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Putin risponde alle sanzioni: petroyuan al posto del petrodollaro

PetroyuanGazprom ha fissato in yuan tutte le operazioni di vendite di crude alla Cina. E Pechino ormai snobba i produttori dell'Opec.

Sarebbe sempre più vicina, a detta di alcuni esperti, la morte del petrodollaro, conseguenza diretta della fine dell'egemonia del biglietto verde, mentre nasce il petroyuan.

I rapporti sempre più stretti tra Russia e Cina hanno portato Gazprom, il gigante russo terzo maggiore produttore di petrolio al mondo, a fissare in yuan tutte le operazioni di vendite di crude alla Cina.

Una risposta alle sanzioni imposte dall'Occidente per il ruolo di Mosca nel conflitto in Ucraina, e una dimostrazione di come la valuta cinese venga sempre più usata dalle aziende russe.

In particolare è stata Gazprom Neft, la divisione petrolifera del colosso, a confermare che, dall'inizio del 2015, le sue esportazioni verso la Cina avvenute attraverso l'oleodotto a est della Siberia sono avvenute in renbimbi.

Lo stesso Ft sottolinea che “altri gruppi energetici russi sono ancora riluttanti ad abbandonare il dollaro nelle vendite di petrolio”; detto questo, il Wall Street Journal mette in evidenza con un grafico come, nel 2014, le importazioni cinesi di crude da alcune grandi nazioni appartenenti all'Opec siano scese (dall'Arabia Saudita è stato riportato un calo -8%, dal Venezuela -11%). Nello stesso arco temporale le importazioni dalla Russia sono invece balzate +36%.

L'obiettivo della Russia è la de-dollarizzazione

De-dollarizzazioneLa Russia è in procinto di fare un altro passo importante verso la liberazione del Rublo dal sistema del dollaro. Il Ministero delle Finanze ha appena rivelato che valuta l’emissione di titoli del debito pubblico russo in Yuan.

Questo sarebbe un modo elegante per disancorarsi dalla dipendenza e reagire alle pressioni del terrorismo finanziario del Tesoro USA, rafforzando allo stesso tempo i legami tra Cina e Russia, il peggior incubo geopolitico di Washington.

Il Viceministro delle Finanze russo Sergej Storchak ha annunciato che il suo ministero studia attentamente ciò che sarà necessario per emettere obbligazioni russe denominate in yuan.

L’ultima novità rientra nella strategia a lungo termine di Russia e Cina, colpendo al cuore l’egemonia degli USA, il ruolo del dollaro come principale valuta di riserva mondiale delle banche centrali.

Il dollaro è circa il 60% delle riserve delle banche centrali oggi, seguito dall’euro.

Ora chiaramente la Cina agisce con attenzione, quale prima potenza commerciale mondiale facendo del Renminbi o yuan cinese un’altra importante valuta di riserva, avendo così enormi implicazioni geopolitiche.

La Russia vuole la Grecia nell'istituto fondato dai Brics

Putin e TsiprasIl vice ministro russo delle Finanze Sergei Storchak ha chiesto al premier Alexis Tsipras di unirsi a Brasile, India, Cina e Sudafrica.

La Russia ha chiesto formalmente alla Grecia di entrare a far parte dell'istituto fondato dai Brics come alternativa alla Banca Mondiale.

Secondo quanto riportato da Bloombrg il vice ministro russo delle Finanze Sergei Storchak ha chiesto al premier greco Alexis Tsipras di diventare il sesto membro della Nuova Banca Mondial dei paesi in via di Sviluppo, unendosi a Russia, Brasile, India, Cina e Sudafrica.

Tsipras si è detto disponibile ad affrontare la questione al forum economico di San Pietroburgo che si terrà dal 18 al 20 giugno e che vedrà la partecipazione dei leader dei cinque principali paesi in via di Sviluppo.

Stando a quanto emerso dalle indiscrezioni, Tsipras è rimasto piacevolmente sopreso dalla proposta venuta dal Cremlino.

Atene, che ha sempre avuto buoni rapporti con Mosca, sta da qualche tempo allacciando rapporti più stretti con la Russia, mantenendo una posizione più neutrale rispetto alle altre forze occidentali, molto critiche nei confronti del ruolo giocato da Putin nella guerra civile in Ucraina.

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