Trolls non solo negli Usa ma anche in Russia

Trolls>San Pietroburgo, in Russia, è la città simbolo della propaganda russa in rete: qui il Cremlino ha la sua “fabbrica di troll, ovverosia le sedi di due agenzie governative, l'Agenzia di ricerca Internet e l'Agenzia federale delle notizie, costituite per diffondere notizie false, informazioni monche e, in generale, per mistificare o inventare di sana pianta una realtà o un fatto e diffonderlo in rete.

Il Cremlino in realtà ha sempre negato dapprima l'esistenza delle agenzie e successivamente di esserne in qualunque modo collegato.

Centinaia di operatori creerebbero migliaia di account sui social network ogni giorno che diffonderebbero notizie provenienti da siti di notizie, creati anch'essi con le medesime modalità, per divulgare a macchia d'olio e rapidamente notizie infondate.

Il primo a parlarne è stato il New York Times nel giugno del 2015 partendo da alcuni fatti di cronaca infondati verificatisi negli Stati Uniti e dei quali si era parlato molto: uno degli esempi che spiegano meglio l'attività delle due agenzie russe riguarda la diffusione di alcune notizie false su Twitter nel dicembre 2013 a proposito di una epidemia di Ebola ad Atlanta. Per qualche ora fu il panico.

Il giornalista Andrey Soshnikov della BBC ha più di recente “sbufalato” un noto video che mostrava un presunto soldato americano sparare su una copia del Corano, rivelando essere un falso clamoroso prodotto da una “fabbrica di troll”.

Un'attività a suo modo geniale: l'idea nacque nel 2011, quando la Russia fu investita da una complessa crisi politica e fu teatro di numerose proteste di piazza. Proteste organizzate sopratutto online. Per controllare quindi le informazioni diffuse in rete, e per dirigere tali informazioni con iniezioni di altre notizie, inventate, il Cremlino ha creato una struttura che oggi è descritta da Bellingcat come una vera e propria macchina da guerra.

Un altro falso piuttosto clamoroso è il video che mostra il famigerato Battaglione Azov, gruppo ultranazionalista e filorusso ucraino, bruciare una bandiera olandese minacciando attacchi di vario tipo in Olanda. Caricato sulla piattaforma (Patriot) e sul canale YouTube della stessa il video ha creato un piccolo scandalo, rientrato solo dopo la scoperta del falso, molto ben confezionato. Sulle questioni ucraine ad esempio, spiega sempre Bellingcat, ci sono due tipi diversi di troll pronti a entrare in azione: presunti ucraini scontenti o ucraini ultranazionalisti che condividono unicamente posizioni estreme filorusse radicali.

Il prossimo 6 aprile si terrà nei Paesi Bassi il referendum popolare per l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea e secondo gli esperti sarebbe in atto una vera e propria guerra di propaganda per sfiduciare l'opinione pubblica dei Paesi Bassi e disincentivare il voto o comunque portarlo su posizioni più filorusse. Secondo i sondaggi sarà un testa a testa fra le due posizioni: un No dei Paesi Bassi rischia di interrompere il processo di avvicinamento dell'Ucraina all'UE, e potrebbe riportare Kiev nella sfera di influenza di Mosca.

La diffusione di molte notizie false non è frutto del lavoro di mitomani o solitari burloni ma di vere e proprie squadre di specialisti: le agenzie russe pagano giovani russi per scrivere messaggi antioccidentali su blog, forum e social network. E contemporaneamente lanciano notizie false create ad arte prontamente diffuse da questo esercito di troll. Secondo gli studi e le analisi fatte sui numerosi siti controllati dalla fabbrica dei troll di San Pietroburgo è piuttosto evidente come alcuni utenti molto attivi non siano persone reali e anche sui social network a volte è facile identificare l'account fasullo: chi non è mai stato contattato su Facebook da una venticinquenne bielorussa o ucraina dall'aspetto avvenente che vuole fare amicizia?

Secondo quanto rivelato dal New York Times, che ha intervistato numerosi ex-dipendenti delle agenzie russe, ogni giorno i troll riceverebbero le istruzioni su come muoversi e di cosa parlare all'interno dei social network. L'Agenzia di ricerca internet nel giugno 2015 impiegava oltre 400 persone. Una delle fonti del quotidiano, Lyudmila Savchuk, era una trentaquattrenne ex impiegata a San Pietroburgo, licenziata per aver pubblicamente rivelato la sua identità e attività.

La Savchuk ha fatto causa all'Agenzia per richiedere gli stipendi arretrati, 40.000 rubli al mese - circa 500 euro - e per danni morali e nell'agosto scorso la corte distrettuale di Petrogradsky ha condannato l'Agenzia a risarcire la ragazza con un simbolico rublo.

Fonte: it.ibtimes.com

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