I fondi per i terremotati dell'Emilia rimangono ai partiti

Sisma EmiliaSergio Rizzo sul Corriere ci spiega perché

Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ci racconta la storia della legge che doveva dimezzare i rimborsi elettorali.

Riportando anche la strana casualità di una mancanza, quella della data di entrata in vigore della legge.

Che avrebbe dovuto essere quello del giorno della sua approvazione, ma…

Una dimenticanza mica da ridere, secondo l’ex segretario generale del Senato che adesso lavora per il governo di Mario Monti come sottosegretario alla Presidenza con delega per i rapporti con il Parlamento. Perché questo dettaglio potrebbe addirittura pregiudicare, sostiene Malaschini, il dirottamento dei 90 milioni della rata di luglio del finanziamento pubblico dei partiti verso le popolazioni abruzzesi ed emiliane colpite dal terremoto, come stabilisce il testo varato dalla Camera e ora in discussione al Senato.

Per capire la questione, bisogna leggere l’ultimo articolo, il numero 16: dice che quei famosi 90 milioni non si possono dare ai terremotati prima di aver fatto un altro provvedimento. Ci vuole un decreto del ministero dell’Economia:

Necessario innanzitutto per «accertare» il risparmio. Quindi per riversare i denari in un apposito capitolo di spesa destinato alla Protezione civile. La quale, a sua volta, provvederà a consegnarli alle amministrazioni locali competenti. Tutta questa astrusa operazione dovrebbe essere portata e termine entro 15 giorni. Ma non è finita qui. Perché a quelle due settimane se ne aggiungerebbero altre due.

Mancando la dichiarazione d’urgenza che metterebbe subito in moto il provvedimento, bisognerebbe infatti attendere il periodo classico di vacatio legis previsto per tutte le leggi normali, che entrano appunto in vigore dopo 15 giorni:

Dunque, anche se la nuova legge sul finanziamento pubblico venisse approvata a rotta di collo lunedì prossimo, e se il Tesoro impiegasse meno di due settimane per «accertare» il risparmio e dare i quattrini alla Protezione civile, si arriverebbe comunque a luglio, superando così il tempo massimo. I soldi, a quel punto, sarebbero già nei forzieri dei partiti. Come venirne fuori? Si potrebbe modificare a razzo il testo e rimandarlo subito a Montecitorio per una terza lettura fulminea. Certo, ma si perderebbero ancora troppi giorni. Allora ecco la soluzione architettata dal senatore pidiellino Andrea Pastore, notaio di Pescara: un bel decreto del governo. Nel quale ci sia scritto che quella legge è urgente ed entra in vigore subitissimo.


Fonte: giornalettismo.com