Verita Censurate

Un mondo con decine di milioni di schiavi

Le vittime di lavoro forzato sono circa 25 milioni, quelle dei matrimoni imposti quasi 15 milioni e mezzo. La zona con più schiavi è l'Africa

La maggior parte dei nuovi schiavi sono donne e bambini.

Le vittime di lavoro forzato sono circa 25 milioni, quelle dei matrimoni imposti quasi 15 milioni e mezzo. La zona più colpita è l'Africa. La denuncia arriva dal nuovo report di Organizzazione internazionale del lavoro e Walk Free Foundation.

Questo articolo è stato pubblicato nel mese di settembre 2017. Da allora la situazione è peggiorata !

La schiavitù non è un retaggio del passato, ma una condizione che interessa oltre 40,3 milioni di persone al mondo, in modo particolare donne e ragazze (il 71% del totale) e bambini (uno schiavo su quattro ha meno di 18 anni). Complessivamente, il 62% è vittima di lavori forzati, mentre il 38% di matrimoni imposti (dati 2016).

Ieri come oggi, la schiavitù è una condizione che interessa soprattutto l’Africa, dove 7,6 persone su 1.000 sono costrette a lavori forzati, sono vittima di tratta o sfruttamento, sono costrette a prostituirsi o a sposarsi contro la propria volontà.

Ma le moderne schiavitù riguardano tutte le aree del mondo. Non è esente l’Asia, dove si concentra il maggior numero di schiavi in termini assoluti (circa 25 milioni, il 62% del totale) e nemmeno la regione formata da Europa e Asia centrale, dove l’incidenza è di 3,9 ogni 1.000 abitanti.

La scarsità di dati a disposizione in alcune regioni del mondo (ad esempio l’America Latina o i Paesi arabi) non permette di valutare correttamente le dimensioni della schiavitù moderna. I cui numeri – elencati nel rapporto “Global estimates of modern slavery” (Stime globali della schiavitù moderna) – restano drammaticamente elevati e, molto probabilmente, sottostimati. Il report (1) è stato realizzato da Organizzazione internazionale del lavoro e Walk Free Foundation, con la collaborazione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

George Orwell fu una creazione della CIA

George Orwell, il cui vero nome era Eric Blair, fu una pura creazione della CIA indipendentemente dall’opinione sulla qualità letteraria del suo lavoro

La Cia convertì George Orwell, il cui vero nome era Eric Blair, nel massimo autore del dopoguerra.

“La verità è che George Orwell, scrive il nostro collaboratore Manuel Medina, era una pura creazione della CIA, indipendentemente dall’opinione sulla qualità letteraria del suo lavoro”. La Central Intelligence Agency non risparmiò un dollaro da investire per promuovere la sua opera”. Dal canto suo, non ebbe scrupoli a diventare uno dei protagonisti della sua opera 1984, denunciando 125 intellettuali ai servizi segreti inglesi, come rivelato da documenti desecretati dal governo di Londra.

George Orwell, il cui vero nome era Eric Blair, nacque in India nel 1903 dove suo padre era funzionario coloniale, da una famiglia ristocratica inglese. Parte dell’adolescenza la passò nel famoso ed elitario “Eton College”, una scuola in cui le classi benestanti inglesi istruivano, ed istruiscono, la loro prole. A 20 anni, l’ammirazione per l’impero inglese lo portò ad arruolarsi nella Polizia Imperiale, venendo assegnato alla Birmania.

Nel 1927, dopo aver accertato direttamente la natura delle forze repressive inglesi nelle colonie, tornò a Londra, dove cercò di farsi strada come scrittore. Come risultato della sua esperienza birmana, dove assistette a tortura e derisione della popolazione nativa, il suo pensiero politico si radicalizzò verso sinistra. Sebbene il rapporto con la polizia inglese e le sue esperienze nel mondo sotterraneo parigino gli fornissero materiali abbondanti per creazioni letterarie, i suoi primi romanzi non ebbero il minimo successo. Nel 1936, Orwell viaggiò in Spagna e si arruolò nell’esercito repubblicano per combattere la ribellione franchista.

Quella esperienza che, in realtà, fu di pochi mesi, servì per scrivere “Omaggio alla Catalogna”, forse il suo miglior lavoro. Durante la presenza in Spagna ebbe l’opportunità di assistere agli scontri tra militanti comunisti e repubblicani, da un lato, e anarchici e del POUM dall’altro. Il dramma di quel combattimento fratricida, che Orwell visse dalla parte dei perdenti, l’avrebbe portato a definirsi ideologicamente uno strano cocktail che combinava anarchismo e una variante originale del trotzkismo.

Quando hanno già tutto deciso ci mandano a votare

Cosa si va a votare quando i problemi vengono posti alla popolazione dai mass media e divengono oggetto di dibattito solo quando oramai il gioco è fatto

Quando hanno già tutto deciso ci mandano a votare per illuderci che siamo noi a decidere il nostro futuro.

Le innovazioni importanti, le strategie di lungo termine, le grandi operazioni di ingegneria sociale, sono deliberate a porte chiuse dall’oligarchia, in isolamento tecno-burocratico, indi calate sulla popolazione generale sotto il manto di nobili scopi di interesse comune, ma senza che ne sia rivelata la natura, gli effetti e gli obiettivi ultimi.

Così è avvenuto, ad esempio, con il processo di integrazione europea, con le cessioni di sovranità, con l’euro, con le riforme della banca centrale e del sistema bancario. Mentre in epoche passate, e nei paesi culturalmente tuttora nel passato (come quelli islamici) si ricorre alla mobilitazione ideologica delle masse per fare i rivolgimenti (vedi primavere arabe), nel vigente sistema di potere liberale e democratico il dibattito politico pubblico è permesso, o perlomeno può aver luogo, solo dopo che tali riforme abbiano raggiunto gli obiettivi per i quali sono state introdotte, in modo che il dibattito pubblico e la politica popolare, la ‘democrazia’, non possa impedire il raggiungimento di tali effetti. Cioè i problemi vengono posti all’opinione pubblica dai mass media e divengono oggetto di dibattito ed eventualmente di lotta politica (popolare) solo quando oramai il gioco è fatto e la lotta politica è innocua, inutile.

Le poche volte che la volontà popolare si è attivata per tempo dicendo no a qualche riforma calata dall’altro, come nei referendum per l’integrazione europea, i popoli sono stati fatti rivotare fino ad approvarla. Anche per la Brexit si spinge in tal senso, seppur in modo contrastato, perché su di essa l’élite britannica è divisa.

La politica popolare, di regola, viene in tal modo attivata su problemi ormai superati. Viene attivata in modo fittizio per dare sfogo. Lotta per chiudere le porte della stalla dopo che i buoi sono stati rubati.

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