Diritti umani

Ilaria Bifarini: i miliardi di dollari di aiuti all’Africa? Che fine hanno fatto?

Ilaria Bifarini, migranti africaniIngenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziarie internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni. Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi.

È stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa. L’Africa dunque è sempre più povera, ma di una povertà nuova rispetto a quella del passato coloniale.

Il continente africano annovera infatti i paesi con i più alti livelli di disuguaglianza al mondo, in cui il divario tra una ristretta élite dedita al lusso e il resto della popolazione che vive in uno stato di miseria è abissale.

Dunque, cosa non ha funzionato?

Dove sono finiti i fiumi di miliardi di dollari?

La risposta in realtà è alquanto intuitiva: hanno seguito la stessa corrente che trascina la ricchezza collettiva su scala mondiale. Sono finiti in conti offshore, hanno arricchito a dismisura élite locali consenzienti e complici dei grandi speculatori internazionali e soprattutto hanno arricchito loro, i Signori del debito.

GRID: 30,6 mln di sfollati nel 2017 a causa di conflitti e le calamità naturali

GRID: 30,6 mln di sfollati nel 2017 a causa di conflitti e le calamità naturaliI conflitti e le calamità naturali dello scorso anno hanno causato lo spostamento di 30,6 milioni di persone dai loro paesi, secondo uno studio(1) pubblicato dall'Osservatorio sullo spostamento interno (IDMC)(2) e dal Norwegian Refugee Council (NRC).(3)

Questa cifra equivale a più di 80.000 sfollati al giorno, secondo il World Report on Internal Displacement.

Di quel totale di 30,6 milioni di persone, 11,8 milioni hanno dovuto lasciare le loro case o il luogo di rifugio a causa di conflitti e violenze, quasi il doppio dei 6,9 milioni nel 2016.

Tuttavia, molti di coloro che dovevano fuggire erano già stati costretti a spostarsi in occasioni precedenti a causa del conflitto nei loro paesi, specialmente in Siria, nello Yemen o in diversi Stati africani, in particolare nel Sud del Sudan.

L'Africa sub-sahariana ha registrato 5,5 milioni di viaggi, mentre in Medio Oriente e Nord Africa c'erano 4,5 milioni.

Queste cifre aumentano il numero totale di persone che vivono in sfollati interni causate da conflitti nel mondo a quasi 40 milioni.

Roberto Saviano: riflessioni sul World Press Freedom Day

Roberto Saviano: riflessioni sul World Press Freedom DayNel giorno del World Press Freedom Day l'intervento dello scrittore: "Giornalisti muoiono o vengono arrestati solo perché hanno scritto, non perché hanno insultato o diffamato, ma perché hanno raccontato, ipotizzato, scovato connessioni. Loro non credono che insultare sui social sia libertà, per loro libertà è poter raccontare ciò che vedono e per farlo rischiano la vita"

Celebriamo il World Press Freedom Day, la giornata internazionale della libertà di stampa patrocinata dall'Unesco, ringraziando chi rischia la propria vita per donarci conoscenza.

Ne tempo in cui conoscere significa appartenere a élite da abbattere, sembra quasi che chi fa informazione muoia per niente. Sembra che il lavoro di chi rischia la vita per raccontare ciò che accade realmente, sia costantemente messo in secondo piano da chi crede che i social media siano produttori di notizie e non luoghi in cui l'unica cosa che è davvero possibile condividere sono stati d'animo e poco più. Ogni volta che dite "è vero perché l'ho letto su Facebook" state condannando voi stessi alla cecità e i giornalisti che rischiano la vita all'isolamento.

Basta commentare l'ultimo tweet del Papa, del politico, dell'attore, del giornalista che amiamo o detestiamo per avere l'illusione che non esistano più barriere tra noi e quelli che ormai, con tutto il disprezzo che abbiamo in corpo, ci siamo abituati a chiamare “i potenti del mondo”. Vogliamo abbattere le caste, eliminare le disuguaglianze, valere quanto gli altri, ma solo sui social, dove provarci non costa nulla.

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