Il sistema bancario globale vuole distruggere Putin. È il Piano Manhattan

Vladimi Putin e Barack Obamaequilibrio tra Russia e Occidente, e nessuna ideologia mistica da contrapporre». Quella in atto contro Mosca è una guerra economica, che gli Usa stanno preparando da 12 anni.

Si chiama “Progetto Manhattan”, messo a punto da un dipartimento d’élite del Tesoro: una «bomba finanziaria al neutrone», progettata per «mettere la Russia in ginocchio senza sparare un colpo».

La strategia si basa sul controllo egemonico del sistema bancario globale: si tratta di colpire le banche russe, con la collaborazione – convinta o riluttante – di tutti gli alleati degli Usa. «La resa dei conti per la finanza degli Stati Uniti con la Russia è più pericolosa di quello che sembra», avverte Ambrose Evans-Pritchard: la Russia è il più grande produttore mondiale di energia, ha un fatturato da duemila miliardi di dollari, dispone di eccellenti scienziati e mantiene in efficienza un arsenale nucleare di prim’ordine.

Juan Zarate, il “cervello” del Tesoro che ha contribuito a ridisegnare la politica della Casa Bianca dopo l’11 Settembre, la definisce «un nuovo tipo di guerra, una specie di insurrezione finanziaria strisciante, con l’intento di incidere senza precedenti sulla linfa vitale finanziaria dei nostri nemici». Una strategia «più efficiente e sottile di qualsiasi altro confronto geopolitico del passato, ma non meno spietato e distruttivo», scrive nel suo libro “La guerra del Tesoro: lo scatenamento di una nuova era di guerra finanziaria”.

Obiettivo: stringere il cappio intorno al collo della Russia di Vladimir Putin, chiudendo lentamente l’accesso al mercato per banche, le aziende gli enti statali russi, scrive Evans-Pritchard in un intervento sul “Telegraph” ripreso da “Come Don Chisciotte”.

L’arma invisibile è una disposizione contenuta nel Patriot Act: se una banca si macchia di mancato rispetto delle norme previste – se viene accusata di riciclaggio di denaro o di sovvenzionare attività terroristiche o reati collaterali – diventa “radioattiva” e viene catturata nell’abbraccio mortale di Wall Street. Il suo valore crolla e gli azionisti fuggono.

«Questa può essere una condanna a morte, anche se il creditore non svolge nessuna operazione negli Stati Uniti», annota Evans-Pritchard. «Le banche europee non hanno il coraggio di sfidare le autorità di regolamentazione Usa e rompono tutti i loro rapporti con la vittima». Così, finora, hanno fatto anche i cinesi: nel 2005 gli Usa colpirono il Banco Delta Asia (Bda) di Macao, accusandolo di essere stato un canale di pirateria commerciale verso la Corea del Nord. La Cina staccò la spina e il Bda fallì entro due settimane. Zarate, lo stratega della guerra finanziaria contro Mosca, sostiene che gli Usa potrebbero procedere anche da soli con le sanzioni, senza neppure attendere gli alleati europei. Il nuovo arsenale, continua Evans-Pritchard, è stato schierato contro l’Ucraina già nel 2002, quando gli Usa accusarono le banche di Kiev di riciclare i fondi della mafia russa, facendole capitolare.

Questo potrebbe far emettere sanzioni progressive alle imprese della difesa russa e alle esportazioni di minerali e di energia: basterebbe una stretta su Gazprom, per far crollare tutto il sistema. Per Evans-Pritchard, invece, è meglio che alla Casa Bianca non si facciano illusioni: la Russia ha 470 miliardi di dollari di riserve estere, con le quali la banca centrale combatte la fuga dei capitali e difende il rublo.

Il professor Harold James, di Princeton, ricorda la vigilia della Prima Guerra Mondiale: Gran Bretagna e Francia pensavanodi scatenare una guerra finanziaria per controllare la potenza tedesca. Ma attenzione: rompere gli equilibri che sostengono la finanza mondiale significa che niente potrà più contenerla. Le sanzioni? Rischiano solo di innescare reazioni a catena simili allo shock del 2008. «Lehman era solo un piccolo istituto, se lo dovessimo confrontare con le banche austriache, francesi e tedesche che sono oggi altamente esposte al sistema finanziario della Russia. Un congelamento dei beni russi – scrive James su “Project Syndicate” – potrebbe essere catastrofico per i mercati finanziari europei, anzi per i mercati globali».

