Emigrazione

L'Italia non esiste più. Al suo posto solo caos

Italia in crisiGli storici del futuro probabilmente guarderanno all'Italia come all'esempio perfetto di un paese che in appena due decenni è riuscito ad affondare dalla posizione di nazione industriale prospera e all'avanguardia, alla condizione di incontrastata desertificazione economica, assolutamente pessima gestione demografica, “terzomondizzazione” rampante, tracollo della produzione culturale, e completo caos politico-istituzionale.

In un breve post in questo stesso blog, la situazione disastrosa dell'economia italiana è stata brevemente descritta.

A pochi mesi di distanza, lo scenario di un serio disordine nelle finanze dello stato italiano si sta consolidando, con l'introito fiscale che si è contratto del 7% in luglio, il rapporto deficit/PIL proiettato di nuovo ben oltre la soglia obbligatoria del 3%, e il debito pubblico ben oltre il 130% del PIL. E peggiorerà.

Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è solo capace di ricorrere ad un aumento dell'IVA estremamente miope (fino a toccare lo sbalorditivo 22%) che deprimerà ancora di più i consumi, e di vaghi proclami sulla necessità di spostare il carico fiscale dagli stipendi e le aziende alle rendite finanziarie, nonostante la probabilità che questo sia messo in pratica siano di fatto trascurabili.

Per tutta l'estate, i politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi su un'imminente ripresa.

In Italia torna il fenomeno dell'emigrazione

EmigrazioneUn rapporto dell'Ismu sui flussi migratori svela che per la prima volta negli ultimi anni il numero di stranieri immigrati nel nostro Paese è superato dal numero di italiani emigrati all'estero. La crisi economica ha riportato l'Italia ad essere un paese di emigranti, che non sono più poveri e poverissimi, ma perlopiù giovani laureati cui il nostro paese non offre alcuna opportunità.

“Ci rubano il lavoro, sono sporchi, puzzano, sono criminali, lavorano in nero, non pagano le tasse, sono mantenuti dai nostri contributi”. Se state pensando alle chiacchiere da bar di qualche leghista sugli immigrati romeni, marocchini o albanesi vi state sbagliando. Sono – plausibilmente - le chiacchiere da bar di qualche razzista turco, argentino, tedesco o brasiliano sui recenti arrivi di un popolo tornato ad essere di migranti: gli italiani.

Già. I dati Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) parlano chiaro: per la prima volta nel 2012 in Italia si sono registrati più emigranti che immigrati. Contro un saldo di +27mila stranieri sul suolo italiano rispetto al 2011, circa 50mila italiani – quasi il doppio - hanno fatto le valige e sono partiti all’estero. Così il bel libro di Gian Antonio Stella “L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi” potrebbe tornare di estrema attualità.

Certo, oggi si tratta di un tipo di emigrazione molto diverso rispetto a quello dei 26 milioni che in varie ondate e nell’arco di circa un secolo (fra il 1875 ed il 1975) abbandonarono il nostro paese in cerca di un lavoro e di un futuro migliore. Gli emigranti di allora appartenevano alla fascia più povera della popolazione: mettevano i loro pochi averi nella famosa valigia di cartone chiusa con dei legacci di spago e partivano alla ventura.

Italiani in fuga dall'Italia. La triste storia dell'emigrazione si ripete...

Emigrato italianoSecondo i dati dell'Aire, gli italiani espatriano per cercare un lavoro. Sei su dieci hanno scelto l'Europa, la Germania tra le mete principali

In fuga dall'Italia. La crisi economica ha fatto “esplodere” l’emigrazione italiana, che nel 2012 ha registrato un boom che non si vedeva da decenni: più 30,1% rispetto all’anno precedente.

Ad andare all’estero sono più uomini che donne, più trentenni e lombardi. La Germania il Paese preferito come punto d’arrivo. A rivelarlo sono i dati più recenti dell’Anagrafe della popolazione Italiana Residente all’Estero (Aire), resi noti dalla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24 oggi.

Lo scorso anno l’emigrazione dalla Penisola è passata dai 60.635 cittadini del 2011 ai 78.941 del 2012. Gli uomini erano il 56% contro il 44% di donne, e si conferma la preponderanza di giovani: gli emigrati della fascia di età 20-40 anni sono aumentati in un anno del 28,3%, alimentando quella che viene definita “la fuga dei talenti” che nel 2012 ha costituito il 44,8% del flusso totale di espatrio.