In Italia mandano in pensione il Pendolino, un super-treno perfetto

Pendolino«Siamo unici al mondo: devastiamo il paese per aprire la strada agli Eurostar ma avevamo il Pendolino, che era un gioiello tecnologico veloce e super-confortevole, perfettamente adatto all’accidentata orografia italiana».

Luca Giunti, guardiaparco in valle di Susa e attivissimo militante-divulgatore No-Tav, osserva lo stretto corridoio alpino della sua valle, già intasata dalle infrastrutture: due strade statali ai lati del fiume, poi l’autostrada, la linea ferroviaria internazionale Torino-Modane, i paesi, le fabbriche, l’autoporto, le aree commerciali. Là in mezzo, da qualche parte, dovrebbe passare un giorno anche la futura pista ferroviaria superveloce, il tracciato della fantomatica Torino-Lione.

«E dire che il Pendolino andava benissimo. Inclinandosi in curva, offriva il massimo comfort. E soprattutto: poteva correre anche molto veloce sulle linee storiche, senza bisogno di nuove costosissime ferrovie».

Ottima idea, il Pendolino: così buona che nel 2000 l’hanno comprata – da Fiat Ferroviaria – i francesi della Alstom, leader europei dell’alta velocità su Il Nuovo Pendolino Etr-610rotaia. È il treno ideale per un paese pieno di montagne, come l’Italia. O come la Svizzera: che si guarda bene dall’acquistare gli Eurostar o i Tgv, ma preferisce proprio lui, il caro vecchio Pendolino, evolutosi nella versione Etr-600. Agile elettrotreno ad assetto variabile, progettato in collaborazione con Italdesign e tuttora circolante sulla rete Trenitalia.

Di recente, annuncia la stessa Alstom, le Ferrovie Federali Svizzere hanno ordinato altri 8 treni denominati Nuovo Pendolino, che andranno ad aggiungersi alla flotta elvetica esistente, composta da 7 convogli. Una commessa da 200 milioni di euro, per treni che saranno fabbricati tra Savigliano (Cuneo) e Sesto San Giovanni (Milano) e dal 2015 correranno sulle linee Milano-Ginevra e Milano-Zurigo.

Gian Luca Erbacci, portavoce di Alstom, festeggia la fiducia che la Svizzera ripone nel Pendolino: «La leadership di Alstom nella tecnologia ad assetto variabile, che permette ai treni di viaggiare a velocità elevate anche sulle linee tradizionali, è stata apprezzata per molti anni dai passeggeri delle Ffs». Secondo Erbacci, il Pendolino è una soluzione ottimale per la rete delle ferrovie svizzere e il suo servizio transfrontaliero, in quanto «dotato della tecnologia ad assetto variabile, sviluppata in Italia, che permette ai treni di inclinarsi fino a 8 gradi in curva, raggiungendo una velocità massima del 35% più elevata rispetto ai convogli convenzionali». Il tutto, «in piena sicurezza e all’insegna di un comfort ottimale per i passeggeri». Con una notevole velocità di punta – 250 chilometri orari – il Pendolino sfiora i Gian Luca Erbacci di Alstomrecord dei “cugini” Eurostar e Tgv, che però hanno un handicap insormontabile: per volare a quelle velocità hanno bisogno di maxi-linee dedicate. Infrastrutture faraoniche e ultra-rigide, come quella che ha devastato il Mugello e quella contro cui si batte strenuamente, da vent’anni, la valle di Susa.

Carrelli flessibili, usura limitata dei binari, sistema frenante avanzatissimo che permette di risparmiare energia. I Pendolini sono ecologici, riciclabili al 95%, e molto silenziosi. I convogli transfrontalieri del Nuovo Pendolino per le ferrovie svizzere, aggiunge Alstom, sono concepiti in modo da soddisfare gli standard europei in materia di interoperabilità, per viaggiare senza problemi in Svizzera, Italia, Germania e Austria. «Fin dal suo lancio negli anni ‘70», aggiunge la casa produttrice, il Pendolino «è una storia di successo, con oltre 400 treni venduti in tutto il mondo e una percorrenza complessiva nel servizio commerciale di più di 500 milioni di chilometri». Inoltre, il Pendolino può attraversare più di 10 confini e presto anche l’Austria e la Polonia si aggiungeranno agli 11 paesi in cui è già operativo: Luca GiuntiItalia, Germania, Repubblica Ceca, Svizzera, Slovenia, Regno Unito, Portogallo, Spagna, Finlandia, Cina e Russia.

Per la Torino-Lione, invece, niente da fare: «Secondo il governo, bisogna a tutti i costi gonfiare ulteriormente il debito pubblico italiano con almeno altri 20 miliardi di euro e devastare la valle di Susa con una nuova linea, la cui utilità i proponenti non riescono in nessun modo a dimostrare», insiste Luca Giunti. «La Torino-Lione, conti alla mano, sarebbe un suicidio finanziario e una linea-fantasma, senza traffico: se qualcuno mi dimostra il contrario – aggiunge Giunti – sono pronto a cambiare idea. Ma finora nessuno dei proponenti ha osato confutare le solide tesi No-Tav». C’era una volta il Pendolino, duttile e flessibile. Anzi, c’è ancora. È il caso di rimpiangerlo, il treno-capolavoro misteriosamente scomparso dall’alta velocità italiana per poi ricomparire con grande successo nel resto d’Europa? Si direbbe di sì, considerando l’ottimo bilancio esibito da Alstom, bravissima nel procacciarsi l’eccellenza tecnologica italiana. Che seppe sviluppare un treno modernissimo e al tempo stesso ecologico: un treno che non divora il territorio.

Fonte: libreidee.org