Segnali internazionali di una crisi epocale

Segnali internazionali di una crisi epocale

I segnali ci sono tutti: dazi doganali, immigrazione selvaggia, minacce Usa in precise aree del pianeta. Nessuno può sapere cosa accadrà di preciso, perché il futuro non si può prevedere, ma siccome gli indizi per una crisi epocale ci sono, non possiamo non tenerne conto.

E questi segnali ci sono ora, non sono frutto della suggestione catastrofista. Senza citare tutto, nell’elenco metterei l’ambiguità del fenomeno Greta Thunberg, la denatalità europea, la burocratizzazione esasperata, l’assalto politico-militare ai paesi con risorse naturali come il Venezuela e l’Iran, l’inasprimento della politica protezionistica americana mentre leader russi e cinesi girano come trottole in un’estenuante attività diplomatica. Insomma, c’è una certa puzza di morte nell’aria, ma nessuno sa se finirà così male, oppure se si tratta solo di percezione catastrofista. Non sempre dove c’è il fumo c’è l’arrosto, però fingere di non sentire l’odore e di non vedere il fumo è una colpa grave. Imperdonabile, poi, se a fare finta di nulla è l’informazione ufficiale.

Perché avvengono fatti così inediti in così poco tempo?

L’ipotesi più convincente è che la disparità delle risorse disponibili non sia molto diversa che in passato, ma con la differenza che ora tutti gli abitanti del pianeta la percepiscono come tale.

La popolazione mondiale, secondo le stime, ha raggiunto i 7,7 miliardi di persone, ed è destinata a crescere fino a 9,2 miliardi entro il 2050. Dentro questo oceano di uomini e donne, solo 850 milioni godono di una situazione accettabile in termini di welfare, alimentazione, opportunità occupazionali, istruzione e sanità. E gli altri 7 miliardi? No, tutti gli esclusi, che sono la stragrande maggioranza, vivono in una situazione di sostanziale indigenza, solo che, rispetto ai “miserabili” del passato, oggi loro ne hanno piena consapevolezza e coscienza.

Quanto potrà durare questa situazione?

Per quanto tempo 7 miliardi di persone continueranno ad accettare che poco più di 800 milioni di loro simili producano e consumino il 90 per cento dei beni del pianeta?

In un intervento effettuato durante l’incontro “Fuori dagli Equivoci” lo scorso 8 marzo a Torino, il giornalista Giulietto Chiesa ha riportato un aneddoto riferito al documentarista americano Douglas Ruskoff. Poco tempo fa un’associazione di miliardari americani ha chiesto a Rushkoff, noto nei media americani per essere un analista futurologo, di fornire loro una consulenza privata in cambio di un compenso incredibilmente generoso. Giunto all’appuntamento, lo hanno accompagnato in una saletta con solo 5 persone presenti. Per una cifra vertiginosa, i 5 “eletti” potevano fare domande a Rushkoff su qualsiasi argomento. «Già mi aspettavo – riferisce dunque l’analista – che mi avrebbero chiesto dove investire i loro soldi in futuro. E invece…». Cosa chiedevano? «Lei cosa pensa che succederà quando il denaro non varrà più nulla? Come dovremo pagare le nostre guardie del corpo?».

«Ci siamo già costruiti un bunker sotterraneo per le famiglie, in grado di resistere diversi mesi, ma che ne farò delle mie guardie del corpo? Anche loro vorranno sopravvivere con le loro famiglie: cosa possiamo escogitare per far sì che non ci uccidano?». Il tono e gli argomenti delle domande fatte al famoso futurologo erano tutte di questo tipo. I ricconi in questione non appartengono a quelle élites che decidono le sorti del pianeta, ma a quanto pare la loro preoccupazione è così forte, le informazioni o le sensazioni che possiedono sono molto preoccupate e preoccupanti. Costoro sanno davvero qualcosa, oppure sono solamente paranoici? Se i rapporti internazionali raccontati dai media sono sempre più tesi, perché non dovremo essere preoccupati anche noi?

Fonte: micidial.it