I profughi che arrivano in Svizzera di solito non sono tali

Dogana do ChiassoIl giornale svizzero Weltwoche riporta l’importante testimonianza di un funzionario all’immigrazione del governo svizzero.

La tesi ufficiale del governo d’oltralpe è che i profughi, in realtà, non sono tali. E non solo, quelli che non lo sono con evidenza: come nigeriani, ghanesi o pakistani, ma anche quelli che provengono da un paese che i disinformatori definiscono come fonte di ‘profughi’.

Sono infatti, secondo il funzionario, sopratutto gli eritrei ad inventarsi false storie, sempre le stesse, per imbrogliare le autorità e ottenere il diritto di asilo. Lo fanno in Svizzera, ma lo fanno anche in Italia.

Storiella preconfezionata:

“Sono stato reclutato forzatamente dall’esercito dove mi hanno tirranneggiato e picchiato. Non ne potevo più così una notte, col favore delle tenebre, sono scappato dal campo. Fuori ho trovato un fardello di abiti civili che ho indossato al riparo di una boscaglia. All’alba mi sono incamminato verso il Sudan che ho raggiunto circa due settimane dopo. Da qui ho continuato a bordo di un camion fino alla Libia dove ho lavorato al mercato e al porto. Con i soldi guadagnati ho aquistato un passaggio su un barcone per l’Italia. Durante la traversata mi sono caduti in mare e andati immediatamente a fondo tutti i documenti”.

Ma se si va a fondo si capisce che molti passaggi del racconto non tornano. Il funzionario di solito chiede all’immigrato in quale direzione si sia diretto per arrivare in Sudan, domandandogli dove avesse il sole quando camminava la mattina. La risposta, spesso, è: “Il sole mi splendeva in faccia”.

“Se quello che mi ha raccontato fosse vero – dice al Weltwoche l’addeto svizzero – con il sole levante alle spalle sarebbe andato in direzione est e arrivato prima o poi sulle rive del mar Rosso. Il Sudan si trova però esattamente nella direzione opposta”.

“A domande specifiche concernenti l’organizzazione militare dei quadri – continua – i dati sui diretti superiori, la descrizione dettagliata dell’equipaggiamento e dell’arma personale, i ‘soldati’ non hanno risposte idonee a conferma che la maggior parte di loro non é mai stata né nei pressi di una caserma né di un esercito”.

Eppure, assicura il funzionario, in molti ottengono lo stesso il permesso di soggiorno e l’asilo politico. In Svizzera. E in Italia.

E noi sappiamo, chi confeziona per loro la falsa storiella. Ha un nome e un cognome, e come copertura fa il prete: si chiama Don Zerai. E’ lui che gestisce il traffico di eritrei in Europa.

Fonte: voxnews.info