In Italia la disoccupazione ha raggiunto livelli d'allarme sociale

DisoccupazioneTasso esplode nel Mezzogiorno, dove raggiunge il 18,5%. Quella giovanile balza al 41,2%.

Il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre del 2013 ha raggiunto la soglia record dell'11,3%: è il dato più alto dal terzo trimestre del 1977, anno d'inizio delle serie storiche trimestrali.

In ottobre il tasso è salito invece al 12,5%. Lo ha comunicato l'Istat spiegando che si tratta di dati grezzi. Quella giovanile balza invece al 41,2%.

A dimostrazione dell'ampliamento del gap tra area core e periferia, sono risultati invece positivi nel complesso i dati sulla disoccupazione in Eurozona, che fanno seguito a quelli convincenti sull'inflazione. Il rialzo allo 0,9% ha tranquillizzato chi temeva in una prossima deflazione, senza avvicinare troppo i prezzi al consumo alla soglia del 2% stabilita dalla Bce.

L'economia europea sta migliorando, ma lo fa grazie ai soliti noti. Il primo calo della disoccupazione da febbraio 2011 e il rincaro dei prezzi ridanno slancio alla ripresa zoppicante dell'Eurozona, anche se le differenze di performance tra paesi virtuosi e indebitati potrebbe creare problemi, esacerbando ulteriormente le divisioni interne.

Ormai sono passati cinque anni da quando è esplosa la crisi finanziaria internazionale, la più grave dai tempi della Grande Depressione ma anche la più estesa di sempre, che ha costretto cinque Paesi europei tra - Cipro, Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna - a cercare finanziamenti di soccorso all'esterno.

A placare l'entusiasmo ci pensano anche i dati generali sulla disoccupazione giovanile, salita a un nuovo picco. Eurostat ha fatto sapere che il 24,4% degli under 25 non aveva un lavoro in ottobre, il livello più elevato mai registrato. In settembre la percentuale era del 24,3%, un anno fa del 23,7%. I livelli sono particolarmente alti nel Sud d'Europa e nei Paesi che hanno pagato maggiormente la crisi e le misure di austerità imposte per abbattere il debito pubblico, come si vede bene anche nei numeri italiani.

Da noi la disoccupazione è cresciuta di 1,5 punti percentuali su base annua: per gli uomini l'indicatore passa dall'8,8% all'attuale 10,7%; per le donne dall'11% al 12,1%. Aumentano i divari territoriali con l'indicatore nel Nord al 7,6% (+0,7 punti percentuali), nel centro al 10,2% (+1,4 punti) e nel Mezzogiorno al 18,5% (+3 punti).

Aumenta la disoccupazione di lunga durata. Nel terzo trimestre del 2013 più di un disoccupato su due cerca lavoro da un anno o più: l'incidenza della disoccupazione di questo tipo sale dal 53,5% del terzo trimestre 2012 all'attuale 56,9%.

In otto casi su dieci l'aumento della disoccupazione riguarda le persone in cerca di lavoro almeno 12 mesi.

Fonte: wallstreetitalia.com

Commenti

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Anonimo

La crisi economica - sociale internazionale piano piano finirà.

Leggo che non pochi Paesi cosiddetti in via di sviluppo stanno avendo una crescita economica "interessante". Se non si tratta di speculazione, di semplice sfruttamento da parte di multinazionali, è una notizia positiva.

Bisognerà - però - attendere anche uno sviluppo sociale per le persone che abitano in quei Paesi.

Si potrà, così, avere maggiore equità, stabilità, a livello internazionale. E ciò avrà effetti benefici anche sull'Italia e le altre nazioni del G8 o G20.

Riguardo all'Italia direi che la crisi è dovuta soprattutto a saturazione del mercato. Guardiamo la nostra famiglia, i nostri amici, i nostri colleghi, quanti di loro hanno due o tre televisori, quanti hanno due o tre automobili, e così via? Un'azienda come fa a vendere se non c'è richiesta perché le famiglie, le singole persone, hanno già (quasi) tutto? Si è cominciato con l'aprire stabilimenti di produzione in altre nazioni dicendo che così i prezzi erano più bassi ed era più conveniente comprare i loro prodotti. Poi hanno spostato gli stabilimenti. Anche perché le materie prime vengono da alcuni di tali Paesi in via di sviluppo.

Se vogliamo trovare lavoro, bisognerà favorire un qualcosa tipico della zona in cui viviamo, un qualcosa che possiamo esportare all'estero ma non spostare. Guardarci intorno, prendere idee anche da un qualcosa che ad es. abbiamo visto per caso in vacanza all'estero.