Negli Usa più di 102 mln di disoccupati

Barack Obama - crisisUn americano su tre è senza lavoro: oltre 102 milioni di persone, su una popolazione che nel 2015 ammonta a circa 320 milioni di individui.

A lanciare l’allarme è un analista come Michael Snyder, mai tenero con l’establishment: «ll governo federale utilizza molto attentamente numeri manipolati per coprire la depressione economica schiacciante che sta interessando questa nazione».

A settembre, Washington ha annunciato 142.000 nuovi posti di lavoro. «Se questo fosse effettivamente vero, sarebbe a malapena sufficiente per tenere il passo con la crescita della popolazione.

Purtroppo, la verità è che i numeri reali sono in realtà molto peggiori». I numeri “non aggiustati”, afferma Snyder, mostrano che l’economia americana, in realtà, ha perso 248.000 posti di lavoro nel solo mese di settembre, e che lo stesso governo ha conteggiato più di un milione di americani nella categoria “Non nella forza lavoro”.

Eccola, l’illusione ottica: «Secondo l’amministrazione Obama, attualmente ci sono 7,9 milioni di americani che sono “ufficialmente disoccupati” e altri 94,7 milioni americani in età lavorativa che sono fuori dalla forza lavoro. Questo ci dà un totale di 102,6 milioni di americani in età lavorativa che non hanno un lavoro in questo momento».

Non è un problema da poco, se si considera anche il ruolo geopolitico degli Usa e gli infiniti focolai di tensione aperti in tutto il mondo, dalla Siria all’Ucraina e all’Afghanistan, anche per creare diversivi mediatici alla crisi e prepararsi a fronteggiare innanzitutto la temutissima espansione cinese. Il lavoro negli Usa scarseggia, comunque. E la mancanza di impiego sta diventando una pericolosa piaga sociale.

«Colpa dell’avidità di un capitalismo che negli scorsi decenni ha delocalizzato le industrie, raccontando agli americani che avrebbero potuto vivere tranquillamente di servizi e informatica», accusa l’economista Paul Craig Roberts, già braccio destro di Ronald Reagan.

Americani senza lavoro? La cosa non era sfuggita a un attento osservatore come Federico Rampini, che un paio d’anni fa, su “Repubblica”, parlava del “lato oscuro” dell’occupazione negli Usa, una situazione in cui Il crescono gli “inattivi” e il sommerso. «Vista dall’Europa, la situazione negli Stati Uniti è quasi idilliaca», scriveva Rampini, «con un’economia che cresce del 2,5% su base annua e il mercato del lavoro che genera in media oltre 200.000 posti al mese da tre anni». Ma i numeri ingannano: se è esigua la massa dei disoccupati, è un vero e proprio oceano la folla dei non-occupati.

«Il tasso di attività e il tasso di disoccupazione misurano entità molto diverse», ricorda Rampini. «Se un cittadino che ha perso il lavoro da molto tempo, rinuncia a cercarne uno nuovo, a un certo punto scompare dalle statistiche dei disoccupati». È così che gli “scoraggiati” scompaiono dal tasso di disoccupazione.

In più, con l’invecchiamento della popolazione stanno arrivando alla soglia della pensione i più anziani dei “baby-boomer”, appartenenti alla generazione più popolosa. «Dunque stanno uscendo dalla forza lavoro attiva schiere crescenti di americani, e questo induce un calo del tasso di attività».

Un’altra spiegazione, aggiunge Rampini, è l’allargamento dell’economia sommersa: il lavoro “nero”, sempre esistito anche in America, è dilagato con la crisi. «Questo spiegherebbe anche la tenuta dei consumi, superiore a quanto sarebbe compatibile con l’attuale livello di disoccupazione». Tuttavia, il dato del tasso di attività «resta preoccupante perché misura la parte di popolazione che deve “mantenere gli altri”, quella su cui pesa fra l’altro l’onere di finanziamento del welfare, della sanità e delle pensioni».

In due anni, la situazione si è aggravata, nonostante il trionfalismo del governo Obama.

«Questa non è una ripresa economica, è una depressione economica di una grandezza quasi incredibile», scrive Snyder, in un post tradotto da “Come Don Chisciotte”. «Se misurassimo la disoccupazione nel modo in cui abbiamo facevamo decenni fa, saremmo davanti ad uno scenario simile alla Grande Depressione degli anni Trenta del secolo scorso». Invece, continua Snyder, «abbiamo lasciato che il governo federale ci somministrasse questo completamente fraudolento “5,1%” di tasso di disoccupazione, e la maggior parte di noi crede alla panzane dei media, i quali sostengono che “tutto va bene”».

In realtà, «il tasso di partecipazione alla forza lavoro è il più basso dal 1977», e quello degli uomini «è al livello più basso mai registrato». Spiegazione: «L’unico modo con cui il governo federale è riuscito a truccare i dati è stato quello di far finta che centinaia di migliaia di americani, disoccupati ormai da molti anni, lascino “spontaneamente” il mercato del lavoro». Il peggioramento, graduale e inesorabile, è cominciato nel 2000 ed è diventato catastrofico negli anni della presidenza Obama: prima dell’ultima recessione, il 63% degli americani aveva un lavoro.

«In realtà, stiamo assistendo ai più grandi licenziamenti di massa fin dal 2009», scrive Snyder. Il recente report sul lavoro è stato descritto come “brutto”, anche se di certo non è stato un fulmine a ciel sereno: licenziamenti nei settori dell’energia, Big Tech, vendita al dettaglio. Il terzo trimestre si chiude con un aumento dei licenziamenti, oltre 200.000. «Da inizio anno siamo a quasi mezzo milione di annunci di taglio di posti di lavoro (493.431 per la precisione), in crescita del 36% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno».

Alcune delle aziende che hanno recentemente annunciato licenziamenti includono Wal-Mart, RadioShack, Delta, Sprint, ConAgra, Caterpillar, Bank of America. E poi Halliburton, Qualcomm, Microsoft, Hewlett-Packard. Il lavoro si sta rapidamente estinguendo. In più, «in questo momento, ci sono più di 100 milioni di americani che ottengono una sorta di assistenza da parte del governo federale ogni mese», aggiunge Snyder. «La dipendenza dal governo è a un livello che non abbiamo mai visto prima nella storia degli Stati Uniti, e sta per andare molto peggio».

Così, se il governo non potrà più farsi carico di tutte quelle persone, «avremo un problema sociale enorme sulle nostre spalle». E gli americani che stanno scivolando fuori dalla classe media crescono ogni giorno: «Quando lo Stato assistenziale inizierà a tremare, il caos che ne seguirà sarà di gran lunga peggiore di quanto la gente avrebbe il coraggio di immaginare».

Fonte: libreidee.org

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