Politica

Negli Usa dilaga la povertà estrema

Barbone statunitenseSi è portati a pensare che le persone che campano con pochi dollari al giorno risiedano nei paesi in via di sviluppo, non i quelli ricchi come gli Stati Uniti. Ma un recente studio afferma che milioni di americani a fatica tirano avanti con 2 dollari al giorno.

Il National Poverty Center dell’Università del Michigan ha scoperto che il numero di famiglie americane che vivono in stato di “povertà estrema” – ovvero con meno di 2 dollari a testa al giorno – per almeno un mese all’anno, è più che raddoppiato dal 1996 al 2011, passando da 636.000 a 1.460.000. Dato che la famiglia americana media è costituita da 2,58 persone, ciò significa che rientrano in questo gruppo 3,8 milioni tra adulti e bambini.

La ricerca compiuta da H. Luke Shaefer e Kathryn Edin calcola che 2,8 milioni di queste persone sono bambini. Circa 866.000 famiglie si sono ritrovate nella fascia dei 2 dollari a testa per un periodo di 3 mesi interi.

Da quando nel 1996 è stata approvata la riforma del welfare, il numero di americani poveri che ricevono mensilmente aiuti in denaro di provenienza governativa è precipitato da 12,3 milioni ai 4,4 milioni del giugno 2011. Coloro che negli Stati Uniti si trovano in povertà estrema vengono sottratti a condizioni peggiori mediante il piano SNAP (buoni pasto; programma federale di aiuti finanziari per alimentare cittadini con un reddito basso, N.d.T.), nonché mediante il diritto all’assicurazione sanitaria per i bambini. Circa uno su cinque riceve poi sussidi per gli alloggi.

In Italia corruzione peggio di venti anni fa

Gherardo ColomboVent'anni dopo Mani Pulite, la corruzione è ancora tema centrale della cronaca politica italiana.

In «Servizio Pubblico», Santoro ha riunito tre giudici che allora formavano il «pool» milanese di Mani Pulite: Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo.

Ospite della puntata anche Clemente Mastella.

I tre magistrati con le loro inchieste sulla corruzione provocarono il crollo dei partiti e la fine della Prima Repubblica.

Oggi concordano che la situazione, se possibile, è anche peggiore.

«Molte fattispecie di reato sono state diluite o rese così delimitate che è impossibile che si verifichino» ha detto Gherardo Colombo, che ha insistito molto sul fatto che una forma mentale di poca attenzione alle leggi, tutta italiana, rende la corruzione un fenomeno culturale diffuso.

Dicono che in Italia le tasse sono al 45%, ma in realtà possono superare il 75%

TasseNei giorni scorsi ha suscitato non poco clamore il monito lanciato dalla Corte dei Conti che ha denunciato il livello preoccupante del prelievo fiscale indicandolo al 45% del Pil.

Il dato, pur essendo di per se una grandezza che desta non poca preoccupazione, in realtà, non ci racconta l’esatta situazione del prelievo fiscale e la relativa disuguaglianza tributaria, se non scomposto tra le varie categorie di contribuenti che lo compongono.

Ebbene, anche in questo caso, alcune precisazioni sono d’obbligo poiché, questo dato, esprimendo delle variabili aggregate, sintetizza, di fatto, un indicatore medio del livello di tassazione nell’universo di una popolazione. In altre parole, proprio perché rappresenta un valore medio e quindi, per definizione, soggetto a distorsioni, non esprime in alcun modo il livello di tassazione per alcune categorie di soggetti che può raggiungere, come vedremo in seguito, livelli decisamente distanti dalla media indicata dalla Corte dei Conti, manifestando, in maniera inquietante, la disparità fiscale esistente in Italia.

Poniamo ad esempio un piccolo imprenditore commerciale che, nel primo anno di attività, abbia conseguito un utile da bilancio al 31/12 pari 70 mila euro e che, per effetto della ripresa a tassazione di alcune componenti di costi non deducibili o parzialmente deducibili (es.: Autovetture, ristoranti ecc ecc), il suo reddito fiscale sia 76 mila euro. Un ottimo utile si direbbe!

Ma quanto rimane effettivamente in tasca al nostro contribuente e qual’è la pressione fiscale che egli subisce?

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