Il commercio globale e le deforestazioni

Foreste BorneoUn team di scienziati dell’università di Linköping (Svezia) e Vienna (Austria), guidato da Martin Persson, ha studiato il rapporto tra il commercio internazionale di prodotti agricoli e la selvicolturali e la deforestazione in sette nazioni: Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Indonesia, Malesia e Papua Nuova Guinea.

“Mentre un tempo era prevalentemente causata da piccoli contadini che producevano per i mercati locali, oggi una quota crescente della deforestazione è causata dalla produzione su larga scala, finalizzata al mercato internazionale. Oltre un terzo della deforestazione globale può essere legato alla crescente produzione di carni, soia, olio di palma e prodotti in legno”, sostiene Martin Persson.

“Se si esclude la produzione di carne bovina brasiliana, che è destinata prevalentemente al mercato mercato nazionale, più della metà della deforestazione nei paesi analizzati è trainata dalla domanda internazionale”.

team di ricerca ha inoltre analizzato l'entità delle emissioni di anidride carbonica associate a questi flussi commerciali. In totale 1,7 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica può essere legato alla produzione delle merci studiate, di cui un terzo legato alle esportazioni di materie prime.

I principali beneficiari di queste emissioni di carbonio incarnati sono la Cina e l'Unione Europea.

G”li studiosi hanno però rilevato un’altra tendenza: “Sempre più imprese tentano di dissociarsi dalla deforestazione. Spinte da dalle associazioni ambientaliste e correndo il rischio di essere associato a distruzione ambientale, imprese come Unilever e McDonalds stanno facendo pressione sui loro fornitori affinché smettano di espandere la produzione in aree forestali", aggiunge Martin Persson.

“Oggi i consumatori, sian nel pubblico che nel privato, sia persone sincope che entità organizzate, hanno la possibilità concreta di contribuire alla protezione delle foreste tropicali, scegliendo fornitori responsabili verso gli impatti ambientali della loro produzione”, conclude Martin Persson.

Clicca qui per accedere al rapporto, commissionato dal Center for Global Development (CGD)

Articolo originale: cgdev.org / Fonte: salvaleforeste.it