In Italia dal 15 giugno 30mila incendi. Record assoluto degli ultimi dieci anni

Incendi in ItaliaUna stagione d’inferno. Non puo’ che essere definita così questa prima parte dell’estate 2017.

Sono stati quasi 30mila a ieri i roghi che dal 15 giugno hanno interessato l’Italia. Si parte dal 15 giugno perché quella è la data di apertura ufficiale della campagna contro gli incendi boschivi, che stanno impegnando i vigili del fuoco, le squadre di Protezione civile, il sistema sicurezza, con l’impiego anche della quasi totalità della flotta aerea antincendio, tra Canadair ed elicotteri, cui si aggiungono mezzi aerei del Comparto Difesa e ci sono stati anche i Canadair francesi a supporto delle operazioni.

Le richieste di intervento aereo giunte dal primo gennaio al COAU, il Centro operativo aereo unificato, e che il Dipartimento nazionale della protezione civile coordina sono state a ieri oltre mille, 1.025, per lo più riguardanti regioni del centrosud.

È il picco massimo raggiunto nello stesso periodo negli ultimi dieci anni. Basti pensare che nella stagione estiva del 2007, che venne considerata molto critica, le richieste furono 470. Invece nel 2012 nell’arco temporale dal primo gennaio scorso a metà luglio furono 761.

Quest’anno siamo quindi ben oltre quei livelli che pure furono considerati eccezionali. Lo stesso responsabile della Protezione civile, Fabrizio Curcio, in audizione in commissione Ambiente al Senato, ha parlato di “record assoluto degli ultimi dieci anni” nel riferire i numeri sulle richieste di intervento aereo: 630 dal primo gennaio al 9 luglio, quindi 325 nella settimana dal 10 al 17 luglio, cui aggiungere le 80 richieste dal 18 allo scorso 22 luglio.

Quanto alle missioni aeree dei vigili del fuoco, nel primo mese dall’inizio della campagna hanno abbondantemente superato quota mille dal 15 giugno in poi; oltre 2mila le ore di volo, contro le 509 dello scorso anno; oltre 11mila lanci d’acqua, a fronte dei circa 2.500 dello stesso periodo del 2016; decine e decine di milioni di litri d’acqua scaricati sui roghi, assieme a liquido ritardante. La flotta aerea dei vigili del fuoco messa a disposizione del COAU comprende quasi 40 velivoli (tra Canadair ed elicotteri), praticamente quasi tutta la flotta di Stato governata dal COAU stesso.

Una lotta difficile, ancora di più in giorni in cui è stata alta la concentrazione di incendi. Per esempio, nella settimana dall’8 al 15 luglio l’Italia si è vista divorare dalle fiamme oltre 27mila ettari, vale a dire quanto era andato in fumo nell’intero 2016. E se si parte dal primo gennaio scorso, allora la quota di ettari devastati sfiorava al 15 luglio i 53mila ettari, di cui 35mila nelle sole prime due settimane di luglio, dovuti a 176 grandi roghi, dove per grandi roghi si intendono quelli interessanti un’area distrutta superiore a 30 ettari, secondo i parametri dell’European Forest Fire Information System (Effis) della Commissione europea. E per avere un’idea della situazione di questi giorni, i 76 grandi roghi delle prime due settimane di luglio sono più della metà della media annuale di 170 registrata negli anni dal 2008 al 2016…

L’Italia ha una superficie coperta di quasi 11 milioni di ettari di bosco, ma spesso sono aree senza controllo e del tutto impenetrabili ai necessari interventi di manutenzione e difesa. Fiamme spesso innescate da persone che si muovono per chissà quali ragioni o spinti da chissà quali nascoste motivazioni. I controlli sul territorio sono continui – dal primo gennaio a metà luglio sono stati quasi 4.900 (+41%) quelli dei carabinieri della Specialità forestale, con 364 denunce e 11 arresti – ma per quanto capillari possano essere pensati e tentati, l’area verde è così estesa che il più delle volte i piromani la fanno franca. Ciò nonostante, in pochi giorni, a luglio, i carabinieri ne hanno arrestato diversi di piromani o sospetti tali, come nel caso dell’incendio alla pineta di Castel Fusano. L’ipotesi di reato è quella di incendio doloso, ma ora si sta aggiungendo in qualche caso anche quella di disastro ambientale e, meno nota ma ugualmente prevista dal codice di procedura penale, quella di distruzione di habitat protetto. E’ il caso dell’incendio sul Vesuvio, altra area dove la devastazione portata dalle fiamme è stata immane.

Piromani ma anche siccità all’origine degli incendi. Specie al sud la siccità sta assumendo proporzioni notevoli: -83% le precipitazioni. Più in generale in Italia nel primo semestre sono caduti appena 251 millimetri di pioggia, il 30% in meno rispetto alla media di riferimento. La primavera 2017 è stata in Italia la seconda più calda dal 1800, con un’anomalia di +1,9 gradi che ha giugno è diventata di +3,2 gradi. E +2,9 gradi rispetto alla media di riferimento a luglio.

Gli incendi finiscono con il provocare danni quasi incalcolabili dal punto di vista economico ed ambientale dovuti alla perdita di biodiversità e alla distruzione di ampie aree di bosco che rappresentano i ‘polmoni verdi’ del Paese e concorrono ad assorbire la CO2 responsabile dei cambiamenti climatici. Ogni ettaro di macchia mediterranea è popolato in media da 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili, ma anche da una grande varietà di vegetali che con il fuoco sono andate perse.

E quando le fiamme bruciano un bosco non vanno in fumo ‘solo’ animali e piante – quando non purtroppo anche vite umane – ma pure attività lavorative, finendo così con l’innescare una spirale di crisi che investe ambiente, economia, lavoro e turismo. Ma c’è anche un paradosso: quando piove, e l’Italia è di per sé un Paese piovoso, le reti idriche non riescono a tenere quell’acqua. Sul nostro Paese cadono circa 300 miliardi di metri cubi di pioggia ma le infrastrutture sono un colabrodo e così si perdono 9 litri su 10… Ma intanto il fuoco fa il suo lavoro, e ci vorranno almeno 15 anni per riavere i boschi perduti, stima la Coldiretti.

Foto di WerbeFabrik / Fonte: nelcuore.org

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