Oceani

Nuova specie di pesce a Zanzibar

Nuova specie di pesce a Zanzibar

A Zanzibar, nelle barriere mesofotiche profonde e poco conosciute, è stato individuato un nuovo pesce, il Vibranium Fairy Wrasse che incanta con le sue squame viola.

In Africa sono stati individuati nuovi esemplari, di una specie di pesce con una colorazione viola, che abitano a più di 80 metri sotto la superficie dell'oceano. Scienziati esperti di immersioni, seguendo il progetto Hope for Reefs della California Academy of Sciences e dell'Università di Sydney, hanno avvistato degli esemplari - in precedenza sconosciuti alla scienza - nelle scarsissime barriere coralline mesofotiche situate della zona orientale di Zanzibar, al largo della costa della Tanzania. I poligoni multicolori sfoggiano squame pigmentate di un colore viola intenso. Gli scienziati chiamano questa area “twilight zone”, mentre l'abitante della barriera corallina Cirrhilabrus wakanda (nome comune “Vibranium Fairy Wrasse”) in onore della mitica nazione di Wakanda dei fumetti della Marvel Entertainment e del film Black Panther. Il nuovo pesce è stato descritto su ZooKeys. (1)

Il signor Yi-Kai Tea, autore principale e studente di dottorato di ittiologia dell'Università di Sydney, si esprime: “quando abbiamo pensato alla natura segreta e isolata di queste inesplorate barriere africane, sapevamo che dovevamo dare il nome a questa nuova specie. Abbiamo saputo di altre specie imparentate nell'Oceano Indiano, ma la nostra convinzione è che doveva esistere una specie scomparsa lungo il bordo orientale del continente. Quando ho visto questo incredibile pesce viola, ho capito subito che avevamo a che fare con il pezzo mancante del puzzle.”

Gli scienziati dell'Accademia sostengono che la remota casa del Cirrhilabrus wakanda nelle barriere coralline mesofotiche - al di sotto dei limiti delle immersioni ricreative - probabilmente ha contribuito al loro status di lunga data nascosto nell'ombra dell'Oceano Indiano.

Bassi livelli di ossigeno alterano la vista degli invertebrati marini

Bassi livelli di ossigeno alterano la vista degli invertebrati marini

Gli scienziati di Scripps Institution of Oceanography, presso l'Università della California di San Diego, hanno scoperto che bassi livelli di ossigeno nell'acqua di mare potrebbero accecare alcuni invertebrati marini.

Questi risultati, pubblicati di recente sul Journal of Experimental Biology, (1) sono la prima dimostrazione che l'apparto visivo negli invertebrati marini è altamente sensibile alla quantità di ossigeno disponibile nell'acqua.

A causa delle attività umane i livelli di ossigeno nell'oceano si stanno alterando globalmente compromettendo i normali processi naturali. Molti invertebrati marini dipendono dalla propria vista per trovare cibo, riparo ed evitare i predatori, in particolare nelle loro fasi iniziali della vita quando molti sono planctonici. Ciò interessa particolarmente i crostacei e i cefalopodi che sono appetibili prede comuni per altri animali e le cui larve migrano nell'habitat marino.

La ricerca sugli animali terrestri ha dimostrato che bassi livelli di ossigeno possono influenzare la vista. Infatti, gli umani possono perdere la funzione visiva in condizioni di ossigeno ridotto. I piloti che volano ad alta quota, ad esempio, hanno dimostrato di avere problemi di vista se i velivoli non riescono a integrare gli abitacoli con ossigeno aggiuntivo. Inoltre, l'ipertensione e gli ictus, entrambi associati alla perdita di ossigeno, possono danneggiare la vista.

“Con tutte queste conoscenze sull'ossigeno, che influenza la vista negli animali terrestri, mi sono chiesta se gli esseri viventi marini avrebbero reagito in modo simile”, ha asserito la dottoressa Lillian McCormick, (2) autrice principale dello studio finanziato dalla National Science Foundation e studente di dottorato presso lo Scripps Oceanography.

Il riscaldamento globale degli oceani

Il riscaldamento globale degli oceani

Il confronto delle climatologie globali conferma il riscaldamento di tutti gli oceani.

Tutti gli oceani rappresentano la componente più importante del sistema climatico terrestre. Essi accumulano energia termica e trasportano il calore dai tropici alle alte latitudini, rispondendo molto lentamente ai cambiamenti nell'atmosfera.

Le climatologie a griglia digitale, che effettuano il monitoraggio di tutti gli oceani, forniscono utili informazioni di base per molte applicazioni oceanografiche, geochimiche e biologiche. Poiché sia l'oceano globale che la base osservativa stanno cambiando, necessitano aggiornamenti periodici delle climatologie oceaniche. Questo protocollo è in linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale per fornire aggiornamenti decadali delle climatologie atmosferiche.

“La costruzione delle climatologie oceaniche consiste in diverse fasi, tra cui: controllare la qualità dei dati; aggiustare i pregiudizi strumentali; colmare le lacune di dati mediante un metodo di interpolazione adatto”, ha affermato il professore Viktor Gouretski (1) dell'Università di Amburgo, che è un borsista della Chinese Academy of Sciences President's International Fellowship Initiative (PIFI), presidente presso l'Institute of Atmospheric Physics, Chinese Academy of Sciences e autore di un rapporto recentemente pubblicato dall'Atmospheric and Oceanic Science Letters. (2)

Il dottor Viktor Gouretski spiega: “L'acqua di mare è essenzialmente un sistema a due componenti: con una dipendenza non lineare di densità su temperatura e salinità; con la miscelazione nell'interno dell'oceano che si svolge prevalentemente lungo le superfici isopicniche. pertanto l'interpolazione dei parametri oceanici deve essere eseguita su isopicnali (3) anziché su livelli isobarici, per minimizzare la produzione di masse artificiali d'acqua. Le differenze tra questi due metodi di interpolazione dei dati sono più pronunciate nelle regioni ad alta pendenza come la Corrente del Golfo, il Kuroshio e la corrente circumpolare antartica.”

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