Allarme umanitario per centinaia di migliaia di profughi iracheni

Profughi iracheniI profughi iracheni non hanno nessuna intenzione di tornare nel proprio paese, perché è ancora troppo forte la paura. Uno sguardo sulle loro condizioni tra Siria, Giordania, Libano, Egitto, Iran, Turchia e paesi del Golfo.

Dall'inizio della guerra del 2003, centinaia di migliaia di iracheni hanno lasciato il paese, cercando rifugio negli Stati confinanti, con la speranza di poter rientrare un giorno nelle proprie case. Molto spesso si tratta di interi nuclei familiari, ma soprattutto di donne e bambini, anziani, malati, che in molti casi sono abbandonati a sé stessi senza la necessaria assistenza.

E a nove anni di distanza dall'invasione americana, la tragedia dei profughi iracheni appare tutt'altro che risolta, anzi secondo l'UNHCR sarebbero ancora loro tra i più numerosi nel mondo.

Solo nel 2011, si contano almeno altre 28 mila persone in fuga, tra Siria, Giordania e Libano, ma anche Turchia, Iran e paesi del Golfo.

Una odissea interminabile, tanto più che la maggior parte di loro non sembra avere alcuna intenzione di tornare nella propria terra d'origine. A spaventarli è il ritiro delle truppe statunitensi, la precarietà della situazione politica, il timore dello scoppio di un'altra guerra civile e l'alto tasso di disoccupazione.

Più del 50% dei rifugiati rimane nel paese di arrivo per più di cinque anni, in balia di un sistema che stenta a funzionare. E questo perché Siria, Libano e Giordania non hanno ancora adottato una normativa nazionale che consenta di riconoscere il diritto di asilo, senza contare che molti degli Stati ospitanti non hanno ratificato la Convenzione sullo status dei rifugiati e il Protocollo del 1967.

Siria
Sebbene si sia registrato un aumento dei profughi iracheni in Libano e Turchia provenienti dalla Siria, Damasco continua a tenere aperte le 'sue porte' e a concedere permessi di soggiorno. Al momento, “non ci sono motivi di credere che i rifugiati siano stati presi di mira dalle autorità o dalla popolazione”. I palestinesi provenienti dall'Iraq sono rimasti nel campo di Al Hol, nonostante ne fosse stata progettata la chiusura per il 2012. In previsione di un peggioramento del contesto nel paese, però, si sta provvedendo ad un piano di emergenza.

Giordania
In Giordania sono stati registrati 33.978 profughi iracheni. Considerato “un rifugio sicuro”, nonostante un tasso di disoccupazione pari al 13%, il regno ashemita continua a dimostrare tolleranza nei confronti degli iracheni. Il Consiglio ministeriale giordano ha annunciato di voler estendere agli studenti iracheni la possibilità di accedere alle scuole statali nell'anno 2011 2012 e di esentarli dall'acquisto dei libri di testo. Tuttavia, gli iracheni vivono in una situazione di precarietà legale, e solo il 30% di loro ha un permesso di soggiorno e quindi facile accesso al mondo del lavoro. Almeno il 40% vive invece al di sotto della soglia di povertà. Alla fine dell'ottobre 2011, il numero dei rifugiati iracheni e dei richiedenti asilo erano 33.948, di cui 14.197 famiglie.

Libano
Gli iracheni rappresentano l'88% dei rifugiati e richiedenti asilo in Libano. Nel 2011, sono stati 9.289 quelli registrati dall'UNHCR. La maggior parte proveniva da Baghdad e Ninewa. Il 57% era costituito da donne e bambini. Nonostante un afflusso così elevato, non esiste una legislazione mirata e in molti sono a rischio detenzione e rimpatrio. Il governo ha stabilito che il Libano non si trasformerà in un paese che concede il diritto di asilo, né temporaneo né tanto meno permanente. Tuttavia, dall'ottobre 2011, solo in 569 sono tornati in Iraq. L'ordine era stato invece emesso per 2.646 di loro. I ferrei controlli per la sicurezza globale voluti dagli Usa hanno fatto sì che ci fosse un ritardo nelle partenze. Conseguentemente, le organizzazioni umanitarie non riescono a far fronte alle necessità del numero di rifugiati. Solo il 2% degli iracheni considera la possibilità di un ritorno. Il 91% di essi non vuole tornare perché ha paura di tornare a ricevere minacce dirette. Il 3% teme di non trovare lavoro.

Egitto
Dopo la primavera araba, il costo della vita in Egitto è salito. Le condizioni di coloro che necessitano di assistenza sono diventate ancora più precarie. Gli iracheni registrati nel 2011 erano 7.485 e rappresentavano il 17% dei rifugiati, su un totale di 44.000 persone. L'Egitto ha ratificato la Convenzione del 1951 e l'Organization of African unity convention del 1969. Nel 2010, Il Cairo è stato scelto come punto di riferimento per il lavoro di implementazione delle politiche urbanistiche per i rifugiati dell'UNHCR.

Iran
L'Iran ha continuato ad ospitare un gran numero di rifugiati, una larga parte di essi provenienti dall'Afghanistan. La maggior parte dei rifugiati risiede nelle aree urbane di Tehran, Qom, Ahwaz, Mashad e Shiraz. Un numero inferiore è ospitato nelle province di Khuzestan, Kurdistan, West Azerbaijan e Fars. Nel 2011, in Iran erano presenti 45.000 rifugiati iracheni. Molti di essi hanno lasciato l'Iraq prima del 2003, e sono prevalentemente curdi iracheni dei governatorati del nord, giunti in Iran nel 1970 o sciiti curdi espulsi dall'Iraq nel 1980. Nel paese sono presenti anche 3.556 iracheni che hanno lasciato l'Iraq dopo il 2003. UNHCR è stata autorizzata a registrarli al fine di fare ottenere anche ad essi una condizione giuridica legale.

Turchia
In Turchia si è registrato un aumento pari al 76% degli arrivi di profughi iracheni. Un dato correlabile, secondo UNHCR, ai disordini in Siria e alla presa di mira in Iraq dei cristiani. La volontà di entrare in Europa della Turchia, ha fatto sì che Ankara pensasse ad una legislazione sul diritto di asilo e alla creazione di una istituzione nazionale civile per l'asilo politico. Il progetto di legge del 2010, però, sta ancora aspettando di entrare in Parlamento,e nel frattempo gli aventi diritto ad asilo devono pagare una tassa semestrale per il permesso di soggiorno.

Paesi del Golfo
Nessuno dei paesi del Golfo ha aderito alla Convenzione per i rifugiati del 1951. Nonostante ciò, i diritti dei profughi sembrano essere tutelati. La maggior parte dei rifugiati iracheni sono arrivati più di cinque anni fa e con permessi validi. Negli Emirati Arabi Uniti - dove i rifugiati iracheni rappresentano il 70% - e nel Kuwait sono spesso soggetti a rimpatrio.

Fonte: osservatorioiraq.it