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Piergiorgio Gawronski: stampare denaro, o l’Italia sarà distrutta

Stampa EuroIl rapporto Istat appena uscito prefigura un crollo di civiltà: la percentuale di concittadini in stato di «grave deprivazione» vola al 14,7. In soli sei anni il Pil pro capite è sceso dell’11,5%; nella graduatoria internazionale l’Italia passa dal 31°al 45°posto.

Anche il futuro è stato ipotecato: calano infatti la ricchezza (-12%), gli investimenti pubblici (dal 4 al 2,9% del Pil), la capacità produttiva (-16% nell’industria), gli studenti universitari (-17%); crescono il debito pubblico, il debito estero netto (28% del Pil, sul quale l’Italia paga 12 miliardi di interessi l’anno), i giovani senza lavoro (57% fra disoccupati e scoraggiati).

Perciò è essenziale a questo punto dire la verità.

La crisi non dipende dai nostri vizi storici, bensì – lo dicono i dati – da uno straordinario, diffuso timore di spendere i soldi.

Per uscirne non è perciò necessario «cambiare gli italiani» o la struttura economica: la depressione della domanda, notoriamente, si cura sostenendo crisila domanda. Terapia tutt’altro che difficile: basta spendere soldi; e i soldi… si stampano. Ma noi abbiamo consegnato le leve macroeconomiche all’Europa. E i trattati europei – concepiti per combattere l’inflazione (l’eccesso di domanda) – offrono ai liberisti europei un inopinato potere di veto su tutto ciò che di significativo si potrebbe e si dovrebbe fare. Perciò resta il problema di fondo, «noto e così riassumibile: l’Italia deve rimanere credibile sul terreno dei conti pubblici, ma deve dare prova concreta di discontinuità in chiave pro crescita» (Guido Gentili). Cioè: deve alimentare la spesa, ma non ha i soldi per farlo.

Per uscire dall’impasse ci sono tre strade.

La piazza finanziaria di Singapore sta sostituendo quella Svizzera

SingaporeSingapore starebbe letteralmente facendo le scarpe alla Svizzera.

L'efficienza e la fama della piazza finanziaria asiatica stanno facendo il giro del mondo, tanto che molti preferiscono emigrare a est spaventati da un segreto bancario elvetico sempre più vacillante.

A sposare questa teoria è Jim Rogers, fondatore insieme a George Soros di Quantum Fund, che ha espresso la sua opinione in un'intervista rilasciata a “Fusion Market Site” sull'evoluzione dei centri finanziari off-shore.

Secondo Rogers, Singapore rappresenta “la piazza in più rapida crescita dei prossimi dieci anni, lasciando alla Svizzera di che pensare”. A detta del noto investitore, il valore aggiunto di Singapore risiederebbe in una serie di fattori: le basse imposte sul reddito, alti incentivi al risparmio, grande attrattività sia dal punto di vista dei grandi capitali, che del mercato del lavoro accentrando verso di sé i migliori professionisti della finanza internazionale.

È ovvio come il paese asiatico stia sfruttando a suo vantaggio le difficoltà politiche, economiche e fiscali che centri come, per esempio, Svizzera e Cipro stanno attualmente vivendo per potenziare al meglio le proprie performance.

Piergiorgio Gawronski: stampare denaro, o l’Italia sarà distrutta

Stampa EuroIl rapporto Istat appena uscito prefigura un crollo di civiltà: la percentuale di concittadini in stato di «grave deprivazione» vola al 14,7. In soli sei anni il Pil pro capite è sceso dell’11,5%; nella graduatoria internazionale l’Italia passa dal 31°al 45°posto.

Anche il futuro è stato ipotecato: calano infatti la ricchezza (-12%), gli investimenti pubblici (dal 4 al 2,9% del Pil), la capacità produttiva (-16% nell’industria), gli studenti universitari (-17%); crescono il debito pubblico, il debito estero netto (28% del Pil, sul quale l’Italia paga 12 miliardi di interessi l’anno), i giovani senza lavoro (57% fra disoccupati e scoraggiati).

Perciò è essenziale a questo punto dire la verità.

La crisi non dipende dai nostri vizi storici, bensì – lo dicono i dati – da uno straordinario, diffuso timore di spendere i soldi.

Per uscirne non è perciò necessario «cambiare gli italiani» o la struttura economica: la depressione della domanda, notoriamente, si cura sostenendo crisila domanda. Terapia tutt’altro che difficile: basta spendere soldi; e i soldi… si stampano. Ma noi abbiamo consegnato le leve macroeconomiche all’Europa. E i trattati europei – concepiti per combattere l’inflazione (l’eccesso di domanda) – offrono ai liberisti europei un inopinato potere di veto su tutto ciò che di significativo si potrebbe e si dovrebbe fare. Perciò resta il problema di fondo, «noto e così riassumibile: l’Italia deve rimanere credibile sul terreno dei conti pubblici, ma deve dare prova concreta di discontinuità in chiave pro crescita» (Guido Gentili).

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