Edoardo Capuano

Direttore e fondatore della testata ECplanet.

Oceano analizzato nei suoi nuovi modelli di nutrienti


I nuovi modelli rappresentano una valida opportunità di prevedere i molti modi in cui ogni oceano risponderà in base all'evoluzione dei cambiamenti climatici.

Secondo un nuovo articolo di Science Advances, (1) per creare un set di dati più accurato, con l'obiettivo di alimentare i modelli oceanici globali, i ricercatori hanno raccolto specifici dati utilizzando tecniche altamente sensibili capaci di misurare il fosfato.

“Questo è un po' un campanello d'allarme per farci capire che, con l'avanzamento della tecnologia, dobbiamo aggiornare i dati e i processi sottostanti che alimentano i modelli oceanici. Questa modalità garantirebbe migliori previsioni”, ha dichiarato il dottor Mike Lomas, (2) ricercatore senior presso il Bigelow Laboratory for Ocean Sciences e autore del documento. “I modelli rappresentano la nostra migliore possibilità di prevedere i molti modi in cui gli oceani risponderanno in base all'evoluzione dei cambiamenti climatici.”

Il dottor Mike Lomas ha acquisito nuovi importanti elementi dai dati provenienti dalle misurazioni ad alta sensibilità. Le nuove informazioni rivelano che il fosfato nell'oceano di superficie è meno abbondante di quanto suggeriscano misure e modelli tradizionali. I ricercatori hanno anche scoperto modelli precedentemente sconosciuti dei livelli di fosfato nei principali bacini oceanici sia nell'Atlantico che nel Pacifico. Le alghe oceaniche dipendono dal fosfato minerale, che è essenziale per tutta la vita sulla Terra. I livelli più bassi di fosfato rappresentano una sfida per le alghe, che sono già destinate a soffrire poiché i cambiamenti climatici rendono più scarsi i nutrienti dell'oceano.

Artrosi: un chip 'imita' la malattia per escogitare terapie mirate

Artrosi un chip imita la malattia per escogitare terapie mirate

Un chip sofisticato, delle dimensioni di una moneta, in cui è possibile coltivare la cartilagine e che in seguito può essere sottoposto a stress meccanico tale da generare gli effetti dell'artrosi.

Questo è lo straordinario risultato raggiunto presso il laboratorio MiMic (Microfluidic e Biomimetic Microsystems) del Politecnico di Milano del dottor Marco Rasponi (1) del campus di Milano, coordinatore dello studio insieme al dottor Andrea Barbero (2) dell'Ospedale Universitario di Basilea.

Non solo ha prodotto il chip rivoluzionario ma, mentre il piccolo dispositivo era in fase di sperimentazione, lo studio, pubblicato su Nature Biomedical Engineering, (3) ha anche dimostrato che l'iperstimolazione meccanica della cartilagine sembra essere sufficiente per indurre la patologia correlata all'osteoartrosi, senza dover ricorrere alla somministrazione di molecole infiammatorie come era comune fare fino ad ora.

Infatti, un'appropriata compressione del tessuto cartilagineo può indurre sintomi tipici dell'osteoartrosi (OA): infiammazione, ipertrofia e un'accelerazione dei processi degenerativi. Pertanto, nella cartilagine “su chip” si crea un ambiente ideale in cui testare l'efficacia e i meccanismi dei trattamenti farmacologici, abbreviando i tempi e i costi della sperimentazione e riducendo al contempo la necessità di test sugli animali.

Energia rinnovabile dalla plastica nera

Energia rinnovabile dalla plastica nera

Nuove ricerche potrebbero aiutare a ridurre i rifiuti di plastica in futuro. La plastica nera potrebbe creare energia rinnovabile.

Ricercatori della Swansea University hanno scoperto come le materie plastiche, comunemente presenti negli imballaggi per alimenti, possano essere riciclate per creare nuovi materiali come i fili elettrici. Questa scoperta potrebbe in futuro contribuire a ridurre la quantità di rifiuti di plastica. Mentre una piccola parte delle centinaia di tipi di plastica può essere riciclata con la tecnologia convenzionale, i ricercatori hanno scoperto che ci sono altre cose che possono essere fatte per riutilizzare la plastica dopo aver raggiunto il suo scopo originale.

La ricerca, pubblicata su The Journal for Carbon Research, (1) si concentra sul riciclaggio chimico che utilizza gli elementi costitutivi della plastica per produrre nuovi materiali.

Anche se tutte le materie plastiche sono fatte di carbonio, idrogeno e talvolta ossigeno, le quantità e le disposizioni di questi tre elementi rendono ogni plastica unica. Poiché le materie plastiche sono sostanze chimiche molto pure e altamente raffinate, possono essere scomposte in questi elementi e quindi incollate in diverse disposizioni per creare materiali di alto valore come i nanotubi di carbonio.

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