Degrado sociale

Gioco d'azzardo: affari d'oro per il fisco italiano

Gioco d'azzardo: affari d'oro per il fisco italianoIl valore delle puntate raggiunge i 100 miliardi, per l'80% ridistribuiti in vincite. All'Erario vanno circa 8 miliardi, picco europeo in rapporto al Pil. In Abruzzo la spesa pro capite sfiora i 1.800 euro, poi Lombardia ed Emilia Romagna. Ma la propensione al gioco è maggiore nel Mezzogiorno

I conti pubblici ringraziano l'azzardo: dai giochi, il Fisco italiano incassa il doppio di Francia e Regno Unito, quasi quattro volte quel che succede in Spagna o Germania. Se si considera la dimensione dell'economia nazionale, ovvero si rapporta il gettito dal settore dei giochi al Prodotto interno lordo, non ci sono uguali in Europa.

I dati emergono da un focus che l'Ufficio parlamentare di Bilancio, l'Autorità indipendente dei conti pubblici, ha dedicato al comparto. “A tutto il 2016 (dati più recenti disponibili) il gettito del settore dei giochi è pari a quasi 10 miliardi di euro, corrispondente allo 0,6 per cento del Pil e a oltre il 2 per cento delle entrate tributarie complessive. Il gettito (al netto delle vincite) complessivo è aumentato in modo significativo tra il 2006 e il 2010, passando da 6,7 a 8,8 miliardi di euro, grazie agli elevati tassi di crescita (superiori in media al 17 per cento annuo) relativi al comparto dei giochi di nuova generazione. Dal 2011, il gettito si è stabilizzato sugli 8 miliardi, nonostante la netta contrazione del gettito dei giochi tradizionali. Il picco del 2016 è dovuto congiuntamente alla ripresa della raccolta e alla revisione delle aliquote di tassazione verso l'alto”, dice lo studio.

In Italia record povertà o esclusione sociale a causa delle troppe tasse e misero welfare

In Italia record povertà o esclusione sociale a causa delle troppe tasse e misero welfareCon tasse record in Ue e con una spesa sociale tra le più basse d'Europa, in Italia il rischio povertà o di esclusione sociale ha raggiunto livelli di guardia molto preoccupanti. L'analisi è stata realizzata dall'Ufficio studi della CGIA.

In questi ultimi anni di crisi, infatti, alla gran parte dei Paesi mediterranei sono state “imposte” una serie di misure economiche di austerità e di rigore volte a mettere in sicurezza i conti pubblici. In via generale questa operazione è stata perseguita attraverso uno smisurato aumento delle tasse, una fortissima contrazione degli investimenti pubblici e un corrispondente taglio del welfare state.

“Da un punto di vista sociale – fa sapere il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - il risultato ottenuto è stato drammatico: in Italia, ad esempio, la disoccupazione continua a rimanere sopra l'11 per cento, mentre prima delle crisi era al 6 per cento. Gli investimenti, inoltre, sono scesi di oltre 20 punti percentuali e il rischio povertà ed esclusione sociale ha toccato livelli allarmanti. In Sicilia, Campania e Calabria praticamente un cittadino su 2 si trova in una condizione di grave deprivazione. E nonostante i sacrifici richiesti alle famiglie e alle imprese, il nostro rapporto debito/Pil è aumentato di oltre 30 punti, attestandosi l'anno scorso al 131,6 per cento”.

Roberto Saviano: riflessioni sul World Press Freedom Day

Roberto Saviano: riflessioni sul World Press Freedom DayNel giorno del World Press Freedom Day l'intervento dello scrittore: "Giornalisti muoiono o vengono arrestati solo perché hanno scritto, non perché hanno insultato o diffamato, ma perché hanno raccontato, ipotizzato, scovato connessioni. Loro non credono che insultare sui social sia libertà, per loro libertà è poter raccontare ciò che vedono e per farlo rischiano la vita"

Celebriamo il World Press Freedom Day, la giornata internazionale della libertà di stampa patrocinata dall'Unesco, ringraziando chi rischia la propria vita per donarci conoscenza.

Ne tempo in cui conoscere significa appartenere a élite da abbattere, sembra quasi che chi fa informazione muoia per niente. Sembra che il lavoro di chi rischia la vita per raccontare ciò che accade realmente, sia costantemente messo in secondo piano da chi crede che i social media siano produttori di notizie e non luoghi in cui l'unica cosa che è davvero possibile condividere sono stati d'animo e poco più. Ogni volta che dite "è vero perché l'ho letto su Facebook" state condannando voi stessi alla cecità e i giornalisti che rischiano la vita all'isolamento.

Basta commentare l'ultimo tweet del Papa, del politico, dell'attore, del giornalista che amiamo o detestiamo per avere l'illusione che non esistano più barriere tra noi e quelli che ormai, con tutto il disprezzo che abbiamo in corpo, ci siamo abituati a chiamare “i potenti del mondo”. Vogliamo abbattere le caste, eliminare le disuguaglianze, valere quanto gli altri, ma solo sui social, dove provarci non costa nulla.

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