Astronomia

Nuove tecnologie al Max Planck Institute for Astronomy

Il Max Planck Institute for Astronomy è coinvolto nell'ingegneria meccanica per i telescopi spaziali e nello sviluppo di rivelatori a infrarossi

Il Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) partecipa per lo sviluppo di tecnologie astronomiche per strumenti sia terrestri che spaziali

Gli astronomi stanno costantemente ampliando le tecnologie con lo scopo di ottenere osservazioni sempre più dettagliate e dati per un numero sempre maggiore di oggetti in una varietà di lunghezze d'onda nello spettro elettromagnetico.

I telescopi e gli strumenti necessari per questo tipo di ricerca all'avanguardia non possono essere acquistati dall'industria. Di solito sono sviluppati da consorzi di istituti di ricerca e società specializzate. In cambio, gli istituti ottengono tempo di osservazione sugli strumenti con i quali, in virtù del loro aiuto nella costruzione, sono molto familiari.

Il Max Planck Institute for Astronomy è coinvolto nello sviluppo di strumenti sia terrestri che spaziali.(1)

Le specialità dell'istituto includono lo sviluppo di ottica adattiva e interferometria nel vicino infrarosso - tecniche per rimuovere l'influenza disturbante dell'atmosfera terrestre dalle immagini astronomiche e per combinare diversi telescopi in uno, rispettivamente.

I progetti attuali in questa direzione includono lo strumento LINC-NIRVANA, gli spettrografi LUCI e il sistema a stella guida laser ARGOS per il Large Binocular Telescope Observatory in Arizona,(2) il rilevatore di velocità radiale CARMENES per l'Osservatorio di Calar Alto e gli strumenti GRAVITY e MATISSE per il Very Large Interferometro del telescopio all'osservatorio Paranal dell'ESO. Il MPIA è anche coinvolto nella progettazione e costruzione di due strumenti, MICADO e METIS, per il prossimo Telescopio Europeo Estremamente Grande di 39 metri.

Come si formano nello spazio i dimeri HCN

Ricerche hanno suggerito che nello spazio l’adenina si possa essere formata da molecole più semplici contenenti idrogeno, carbonio e azoto

Un gruppo internazionale di astronomi guidato da Víctor M. Rivilla dell’Inaf di Arcetri (Firenze) ha scoperto l’abbondante presenza, nello spazio interstellare, dell’isomero Z della cianometanimina – considerata un precursore dell’adenina

Capire l’origine della vita sulla Terra studiando le nubi molecolari della Via Lattea? È possibile ed è quello che sta cercando di fare un team internazionale di astronomi guidati da Víctor M. Rivilla, ricercatore dell’Inaf di Arcetri, a Firenze, con un contratto Marie Sklodowska-Curie, nell’ambito del programma AstroFIt2.(1)

Gli esperti hanno avvistato per la prima volta nel mezzo interstellare, il “serbatoio” che alimenta la formazione di stelle e pianeti nell’universo, la parte mancante della molecola cianometanimina (Z-HNCHCN), che si pensa essere un precursore di una componente chiave del Dna e dell’Rna, cioè l’adenina. La scoperta è stata effettuata con i dati raccolti dal radiotelescopio Iram di 30 metri a Granada, in Spagna.

Modelli teorici hanno suggerito che l’adenina possa essere formata da molecole più semplici contenenti idrogeno (H), carbonio (C) e azoto (N). In particolare, i dimeri(2) di HCN (molecole con 2 atomi di H, C e N) sono considerati i ”mattoni” fondamentali per la formazione dell’adenina. È per questo di cruciale importanza, dal punto di vista astrobiologico, capire come i dimeri HCN si formino nello spazio.

Universo e illusioni astronomiche

Cercando pianeti abitabili, la NASA fa credere che l’universo osservato sia un meccanismo su cui la Vita alligna solo se ci sono certe condizioni

La notizia che la sonda Kepler della NASA ha scoperto una terra simile a 1.400 anni luce di distanza ha eccitato molti, contenti di non essere soli nell’universo e convinti che la Vita emerga solo in pianeti abitabili, cioè vicini a una stella gialla come il nostro sole.

La NASA li sta scoprendo e non sono pochi, per ora 2.326, riportano esperti e media, “dimenticando” di chiedersi cos’è la Vita.

Incredibile ma vero nessuno lo sa. Dopo lunghe discussioni i biologi hanno raggiungo il seguente accordo: la Vita è tutto ciò che si riproduce e mantiene il suo ordine. Una tale definizione include cristalli, pianeti, stelle e sistemi solari, oltre tutti gli organismi sulla superficie terrestre; dimostra che le origini della Vita non risalgono a un passato remoto, ma si rinnovano in ogni concepimento. Il nostro sistema solare nasce con l’esplosione di una supernova, 4-5 miliardi di anni fa. L‘universo osservato nasce con un Big Bang circa 14 miliardi di anni fa, ma è appena il 5% della massa totale e potrebbe essere la riproduzione di universi simili, “oscuri” ma calcolati, sempre sognati e illustrati dagli artisti.

L’Universo è un Organismo intelligente, dicono saggi e poeti sin dall’antichità.

Cercando pianeti abitabili, la NASA fa credere che l’universo osservato (5%) sia un meccanismo su cui questo ente misterioso, la Vita, alligna solo se ci sono certe condizioni. Pochi sanno dell’immane energia oscura che pullula dal “vuoto” ed è niente di meno il 70% della massa, secondo dati ufficiali. Non solo; si “dimentica” anche che il “vuoto” permea tutto, persino gli atomi dei nostri corpi, ed è legato al restante 25% che è materia oscura. Così grazie alla pubblicità, quasi tutti “ignorano” che le sonde spaziali non osservano la realtà, ma solo le “ombre” direbbe Platone i suoi effetti sul 5%. La notizia strepitosa è che il 95% oscuro è indipendente dalle tre forze universali che consideriamo naturali (gravità, elettromagnetismo e nucleare forte).

Allora il 95% è sovrannaturale!?!

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