In Sud Italia avere una un posto di lavoro è ormai diventato un sogno

DisoccupazioneIl Mezzogiorno rischia la «desertificazione industriale»: 1,3 milioni di persone emigrate in dieci anni

È un Mezzogiorno a rischio desertificazione industriale e segregazione occupazionale, dove i consumi non crescono da quattro anni, la disoccupazione reale supera il 25% e lavora meno di una giovane donna su quattro.

E il quadro drammatico che emerge dal Rapporto Svimez 2012, l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno.

SEGREGAZIONE - «Non è esagerato oggi parlare di vera e propria segregazione occupazionale delle donne, che nel Mezzogiorno scontano una precarietà lavorativa maggiore sia nel confronto con i maschi del Sud sia con le donne del resto del Paese», spiega il rapporto.

«Se da un lato la quota di donne meridionali occupate con un contratto a tempo parziale (27,3%) è inferiore di quasi 3 punti rispetto a quella del Centro-Nord (29,9%), dall'altro l'aspetto più allarmante è che il 67,6% di queste lavora part-time perchè non ha trovato un lavoro a tempo pieno». Il dato forse più rilevante è testimoniato dall'inattività, che riguarda ormai due donne meridionali su tre.

FUGA AL NORD - Dal 2007 al 2011, l'industria al Sud ha perso 147 mila unità (-15,5%), il triplo del resto del Paese (-5,5%), e ha accelerato la fuga verso Nord degli abitanti. Nel 2011 i pendolari di lungo raggio sono stati quasi 140 mila (+4,3%), dei quali 39 mila sono laureati. In dieci anni, dal 2000 al 2010, oltre un milione e 350 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno.

A livello locale – sottolinea l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno – le perdite più forti si sono registrate a Napoli (-115 mila); Palermo (-20 mila); Bari (-16 mila) e Catania (-11 mila). Ad attrarre i meridionali sono Roma (+73 mila); Milano (+57 mila); Bologna (+24mila); Parma (+14 mila); Modena (+15.700 mila); Reggio Emilia (+13 mila); Bergamo (+11 mila).

CROLLA IL PIL - Nello stesso decennio, il Pil procapite meridionale è passato dal 56,1% di quello del settentrione al 57,7%. «Continuando così ci vorrebbero 400 anni per recuperare lo svantaggio che separa il Sud dal Nord», osserva Svimez nel rapporto. Per cambiare passo, l'associazione propone un nuovo paradigma per il Sud «capace di integrare sviluppo, qualità ambientale, riqualificazione urbana e valorizzazione del patrimonio culturale».

Fonte: corriere.it

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Anonimo

Il livello di allarme non è mai stato così alto». Se un tipo serafico come il vicesindaco Tom Dealessandri esce da una riunione con i sindacati Cgil, Cisl e Uil sull’emergenza occupazionale a Torino dicendo che «i problemi ci sono e riguardano la bellezza di 100 mila persone» allora vuol dire che la questione non è seria, di più.