Ticino: il paradiso degli imprenditori italiani dove si paga meno, frontalieri compresi

Confine di Ponte ChiassoIl Sole 24 ore racconta perché il Ticino è la meta preferita di molte aziende italiane. Un consulente italiano: “Condizioni ideali, stabilità e libertà di licenziare” tra i vantaggi

“Fiscalità equa, uno Stato che funziona, burocrazia snella, pace sociale, stabilità politica, microcriminalità zero, niente lavoro nero, disoccupazione al 4%, libertà di licenziare”. Ecco cosa porta gli imprenditori italiani ad insediarsi in Ticino. Parola di Gianluca Marano, consulente della Swiss valor advisory, fiduciaria di Chiasso, che nel nostro cantone di piccole-medie imprese italiane ne ha portate una trentina.

Intervistato dal giornale economico Il Sole 24 ore, Marano spiega come in Ticino si può trovare “personale qualificato che parla più lingue, infrastrutture eccellenti, un sistema finanziario e un sistema scolastico di primo livello, banche commerciali in grado di accompagnare il cliente nel mondo. La Svizzera è un trampolino per l'Europa e il Medio Oriente. Abbiamo appena fatto uno studio di mercato per una società meccanica monzese da 100 dipendenti che vorrebbe insediarsi in questa zona per poi vendere negli Emirati Arabi”.

Il Sole 24 ore riferisce inoltre dei dati relativi al programma “Copernico” promosso dal Dipartimento finanze ed economia che dal 1997 al 2012 ha portato nel nostro cantone 241 aziende, 113 delle quali provenienti dalla vicina penisola.

E se tante si sono interessate alle agevolazioni di Copernico, molte si affidano invece alle più discrete fiduciarie. Un movimento migratorio favorito negli ultimi tempi dall'austerità del governo Monti e da una tassazione tra le più alte d'Europa.

Intervistato dal quotidiano, Luca Venturi, consulente in comunicazione traccia un identikit dell'imprenditore italiano che sceglie il Ticino: “Talvolta arrivano padroncini con moglie, figli e operai al seguito. L'imprenditore italiano tipo che oggi viene in Ticino si considera vittima dell'euro, non crede nell'Unione europea ed ha paura dell'instabilità politica e sociale del suo paese”. E il giornalista spiega che “nel Cantone è il benvenuto, purché non faccia concorrenza alle imprese locali; e se assume cittadini elvetici o si insedia in zone depresse gli si spalancano le porte dell'amministrazione. Talune aziende sono riuscite a negoziare con i comuni di residenza esenzioni fiscali anche decennali”.

Per dare un esempio, il Sole 24 ore parla di Paradiso: “Essere centro d'attrazione d'imprese porta utili anche nelle casse delle comunità locali. Paradiso, che con i suoi 4.500 residenti è tutt'uno con Lugano, è tra i Comuni ticinesi più ricchi perché annovera tra i propri contribuenti la Fiat Group International, holding estera della casa torinese, e la Mabetex di Behgjet Pacolli, l'imprenditore leader per l'Alleanza del Nuovo Kosovo. Di tanto in tanto è ospite a Paradiso anche il leader del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo, che ha casa (ma non residenza fiscale) a pochi passi dall'Hotel de la paix, della famiglia Recordati".

Ma i vantaggi di insediare la propria sede in Ticino non sfuggono agli imprenditori italiani. Nell'articolo vengono riportate le parole di un imprenditore comasco che a proposito di frontalieri dice: “Abbiamo costituito in Svizzera una società indipendente da quella italiana, che acquista l'intera produzione del nostro stabilimento di Como e la rivende qui a marchi come Gucci ed Etro, che poi la esportano in tutto il mondo. I frontalieri che impiego mi permettono di risparmiare il 30% delle imposte che dovrei versare in Italia. Mi costano meno, anche se ora l'ufficio del lavoro impone un livello minimo di stipendio per evitare la concorrenza tra dipendenti italiani ed elvetici. D'altra parte, pagando le tasse in Svizzera, il frontaliere si ritrova un netto in busta paga più sostanzioso di quello che avrebbe in Italia a parità di stipendio. L'unica complicazione sono le spedizioni dall'Italia. La Svizzera non è nella Ue. La merce, per attraversare il confine, deve essere accompagnata sempre da fattura”.

Sempre l'imprenditore comasco, alla domanda su eventuali interessamenti della Guardia di finanza su queste delocalizzazioni, risponde: “Chi si sposta non lo dichiara certo ai quattro venti. Sarebbe un guaio se la Guardia di Finanza stabilisse che l'attività in Svizzera e quella in Italia sono tra loro correlate”.

Fonte: liberatv.ch