Il riscaldamento globale forse ci porterà verso un mondo senza pane e pasta

Riscaldamento globaleGli americani lanciano l'allarme: il riscaldamento globale mette a rischio la coltivazione del frumento. In pratica, si rischia un mondo senza pasta e senza pane, annuncia l'ultimo numero di Newsweek.

Il frumento, infatti, dei principali cereali (con mais e riso è alla base dell'alimentazione mondiale) è quello più suscettibile all'aumento delle temperature, in particolare il grano duro con il quale si fa la pasta. Secondo David Lobell, del Centro per la sicurezza alimentare e l'ambiente dell'Università di Stanford, negli ultimi 50 anni l'aumento delle temperatura media globale di circa mezzo grado centigrado ha comportato una diminuzione del 5,5% della produzione mondiale di frumento.

PROSPETTIVE - Da qui al 2050 le aree di coltivazione dei principali Paesi produttori di grano (Usa, Canada, Cina, India, Russia e Australia) dovranno fronteggiare estati più calde e siccitose delle attuali (un problema che nel 2012 è stato particolarmente sentito dagli agricoltori americani del Midwest, colpiti dalla peggiore siccità degli ultimi 50 anni).

Secondo un rapporto dell'International Food Policy Research Institute (Ifpri), la produzione subirà un declino stimabile di circa un quarto e si sa per certo che la popolazione aumenterà fino a raggiungere i 9-10 miliardi di persone.

Tutti dati che portano a prevedibili aumenti dei prezzi (come ha già paventato la Fao) che possono mettere a repentaglio la possibilità delle popolazioni più povere - la cui dieta è basata principalmente sui cereali - di potersi procurare il cibo. E la penuria di cereali è da sempre il principale innesco di disordini, rivolte e rivoluzioni come è avvenuto anche di recente in Indonesia e tra il 2007 e il 2008 quando i prezzi hanno subito un'improvvisa impennata.

CALO - Ma c'è davvero il pericolo di un forte calo della produzione di frumento a causa dell'aumento delle temperature globali? Sì e no, secondo gli esperti. In certe aree la produzione potrebbe subire una forte contrazione (Usa, Cina, India, Australia), ma con lo spostamento a latitudini più elevate della linea di coltivazione potrebbero rendersi disponibili grandi aree del nord (Canada, Russia-Siberia, Scandinavia) - ora coperte da foreste - e del sud (Argentina) ora steppose.

ITALIA - E in Italia? Sicuramente le coltivazioni saranno interessate, specialmente quella del grano duro (il 75% della produzione mondiale avviene nel bacino del Mediterraneo). Ma la recente decodificazione del genoma del frumento potrebbe aprire la strada a nuove varietà più resistenti al caldo e alla scarsità d'acqua. Forse il pane e la pasta non mancheranno sulle nostre tavole e continueremo a mangiare la pizza. Magari fatta con la farina che arriverà dalla... Finlandia.

Autore: Paolo Virtuani / Fonte: corriere.it

Commenti

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Anonimo

Ma ti rendi conto di quello che dici e sembri pure contento non hai ancora capito che già mangi grano modificato geneticamente da tutta la vita e che il riscaldamento globale e indotto dagli aerei chimici ed e tutto fatto davanti hai nostri occhi. Ma che cazzo ti vuoi mangiare in futuro il grano ancora piu modificato e ne sembri felice, apri gli occhi chiunque tu sia le cose geneticamente modificate non fanno parte di questa natura e ci possono solo far male e non bene .............................P...a