Il riscaldamento globale muterà le misure corporee delle specie

Le specie animal e gli insetti in un prossimo futuro andranno incontro a variazioni delle loro misure corporee a causa del riscaldamento globale

Uno studio internazionale, al quale hanno partecipato l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr e l’Università di Torino, dimostra che le dimensioni corporee degli animali invertebrati in futuro varieranno a causa del cambiamento climatico e dell’urbanizzazione. La scoperta, pubblicata su Nature, fornisce indicazioni per una pianificazione accurata delle aree verdi urbane che possa mitigare l’effetto del riscaldamento globale sulle comunità animali

Insetti, ragni e crostacei in un prossimo futuro andranno incontro a variazioni delle loro misure corporee a causa del riscaldamento globale, a seconda che si trovino in città, in aree naturali o in zone frammentate e questo avrà conseguenze per le specie che di essi si nutrono. A sostenerlo, uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature a cui hanno preso parte l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ise) e il Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi (Dbios) dell’Università di Torino.

La ricerca, svolta in Belgio e finanziata dal governo belga, ha preso in considerazione dieci gruppi di invertebrati in habitat terrestri e acquatici con temperature diverse a seconda del livello di urbanizzazione, più calde in città, a temperature intermedie in habitat agricoli, e meno calde in habitat naturali.

“I risultati mostrano che in generale le comunità animali sono costituite da specie progressivamente sempre più piccole all’aumentare della temperatura”, spiega Elena Piano dell’Università di Torino. “Una temperatura ambientale più elevata, come quella che si trova in città, aumenta i tassi metabolici e le specie più piccole si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo le temperature corporee adatte alle loro attività: questo è vero soprattutto per gli animali invertebrati, la cui dimensione corporea è quindi legata all’intero ecosistema”.

Marco Travaglio: prima della Tav Torino-Lione bisogna salvare un’Italia a pezzi

Il ponte Morandi aveva due gemelli italiani, di cui uno già a pezzi e l’altro in manutenzione: per controllare il terzo non occorreva uno scienziato

Quando un viadotto autostradale si sbriciola in un secondo seppellendo morti e feriti, tutte le parole sono inutili.

Ma quelle di chi incolpa la pioggia, il fulmine, il cedimento strutturale, la tragica fatalità imprevedibile, il destino più cinico e più baro della “costante manutenzione”, sono offensive.

Se l’ennesima catastrofe da cemento disarmato si potesse prevedere, lo accerteranno i tecnici e i giudici.

Ma che si potesse prevenire già lo sappiamo, visto che il ponte Morandi aveva due gemelli italiani, di cui uno già a pezzi e l’altro in manutenzione: per tenere sotto osservazione il terzo non occorreva uno scienziato, bastava il proverbio “non c’è il 2 senza il 3”. Se “il monitoraggio era costante”, allora faceva schifo. Se non c’erano “avvisaglie”, è perché non erano state rilevate.

Ora, come dopo ogni terremoto o alluvione di media entità e di enorme tragicità, rieccoci a far la conta dei morti e dei danni, mentre le “autorità” giocano allo scaricabarile. E i palazzinari e i macroeconomisti si fregano le mani per gli affari e gli effetti sul Pil della ricostruzione.

Se il “governo del cambiamento” vuole cambiare qualcosa, deve partire proprio di qui. Cioè da zero. Con scelte di drastica discontinuità col passato: rivedere le concessioni ai privati che lucrano sui continui aumenti delle tariffe in cambio di manutenzioni finte o deficitarie; e annullare le grandi opere inutili, dal Tav Torino-Lione in giù, per dirottare le enormi risorse (anche ridiscutendone la destinazione con l’Ue) su piccole e medie opere di manutenzione, prevenzione e ammodernamento delle infrastrutture esistenti (finora ignorate perché la grandezza dei lavori e delle spese è direttamente proporzionale a quella delle mazzette).

Il piccolo satellite ASTERIA ottiene un primo risultato per CubeSats

Un satellite in miniatura chiamato asteria ha misurato il transito di '55 Cancri e' un pianeta extrasolare della super-Terra precedentemente scoperto

La misurazione, fatta dal piccolo satellite ASTERIA, di un transito di un pianeta extrasolare è la dimostrazione del fatto che una piccola sonda può eseguire fotometria ad alta precisione.

Un satellite in miniatura chiamato ASTERIA (Arcsecond Space Telescope Enabling Research in Astrophysics) ha misurato il transito di '55 Cancri e' un pianeta extrasolare della super-Terra precedentemente scoperto. Questa scoperta mostra che i satelliti in miniatura, come ASTERIA, sono in grado di effettuare rilevamenti sensibili di esopianeti tramite il metodo di transito.

Osservando il pianeta '55 Cancri', che è noto per il transito, ASTERIA ha misurato un minuscolo cambiamento di luminosità, circa lo 0,04%, quando la super-Terra ha attraversato di fronte alla sua stella. La misura di transito è la prima del suo genere per CubeSats (la classe di satelliti a cui appartiene ASTERIA) la cui dimensione è uguale a una valigetta e si spostano verso lo spazio su razzi usati per veicoli spaziali più grandi.

Il team di ASTERIA ha presentato gli aggiornamenti e le lezioni apprese sulla missione alla Small Satellite Conference a Logan, Utah.(1)

Il progetto ASTERIA è una collaborazione tra il MIT e il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA a Pasadena, in California, finanziato attraverso il Phaeton Program di JPL. Il programma è iniziato nel 2010 come progetto di una classe universitaria (Space Systems Engineering), coinvolgendo una dimostrazione tecnologica di misure astrofisiche utilizzando un Cubesat, con l'obiettivo primario di formare giovani ingegneri.

La missione ASTERIA è stata progettata per dimostrare le tecnologie chiave, incluso il puntamento e il controllo termico molto stabili per effettuare misurazioni estremamente precise della luminosità stellare in un piccolo satellite.

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