La guerra in Siria potrebbe durare a lungo se non si trova un accordo

Guerra in SiriaIl giorno 18 ottobre a Mosca nell’Hotel Sputnik si è tenuta una conferenza intitolata “Pravda Russkogo Mira” (la verità del mondo russo).

Nel corso della manifestazione sono state toccate diverse tematiche, tutte di grande attualità: la guerra in Siria, l'Europa sconquassata dai flussi migratori, la guerra nel Donbass, fino a parlare della propaganda antirussa che negli ultimi tempi sta animando l'Europa e l'Ucraina.

Un ruolo fondamentale alla realizzazione della conferenza è da attribuire a Kris Roman, belga, rappresentate del Movimento Euro-Rus'. L'idea centrale del movimento è quella di uno spazio comune che unisca Lisbona a Vladivostok.

Tra i numerosi relatori che hanno preso la parola anche due rappresentanti del Syrian Social National Party: Hassan Sakr e Kamal al Nablousi arrivati a Mosca per portare la loro diretta testimonianza su ciò che sta realmente accadendo in Siria, alla luce del recente intervento militare russo. Intervento, che ora, in maniera molto chiara sta rapidamente cambia tutti gli equilibri sulla scacchiera non solo siriana ma di tutta l'area mediorientale.

Hassan Sakr responsabile dei rapporti esteri del Syrian Social National Party ha iniziando la sua relazione con le parole: “Che Dio protegga l'esercito russo”, ha tracciato una descrizione del partito che rappresenta: la sua natura sovranazionale che spazia dalla Palestina, al Libano, alla Giordania, alla Siria, fino all'Iraq e multiconfessionale, tale da includere musulmani, cristiani, drusi, anche non credenti. Un partito secolare, non d'ispirazione religiosa e che nemmeno s'ispira al comunismo o al capitalismo; ogni quattro anni elegge democraticamente il suo leader. Hassan ha confermato il contributo che il suo partito sta dando alla guerra di liberazione siriana contro i terroristi islamici dell'Isis.

Kamal al Nablousi nel suo intervento ha ringraziato la Russia per il suo aiuto alla difesa della Siria e del popolo siriano.

Secondo Kamal, la guerra in Siria andrebbe interpretata, certamente come una guerra civile tra le forze governative siriane e i vari gruppi terroristici islamici come Isis e al-Nusra, ma soprattutto come una guerra finalizzata a destabilizzare tutti i paesi del Medio Oriente. Se non si vince l'Isis, ora, le conseguenze si faranno presto sentire anche in altri paesi: Iraq, Iran, come pure in Russia, Cina.

Il politico siriano ha inoltre puntualizzato che in Siria non esistono i cosiddetti “terroristi moderati” come vengono chiamati dalla CIA, ma: “Ogni persona che impugna le armi contro il proprio paese è un terrorista, non esistono terroristi buoni o terroristi cattivi, ma solo terroristi”.

Kamal ho inoltre evidenziato che quello che sta succedendo in Siria è la parte di un processo di destabilizzazione iniziato da tempo. Anche le “primavere arabe” fanno parte di questo percorso: ad esempio, perché cambiare Mubarak il presidente egiziano amico dell'occidente e d'Israele? Di certo non per portare la “democrazia in Egitto”, ma per favorire l'ascesa nella regione di movimenti jihadisti sunniti, con l'obiettivo finale di colpire l'Iran sciita e destabilizzare tutto il Medio Oriente, persino infastidire la Russia.

Hassan Sakr ha sottolineato per Sputnik-Italia che da oltre un anno i media italiani raccontano di aerei militari americani che bombardano i terroristi. L'intervento russo ha sbugiardato i proclami bellicisti americani contro l'Isis:

“Quando i terroristi hanno attaccato i curdi a Kobane, allora gli americani li hanno contrastati, ma quando i terroristi dell'Isis attaccano i siriani o ammazzano i cristiani siriani, allora non c'è nessuna reazione da parte degli Stati Uniti. Gli americani sono la, solo per proteggere i loro interessi nella regione. Si sa che l'Isis ha molto petrolio e gas da vendere che viene indirizzato verso la Turchia. L'Isis guadagna da questa vendita; ma come potrebbe farlo senza l'appoggio degli Stai Uniti!Tutte le transizioni bancarie avvengono sotto l'egida americana”.

Il politico ha espresso il parere che “I nostri militari, il nostro esercito, con l'aiuto degli hezbollah stanno ora procedendo molto velocemente sul campo. Non posso dire che riusciremo a vincere i terroristi nell'arco di qualche mese, ma, che si arriverà presto a un tavolo di negoziato con quei paesi che ora sostengono i terroristi”.

Secondo l`opinione di Kamal al Nablousi,

la guerra in Siria “purtroppo durerà ancora molto! Fino a quando i Paesi, che ora sostengono i terroristi, capiranno che è arrivato il momento di trovare un accordo. Giocherà un ruolo fondamentale quanto, nel frattempo, l'esercito siriano sarà riuscito a liberare del proprio paese”.

Fonte: it.sputniknews.com

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