 significativamente superiore a qualsiasi controparte occidentale. Ulteriore segnale del crescente livello di cooperazione è il ruolo che entrambi i Paesi giocano nel ridurre l’importanza del dollaro USA come mezzo principale del commercio internazionale.

È il ruolo del dollaro che ha permesso agli Stati Uniti di sfidare la logica economi creando enormi deficit di bilancio e d’indebolire le nazioni più deboli con vari strumenti finanziari come Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e il Sistema di accordi bancari internazionali SWIFT. La Cina ha recentemente aperto le borse di Shanghai e Shenzhen per consentire alle società nazionali e internazionali di emettere obbligazioni da utilizzare per finanziare i progetti BRI.

Asian Investment Infrastructure Bank, Silk Road Fund, China Development Bank ed Export-Import Bank of China finanziano in gran parte questi progetti. Una delle sette società straniere autorizzate dalla China Securities Regulatory Commission ad emettere obbligazioni è il produttore russo di alluminio UC Rusal, la prima azienda ad ottenere l’approvazione, per un valore di 1 miliardo di yuan. La corsa guidata da cinesi e russi verso un sistema alternativo basato su yuan, rublo e oro probabilmente si rivelerà il più importante sviluppo geopolitico del 2018.

Non importa quindi se Russia e Cina siano o meno “alleati naturali”. Basta che abbiano interesse reciproco nell’affrontare e, in definitiva, sostituire il sistema dominato dagli Stati Uniti, caratteristica dell’era post-Seconda Guerra Mondiale e causa di tanta miseria e distruzione. Secondo l’autore, un simile sviluppo è del tutto benvenuto.

Autore: James O’Neill, avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“ / Articolo originale: Are Russia and China Natural Allies and Does it Matter / Traduzione di Alessandro Lattanzio per: aurorasito.wordpress.com

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