Chirurgia estetica

Cuba è un centro per la chirurgia estetica clandestina

Seno silicone“Queste me le ha impiantate un dottore durante il suo turno di guardia”, mi racconta mentre si tocca il petto con orgoglio sopra la camicetta. Dopo indica il sedere e fa una smorfia: “questo non è venuto tanto bene perché il chirurgo non era molto pratico”. Quando le chiedo dove ha ottenuto le protesi di silicone che con grande evidenza si notano sul suo corpo, mi risponde che indossa soltanto “cose di marca” e per questo ha chiesto al suo fidanzato italiano di portargliele. “La seconda parte è stata più facile, come sai, è bastato pagare un dottore perché eseguisse l’operazione”.

Le confesso di non essere molto preparata su questo argomento, che le sale operatorie mi spaventano e che da diversi anni mi sono abituata alla figura sgraziata che vedo allo specchio. Nonostante tutto, le chiedo maggiori informazioni, e lei mi conferma ciò che intuivo: l’esistenza di una rete illegale di chirurgia plastica localizzata negli stessi centri ospedalieri che prestano cure gratuite.

La pratica è stata potenziata alla fine degli anni Novanta e all’inizio le principali clienti erano jineteras (prostitute d’alto bordo, ndt) i cui fidanzati stranieri si sobbarcavano le spese. Ma adesso si è andata estendendo anche a persone di entrambi i sessi che dispongono delle risorse per ottenere il corpo dei loro sogni. Di solito, entrano in ospedale con una falsa cartella clinica, per qualche malattia di cui in realtà non soffrono e dopo poche ore che sono usciti dalla sala operatoria vengono mandati a casa per la convalescenza.