Giovani

In Italia salari da schiavi per i giovani disoccupati

Giovani disoccupatiMai così alto il tasso di disoccupazione giovanile: nell’ultima rilevazione Istat di giugno è al 44,2%, in aumento dell’1,9% rispetto al mese precedente.

È il livello più alto dal primo anno di stima, il 1977, e la rilevazione esclude i giovani “inattivi”, che non cercano lavoro. «L’attuazione di politiche di contrasto alla drammatica crescita della disoccupazione giovanile, in particolare nel Mezzogiorno, non sembra essere oggi fra le priorità di questo governo», scrive Guglielmo Forges Davanzati. «La propaganda governativa è prevalentemente concentrata nel vantare il merito di aver contribuito, tramite il Jobs Act, alla trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato.

Ma anche se ciò è accaduto, si fa riferimento a lavoratori già occupati e, dunque, prevalentemente adulti». Inoltre, la trasformazione di contratti precari in contratti a tempo indeterminato è semmai da imputare agli sgravi fiscali attribuiti alle imprese, non alla “riforma” in quanto tale. Scaduto il periodo di decontribuzione, molti contratti verranno ri-trasformati a tempo determinato.

L’aumento della disoccupazione giovanile, scrive Davanzati su “Keynes Blog”, è imputabile al fatto che, come registrato da Banca d’Italia, fin dal 2010 la riduzione dell’occupazione si è manifestata più sotto forma di riduzione delle assunzioni che di aumento dei licenziamenti. Il fenomeno viene imputato a effetti di “labour hoarding”, ovvero alla convenienza – da parte delle imprese – a non licenziare lavoratori altamente specializzati in fasi recessive, dal momento che, se dovessero farlo, nelle successive fasi espansive si troverebbero costrette ad assumere individui da formare.

Vi ricordate la triste battuta di Elsa Fornero sui giovani?

Elsa ForneroIn quel povero Paese in cui la disoccupazione degli under 30 si aggira attorno al 43%, è veramente difficile dimenticare l’epiteto che l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero attribuì ai giovani italiani durante un convegno di Assolombarda: Non bisogna mai essere troppo “choosy”, meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale.

Dal momento che i cittadini italiani non sono ancora tenuti per decreto-legge a conoscere la lingua inglese, ci permettiamo di tradurre questo buffo vocabolo: choosy sta per “schizzinoso” o anche “fannullone”. L’ex ministro forse dava per scontato che ormai tutti utilizzino la lingua d’Albione, ma in questa decadente provincia dell’Impero non è ancora così, fortunatamente. Quella della professoressa è stata una dichiarazione di guerra nei confronti delle nuove generazioni, che però non l’ha visto la combattere da sola.

Si pensi al temerario Mandiamo i ‘bamboccioni’ fuori di casa pronunciato da Padoa Schioppa: e alla fin fine poco importa se quel “fuori” possa diventare in mezzo a una strada. E rammentiamo come l’ex premier Mario Monti, sempre composto, preciso, sobrio, abbia pronunciato: Il posto fisso è monotono. Al coro si era unito anche l’ex vice ministro del Lavoro Michel Martone: chi a 28 anni non è laureato è uno sfigato.

Insomma, un bel bestiario di frasi a dir poco infelici! E i soggetti che hanno contribuito a comporlo sono stati proprio alcuni dei protagonisti della sconfitta della gioventù italiana, che si è aggravata sempre di più in quest’ultimo sciagurato triennio.