Booking.com

Riflessioni

Allontanarsi dalla natura favorisce le malattie

Nell’arco di solo un paio di generazioni abbiamo sviluppato tecnologie e sostanze chimiche sintetiche che ci hanno permesso di isolarci dalla natura

Noi tutti soffriamo di quella che Richard Louv, autore di “L’ultimo bambino nei boschi” (Rizzoli, 2006) ha denominato “disturbo da deficit di natura”. Due o tre generazioni fa si viveva molto più a contatto con la natura.

Le nostre radici agricole furono precedute da millenni di caccia, raccolta, allevamento e pesca. Tutte queste attività richiedevano una connessione innata con l’ambiente naturale. Dovevamo saper decifrare i canti degli uccelli, interpretare le nuvole, conoscere la direzione del vento, seguire le correnti, riconoscere gli insetti nocivi e curare una mucca malata. La nostra stessa sopravvivenza era legata a quelle forme di sapere e i nostri antenati hanno risalito la catena alimentare padroneggiando quelle preziose abilità.

Provavano un rispetto sacro e profondo per la natura, perché comprendevano il legame di nutrimento vitale che essa offriva… La nostra memoria genetica e la nostra linea di ascendenza ci vedevano vicini alle erbe, agli alberi, al suolo e agli elementi. Ricevere una quantità sufficiente di pioggia era una questione di vita o di morte. Si conservava l’acqua perché qualcuno, quella mattina presto, aveva dovuto fare 3 chilometri a piedi per procurarla.

Quando si trovava del cibo, ci si rallegrava e si rendeva grazie: se cadeva a terra, si soffiava via la polvere e lo si mangiava. Non c’erano margini di spreco. Gli scarti finivano nel concime e le ossa andavano ai cani che proteggevano il nostro territorio e ci aiutavano nella caccia; perfino esse avevano uno scopo e un senso.

Oggi molti di noi vivono in aree in cui la terra è ricoperta di asfalto e il nostro unico e vero modo di entrare in contatto con essa è offerto da quegli “zoo della natura” che chiamiamo parchi. Dai parchi locali alle foreste nazionali, abbiamo imprigionato Madre Terra nel tentativo di preservarla e proteggerla da noi. Noi violiamo, distruggiamo, inquiniamo. Siamo arrivati a identificarci in “quell’animale che cammina attraverso il Giardino e lo distrugge”.

La nostra nascita permette all'anima di realizzare i suoi progetti

Vivere in sintonia con l'anima significa essere oltre le paure tipiche della mente plasmata e programmata attraverso il processo educativo

Tutti nasciamo con un progetto dell'anima. Per questo, dopotutto, veniamo al mondo. Decidiamo di nascere, di esserci, di vivere sulla Terra, di esistere assieme agli altri nostri simili.

Tutto fila liscio fino a quando non incominciamo ad andare a scuola e ad essere educati alla razionalità. La razionalità, purtroppo, crea una mente ipertrofica che non lascia più spazio ai progetti della nostra Anima, nascondendoli in un angolo sperduto del nostro dimenticatoio interiore. Col tempo e man mano che la nostra educazione prosegue, il risultato sarà una dimenticanza delle nostre origini divine e dei nostri progetti animici.

A quel punto, le strade che si potranno intraprendere saranno due: una vita meccanica, da robot programmato per eseguire ordini ricevuti tramite l’educazione, oppure andare controcorrente, ponendosi strada facendo le giuste domande. Tutto dipenderà dalla propensione di ognuno di noi. Nessuno è giusto o sbagliato: attenzione a non fare questo errore di classificazione, altrimenti si rischia di cadere nel giudizio. Ciascuno, semplicemente, fa la propria scelta in base a ciò di cui ha bisogno in quel dato momento della propria vita, ed in base alle nozioni e convinzioni acquisite ed elaborate nel tempo.

Si può allora vivere da robot tutta la vita senza nemmeno esserne consapevoli, e di fatto la maggior parte delle persone tende a seguire questa strada, e a starci perfino bene in questa condizione. Tuttavia è anche vero, che oggi molte altre persone si stanno avvicinando sempre più alla spiritualità e all’introspezione, e questo, non per seguire una moda New Age o per ricalcare le orme degli hippies sessantottini, ma per convinzione profonda.

Quello che guida molti alla ricerca di qualcosa di trascendente, di spirituale, è un disagio interiore, io lo definirei come un’esigenza dell’Anima. L’Anima, infatti, sin dalla nostra nascita, resta ad aspettare la realizzazione, per il tramite nostro, dei suoi progetti. Essa vuole solo vederci felici e realizzati, nient’altro. Nessuno però c’insegna ad ascoltare i nostri bisogni, le nostre esigenze primarie. Anzi, l’educazione tende soprattutto ad allontanarci dall’Anima.

Ci vengono impartite delle direttive attraverso il processo educativo, facendoci credere che se le eseguiremo potremo essere felici e far parte a pieno titolo della società.

Il valore esoterico dei Cristalli

Le pietre e i cristalli hanno sempre accompagnato la vita dell’uomo. In maniera silenziosa i cristalli diffondono la loro magia e il loro potere.

Le pietre e i cristalli hanno sempre accompagnato la vita dell’uomo. Del resto il quarzo, re della “famiglia cristallina”, secondo i geologi, nasce proprio nel momento del “Big Bang”, ovvero in quel momento di esplosione in cui il Suono Sacro “Om” dà il via alla Creazione.

Sarà per questo che l’essere umano riconosce istintivamente la sua bellezza naturale e autentica, che testimonia la presenza della Luce in Terra. Il quarzo, che viene al mondo prima dell’uomo, lo guida e gli dona amorevolmente e silenziosamente i suoi Insegnamenti, che emanano dalla sua perfetta e assolutamente armoniosa struttura atomica. Per chiarezza: quando si parla di quarzi si intendono il quarzo ialino, fumè, citrino, rutilato; quando si parla di pietre e cristalli, si intendono tutte quelle coi colori dell’arcobaleno (tra le più famose: rubino, zaffiro, lapislazzuli, giada, granato, topazio…)

Le pietre, di tutti i colori dell’arcobaleno, sono state usate dai tempi dei tempi come talismani e amuleti, oggetti propiziatori, abbellimenti per la realizzazione di preziosi gioielli, scrigni di potere e forza per re, imperatori e uomini di potere… In tutte le saghe e leggende antiche c’è qualche pietra nella quale è sepolto qualche antico e magico sapere; una per tutte, basti pensare alla “Leggenda del Santo Graal”, ancora così vibrante nel nostro cuore, ancora avvolta di mistero: la coppa pare fosse interamente scavata nel prezioso e sublime Smeraldo…

Ma anche i più rudi guerrieri non restavano immuni davanti al potere ammaliante delle pietre; si narra nell’Esodo che una corazza, guarnita di dodici preziosi gioielli disposti su quattro file e indossata sopra il cuore, avrebbe conferito ad Aronne la potenza di Dio. Sebbene non si sappia quali specifiche pietre fossero state usate nella fabbricazione della corazza, essa viene intesa come frutto dell’ispirazione divina e detentrice di incredibili poteri spirituali.

Le pratiche mediche di molte culture antiche, assai diverse dall’attuale medicina allopatica, erano orientate verso una visione olistica, e prescrivevano di indossare amuleti e talismani intorno al collo, a scopo terapeutico. A seconda del tipo di disturbo, venivano quindi portate pietre particolari per sortire l’effetto desiderato.

Pagine