Studio sui resti del "bambino di Lucy" provano che gli ominidi camminavano poco

La piccola di Lucy e il professor Jeremy DeSilvaSecondo una recente analisi sui resti di un fossile di un giovane ominide con una età stimata inferiore ai tre anni, scoperto nel 2002 a Dikika in Etiopia e popolarmente conosciuto con il nome di “Lucy”, è emerso che i piccoli ominidi del genere “Australopithecus afarensis” passavano la maggior parte del tempo aggrappati alle loro madri o sugli alberi.

In uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances,(1) un gruppo di ricerca dell'università americana Dartmouth College ha concluso(2) che l'usura delle ossa dei piedi dei resti del bambino prova che, nonostante aveva la capacità di camminare, trascorreva poco tempo sul suolo.

Diverse indagini, basate sui resti di “Lucy”, scoperti nel 1974 nella regione di Afar in Etiopia e considerati uno dei più antichi fossili del mondo (3,2 milioni di anni) avevano determinato che “l'Australopiteco” afarensis fu il primo ominide a camminare eretto.

Lo spessore muscolare delle braccia e delle gambe dimostra che questo ominide trascorreva molto tempo spostandosi sugli alberi. Questo lascia presupporre che egli fosse a metà strada tra lo sviluppo degli scimpanzé e gli esseri umani moderni.

La ricerca, pubblicata recentemente, è la prima che si concentra esclusivamente sulla capacità dei giovani ominidi di camminare.

“Per la prima volta abbiamo studiato le dinamiche comportamentali di Lucy risalenti a più di tre milioni di anni fa”, dice il professor Jeremy DeSilva, autore principale e professore di antropologia al Dartmouth College.(3)

L'usura delle ossa dei piccoli piedi del fossile ritrovato a Dikika, specialmente alla base dei suoi pollici, dimostra che, sebbene avesse già la capacità di camminare, il 'ragazzo' passava la maggior parte del tempo appeso agli alberi o a sua madre.

“Camminare con le gambe è una pietra miliare per l'essere umano. Ma camminare goffamente in un ambiente pieno di predatori è una sicura ricetta per l'estinzione”, conclude il professor DeSilva.

Riferimenti:

(1) A nearly complete foot from Dikika, Ethiopia and its implications for the ontogeny and function of Australopithecus afarensis

(2) 3-Million-Year-Old Foot Tells Tales About Our Ancestors

(3) Professor Jeremy DeSilva

Foto: WEB

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