Violenze agli animali

Santa Pasqua. Non per gli agnelli!

AgnelloUna nuova investigazione di Animal Equality sulla carne di agnello è stata realizzata da attivisti sotto copertura, infiltrati all'interno di diversi allevamenti e di alcuni macelli. Le riprese video e le foto mostrano il vero volto della pastorizia e dell'industria ovina.

Animal Equality svela attraverso fotografie e filmati cosa accade agli agnelli in diversi allevamenti e macelli italiani, per più di un anno attivisti sotto copertura hanno filmato scene mai viste prima.

Si tratta di immagini scioccanti e reali di quanto accade a questi cuccioli di appena un mese di vita, uccisi per diventare cibo 'tradizionale' sulle tavole degli italiani, anche e soprattutto in questo periodo prossimo alla Pasqua.

Le cifre degli agnelli uccisi ogni anno sono spaventose, un autentico massacro, Animal Equality vuole invitare l'opinione pubblica alla riflessione su quanto accade a questi giovanissimi animali: circa 4 milioni gli agnelli uccisi ogni anno in Italia per il consumo umano, tra quelli esportati dall'Est Europa (Romania prima di tutto) e quelli allevati in Italia. Questa cifra è superiore, se prendiamo in considerazione anche pecore, agnellotti e capre, che in questo periodo non vengono risparmiati meno degli agnelli. Sono quindi circa 800.000 gli animali uccisi in totale solo in questo periodo.

Animal Equality ha investigato filmando e fotografando, negli allevamenti e macelli italiani, scene di violenza diffuse e non casi isolati. Sono state raccolte immagini di un agnello lasciato morto per giorni all'aperto, in un recinto a contatto con altri agnelli e pecore, costituendo anche un grande rischio di contaminazione per tutti gli altri animali.

Legambiente avverte: il 60% degli animali vivisezionati scompare

NO vivisezioneL'avvocato David Zanforlini ha quantificato che nelle prove di laboratorio muoiono in Italia 600 esemplari all'anno tra cani, gatti e scimmie. “Grave discrasia fra il numero di quelli dichiarati in vita dai centri di ricerca alla fine degli esperimenti e quelli invece affidati agli istituti di custodia”...

Seicento animali sottoposti a esperimenti di laboratorio “scompaiono” ogni anno in Italia senza lasciare traccia. Un buco nero sul quale sta cercando di far luce un avvocato del foro di Ferrara, David Zanforlini, ormai esperto di temi ambientalisti. Ultimo in ordine di tempo quello dell’allevamento Green Hill di Montichiari (Brescia).

Proprio seguendo quel caso, Zanforlini viene a sapere da fonti confidenziali che, una volta usciti dai centri di ricerca, alla fase della riabilitazione “arriva appena il 7/8 percento degli animali” (scimmie, cani e gatti). Un 30% finirebbe soppresso a causa delle sofferenze causate dagli esperimenti, che non consentirebbero all’animale una vita normale. “In mezzo c’è un buco di oltre il 60% degli esemplari”. Lo dice il legale, ma non occorre essere esperti di statistica per quantificare il numero di animali “scomparsi”.

Se consideriamo che in Italia, fonte Lega Antivivisezione, ogni anno sono 970 gli animali-cavia (“in questo – fa notare Zanforlini – paradossalmente l’Italia è un’isola felice rispetto ai numeri di Francia, Germania e Inghilterra, che ne ‘vantano’ cinquemila l’anno), si parla di circa 600 esemplari di scimmie, cani e gatti che mancherebbe così all’appello. La materia è disciplinata dalla legge 116 del ’92, relativa alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali.

In Francia alcuni pescatori usano cani e gatti come esche

Cane escaI cani vengono usati come esche per “Sharks” in Francia.

Nella piccola isola vulcanica di Réunion cani vivi e morti ed anche gatti, sono utilizzati come esca per gli squali dai pescatori dilettanti. I randagi qui sono tanti, circa 150.000, dice Reha Hutin, presidente della sede a Parigi, Fondation 30 Millions d'Amis (Fondazione trenta milioni di amici).

Hutin ha inviato una troupe cinematografica a Réunion questa estate per ottenere la prova che gli animali vivi sono stati utilizzati come esca per gli squali.

L'obiettivo era quello di documentare la pratica sul programma televisivo “diritti animali”. Non ci volle molto per la troupe per provare che tutto era vero. Tre casi distinti.

Un veterinario della Clinica della capitale di Réunion, St. Denis ha curato con successo uno dei cani, un cucciolo di sei mesi cane con un amo di grandi dimensioni che gli attraversava il muso (vedi foto).

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