Secondo Evans-Pritchard, è molto serio il rischio di una «replica asimmetrica» dal Cremlino: «Gli esperti russi di guerrra cibernetica sono tra i migliori, e fecero un giro di prova sull’Estonia nel 2007. Un fermo cibernetico di un sistema idrico dell’Illinois nel 2011 è stato attribuito a fonti russe. Non sappiamo se la Us Homeland Security possa essere in grado di contrastare un attacco in piena regola che preveda un blocco dei servizi alle reti elettriche, ai sistemi idrici, al controllo del traffico aereo o peggio ancora al New York Stock Exchange, o a Washington stessa». Se scoppiasse una guerra cibernetica oggi, «gli Stati Uniti perderebbero: siamo semplicemente un paese molto dipendente e vulnerabile», disse nel 2010 il capo del servizio di spionaggio Usa, Mike McConnell. E nel 2012 il segretario alla difesa Leon Panetta lanciò l’allerta per un possibile cyber-attack tipo Pearl-Harbour, capace di paralizzare tutti i sistemi di logistica e di erogazione dei servizi vitali.

«Potrebbero bloccare la rete elettrica di vaste zone del paese, potrebbero far deragliare treni passeggeri o, ancor più pericolosamente, far deragliare treni carichi di sostanze chimiche letali», o addittura «contaminare la fornitura d’acqua nelle grandi città». Solo una boutade esagerata, quella di Panetta, magari per chiedere più fondi al Congresso? Evans-Pritchard resta prudente: non è saggio provocare la Russia in modo tanto grave e pericoloso. «Le sanzioni sono vecchie come il mondo, così come le lezioni salutari», conclude il notista del “Telegraph”, ricorrendo all’insegnamento dell’antica Grecia. «Pericle cercò di spaventare la città-stato di Megara nel 432 a.C. bloccando tutti i suoi commerci con i mercati dell’impero ateniese e cominciarono così le guerre del Pelopenneso che portarono la fanteria oplita di Sparta ad abbattersi su Atene e distruggere tutto. Il sistema economico della Grecia cadde in rovina e in balia della Persia. Quello fu un assaggio di asimmetria».

ARTICOLO CORRELATO DEL QUOTIDIANO wallstreetitalia.com

La bomba economica che gli Usa si preparano a lanciare sulla Russia (del 6 maggio 2014)

Colpirà le banche e potrà alimentare una ulteriore fuga di capitali.

In attesa di imporre nuove sanzioni contro la Russia di Putin, gli Stati Uniti sono pronti a lanciare una bomba economica, che rischia di costare a Mosca più di eventuali nuove misure punitive. Si tratta, semplicemente, del fisco.

Il dipartimento del Tesoro Usa utilizzerà infatti una nuova legge che renderà più costoso per le aziende russe concludere affari in America. Mark E. Matthews, ex vice commissario dell'Internal Revenue Service (IRS, il fisco americano), preannuncia: “(La legge) porterà grande incertezza nella comunità delle banche russe”.

Molto prima della crisi ucraina, nel 2010, il Congresso ha approvato una legge anti-evasione, che ha come oggetto i conti aperti all'estero. Ora, a partire da luglio, le banche americane avranno l'obbligo di trattenere una tassa del 30% sui pagamenti effettuati alle istituzioni finanziarie di altri paesi - a meno che quelle banche estere non abbiano siglato accordi per condividere informazioni sui detentori di conti Usa con l'IRS.

Finora, insieme a decine di altri paesi, la Russia ha avviato trattative per raggiungere accordi con gli Usa, al fine di esonerare le proprie banche dalle conseguenze di un tale prelievo fiscale.

Ma, a seguito dell'annessione della Crimea alla Russia e il diffondersi di movimenti separatisti nell'est dell'Ucraina, il dipartimento del Tesoro Usa ha sospeso a marzo le negoziazioni.

E ora, con la data del 1° luglio che si avvicina, le conseguenze sulla finanza di Mosca sono diverse e le banche russe temono che il costo per investire negli Stati Uniti salirà; secondo la nuova legge, d'altronde, gli istituti che acquisteranno strumenti finanziari Usa dopo il 1° luglio saranno costretti a rinunciare al 30% degli interessi e dei pagamenti sui dividendi.

La trattenuta si applicherà sui titoli azionari e obbligazionari, inclusi i Treasuries Usa. Il problema è che la stessa misura verrà applicata anche a tutti gli investitori che ricorrono agli istituti finanziari russi per facilitare le loro operazioni di trading: certo, gli stessi potranno fare richiesta all'IRS per vedersi rimborsati, ma ci sarebbero molte inconvenienze.

“È un grande problema per la Russia” - conferma Matthews, che al momento è avvocato presso Caplin & Drysdale, società che si occupa del fisco con sede a Washington - “Diminuirà la competitività e potrà scatenare la fuga di capitali”.

Fonte: libreidee.org