Delegazione svizzera afferma: dall'Eritrea solo migranti economici

Migranti economiciMolti dei rifugiati che arrivano in Europa provengono dall' Eritrea, uno stato che secondo i giornali di regime italiani viola enormemente i diritti umani, e quindi gli eritrei che arrivano in Italia con i soliti barconi gestiti dalle mafie islamiche in Libia, hanno ovviamente il diritto di essere accolti a braccia aperte come poveri profughi.

Ma come stanno veramente le cose, in Eritrea?

Nei giorni scorsi vari politici elvetici - si badi been: elvetici, non italiani - si sono recati in Eritrea e assieme a Thomas Aeschi (dell'UDC svizzera) hanno fatto parte del viaggio i consiglieri nazionali Yvonne Feri (Partito Socialista) e Claude Beglé ( del PPD) nonché la consigliera di Stato argoviese Susanne Hochuli (dei Verdi) e il loro collega Christian Wasserfallen (PLR). Segnaliamo i loro nomi e la loro appartenenza politica proprio per mostrare come questa delegazione svizzera sia stata formata da esponenti tanti di sinistra, quanto di centro e di destra. Quindi, le solite accuse di "xenofobia" e "razzismo" nel caso andrebbero rivolte a tutto il ceto politico elvetico...

Ebbene, come già dichiarato dalla consigliera di Stato, Susanne Hochuli alla stampa, Aeschi, attualmente in India, in due interviste telefoniche all'Ats e a Le Temps, sostiene in sostanza che la situazione in Eritrea non fa pensare a uno Stato totalitario.

Afferma di aver potuto discutere liberamente con la popolazione, reticente solo nel rispondere a domande relative a parenti in carcere. Affermazioni analoghe sono state fatte questa sera ai microfoni della radio romanda RTS da Beglé.

Il consigliere nazionale dell'UDC indica inoltre che gli svizzeri non hanno avuto modo di visitare le prigioni, visita che le autorità di Asmara, stando a dichiarazioni della consigliera federale Simonetta Sommaruga, vietano pure al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR).

La verità, quindi, dichiara Thomas Aeschi, è che i richiedenti asilo eritrei in Svizzera e in Europa sono spinti in gran parte da motivazioni economiche. L'Eritrea, afferma il consigliere nazionale, è effettivamente un Paese molto povero. Durante il viaggio la rilevanza della migrazione economica è stata sottolineata anche dall'ambasciatore dell'Ue, Christian Manahal. Il diplomatico conferma all'ats quanto sostenuto da Aeschi, apportando una precisazione: gli eritrei lasciano il loro Paese anche in seguito al servizio militare, che li costringe sotto le armi per durate indefinite.

Aeschi non esclude violazioni dei diritti dell'uomo, ma non le considera imperanti. La Svizzera dovrebbe inviare sul posto una commissione per fare luce sulla situazione. Una commissione dell'Onu, in un rapporto particolarmente severo contro l'Eritrea, si è basata solo su testimonianze di espatriati.

Per il consigliere nazionale elvetico, quindi, un accordo di riammissione è realistico. Altrimenti non si spiega come migliaia di eritrei costretti da Israele alla permanenza in campi di accoglienza nel deserto preferiscano tornare nel loro Paese.

Ora, il lettore dirà: magari è interessante, ma che c'entra con l'Italia? Molto, c'entra.

Infatti, le risultanze di questa commissione d'inchiesta svizzera che si è recata in Eritrea per verificare di persona e non sulla base di dicerie quali sono effettivamente le condizioni di vita e gli standard di libertà, offrono testimonianze estremamente significative, perché viene meno uno dei requisiti secondo cui a tutti coloro che provengono dall'Eritrea viene concesso lo status di rifugiato e questo vale non solo per la Svizzera ma anche per l'Italia, dove decine di migliaia di "profughi" guarda caso sono proprio o almeno dichiarano di esserlo, eritrei.

A tal proposito, interessante come i giornali di regime abbiano censurato completamente queste notizie perche' evidentemente diffondendole avrebbero demolito il muro di menzogne da essi costruito per convincere gli italiani ad accettare questi opportunisti.

Inutile dire che nessuna delegazione di politici del parlamento italiano è mai andata in Eritrea a verificare le condizioni di questo Stato, benchè l'Italia sia il primo e principale punto di arrivo di "profughi" eritrei in Europa.

Noi ovviamente non ci stiamo a tacere su questo menefreghismo e speriamo che qualche parlamentare legga questa notizia per chiedere spiegazioni al governo, casomai andando a vedere di persona che succede in Eritrea . Non ci sembra di chiedere troppo.

Autore: Giuseppe De Santis / Fonte: ilnord.it

Commenti

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Anonimo

La stessa cosa si può dire pari pari degli immigrati marocchini.

Sappiamo benissimo che in Marocco non c'è alcuna guerra, a parte forse qualche problema nel sud del paese (Saahra occidentale).

Potrei dire molte cose a proposito di questa nazione dato che ci sono stato più volte e non in zone propriamente turistiche dove si vede una realtà un po' falsata.

Da come conosco io il Marocco se moltissimi degli immigrati giunti da noi da quel paese facessero ritorno sarebbe molto meglio per tutti ( ovviamente anche per loro).

Non vado oltre perché mi verrebbe troppo lungo il commento, ma di cose da scrivere ne avrei parecchie...

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Anonimo

Vorrei aggiungere che da quel che sembra guardando i media, la maggioranza di chi arriva ha scopo puramente monetario... Aggiungo che loro fanno molti figli, mentre noi 1 o 2 (quando li fanno) ed è stimato (non mi ricordo l'articolo) che entro 20 o 30 anni l'Europa non sarà più così come la conosciamo ora... sinceramente, più passa il tempo e più mi sembra un'invasione. Quello che non capisco è perché nessuno fa nulla.. ah si vero.. perché ci guadagnano anche su questo... ora ricordo..

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