Lavoro

In Grecia i cittadini di nuovo in piazza contro l’austerity. Nessuno ne parla

Tsipras - crisi economicaScuole e uffici pubblici chiusi, trasporti locali paralizzati, e così anche treni e navi traghetto.

Dipendenti pubblici, bancari, marinai e molto altro hanno bloccato la Grecia con un nuovo sciopero generale, per dire basta all’austerità. Uno sciopero a cui la maggior parte dei media mainstream non ha dato voce, ma del quale noi del Diario vogliamo rendervi conto.

Perché è stata una dignitosa e compatta protesta contro il nuovo taglio dei salari e l’aumento delle tasse. Provvedimenti che il governo di Alexis Tsipras ha dovuto introdurre per portare a termine le manovre di austerità richieste dal Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione europea, e che saranno approvati dal Parlamento entro il fine settimana.

L’agitazione di 24 ore

L’agitazione è stata promossa dai sindacati del settore privato e da quelli della pubblica amministrazione. I dipendenti pubblici, il personale delle banche, i dipendenti delle ferrovie, i marinai mercantili e i medici statali sono stati in prima fila tra i professionisti che hanno partecipato allo sciopero di 24 ore. Sciopero che ha visto il blocco delle navi da passeggeri nei porti, i trasporti urbani interrotti e gli uffici amministrativi chiusi.

Spettro povertà ed esclusione sociale per 17,5 mln di italiani

Povertàl dato è sostanzialmente stabile rispetto al 2014, ma peggiorano le condizioni delle famiglie con almeno 5 componenti

La fotografia scattata dall'istat sulla povertà in Italia è impietosa: oltre uno su quattro è a rischio, con dati drammatici al Sud del Paese, dove la percentuale si avvicina a metà della popolazione. Di più, la diseguaglianza tra i redditi dei ricchi e dei poveri è tra le maggiori in Europa. Il 'metro' per misurare la situazione è la definizione adottata nell'ambito della Strategia Europa 2020, ovvero deve verificarsi almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.

I DATI - Nel 2015 si stima che il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale. La quota è sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%) a sintesi di un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 12,1% a 11,7%); resta invece invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%).

Si rilevano segnali di peggioramento tra chi vive in famiglie con almeno cinque componenti (dal 40,2% al 43,7%) e, in particolare, tra chi vive in coppia con almeno tre figli (da 39,4% a 48,3%, pari a circa 2.200.000 individui). Tale peggioramento è associato ad un incremento sia del rischio di povertà (+7,1%) sia della grave deprivazione materiale (+3%). Per gli stessi individui si osserva, invece, un miglioramento per la bassa intensità lavorativa (che passa dal 14,6% al 12,4% tra gli individui delle famiglie numerose e dal 14,1% all'11,4% tra le coppie con almeno tre figli).

Economia Italia nell'abisso anche nel terzo trimestre 2016

Matteo Renzi Cari amici, come di consueto ho provveduto ad aggiornare l'ormai celebre (e mitico) grafico sulla crescita del Pil dei paesi del G7 e Eurozona (a 19 Paesi).

I dati riportati nel terzo trimestre del 2016, sono quelli relativi alla prima lettura del Pil.

Pertanto il grafico verrà ulteriormente aggiornato nelle prossime settimane, con i dati definitivi.

Per quanto riguarda il Canada, il dato sul Pil del terzo trimestre verrà comunicato il prossimo 30 novembre.

Quindi, successivamente, procederò ad un aggiornamento complessivo.

Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.

Tutti i paesi sono tornati a sopra i livelli precedenti la crisi (perfino l'Area euro a 19 paesi).

Tutti tranne l'Italia, che naviga ancora nell'abisso.

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