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Come gli alberi potrebbero salvare il clima

Come gli alberi potrebbero salvare il clima

Per la prima volta i ricercatori hanno stilato una mappa globale dei luoghi nel mondo in cui si potrebbero piantare nuovi alberi con lo scopo di migliorare il clima.

Il Crowther Lab dell'ETH di Zurigo studia soluzioni naturali per contrastare i cambiamenti climatici. Nel loro ultimo studio, pubblicato da Science, (1) i ricercatori hanno mostrato per la prima volta dove nel mondo potrebbero crescere nuovi alberi e quanto carbonio avrebbero immagazzinato.

Jean-François Bastin, (2) autore principale e post dottorato del Crowther Lab, spiega: “abbiamo stilato un progetto in cui si è valutata l'esclusione delle città o delle aree agricole dalla lista delle zone idonee al ripristino boschivo perché sono luoghi peculiari per la vita degli esseri umani.”

I ricercatori hanno calcolato che, in base alle attuali condizioni climatiche, le aree della Terra potrebbero supportare 4,4 miliardi di ettari di copertura continua di alberi. Questa stima corrisponde a 1,6 miliardi in più rispetto ai 2,8 miliardi di ettari attualmente esistenti. Di questi 1,6 miliardi di ettari, 0,9 miliardi di ettari soddisfano il criterio di non essere usati dalle attività umane. Ciò significa che attualmente esiste un'area grande quanto gli Stati Uniti disponibile per la riforestazione. Una volta cresciute, queste nuove foreste potrebbero immagazzinare 205 miliardi di tonnellate di carbonio: circa due terzi dei 300 miliardi di tonnellate di carbonio che sono state rilasciate nell'atmosfera a causa dell'attività umana dalla rivoluzione industriale.

Il Professor Thomas Crowther, (3) coautore dello studio e fondatore del Crowther Lab all'ETH di Zurigo, spiega: “sapevamo tutti che il ripristino delle foreste potrebbe avere un ruolo nell'affrontare il cambiamento climatico, ma non sapevamo quanto fosse grande l'impatto. Il nostro studio mostra chiaramente che la riforestazione è la migliore soluzione oggi disponibile per contrastare i cambiamenti climatici, ma dobbiamo agire rapidamente perché le nuove foreste impiegheranno decenni per maturare e raggiungere il loro pieno potenziale come fonte di stoccaggio naturale del carbonio.”

L'esercito USA impiega le frequenze 5G per scopi militari

L'esercito USA impiega le frequenze 5G per scopi militari

Che cosa hanno in comune la rete 5G e un'arma non letale sviluppata dai militari? Il Dipartimento della Difesa ha sviluppato un dispositivo di controllo della folla non letale chiamato Active Denial System (ADS). (1)

Questo articolo è stato pubblicato da Health Freedom Idaho nel mese di dicembre 2018 ma è estremamente attuale. In Europa il dibattito sulla tecnologia 5G è molto intenso. Coloro che hanno asserito che questa tecnologia può essere utilizzata a scopi militari sono stati derisi, ma questo articolo prova in maniera inequivocabile che la tecnologia 5G è impiegata nell'ambito militare.

L'ADS funziona sparando un raggio ad alta potenza di onde a 95 GHz su un obiettivo, ovvero a lunghezze d'onda millimetriche. Chiunque viene catturato dentro il raggio sentirà un forte bruciore alla pelle. La sensazione di bruciore si interrompe quando l'obiettivo lascia il raggio. Quest'arma opera su onde a 95 GHz e il 5G funzionerà sulle stesse frequenze.

Le reti cellulari e Wi-Fi di oggi si basano sulle microonde, un tipo di radiazione elettromagnetica che utilizza frequenze fino a 6 gigahertz (GHz) per trasmettere in modalità wireless voce o dati. Tuttavia, le applicazioni 5G (2) richiederanno lo sblocco di nuove frequenze più alte da 6 GHz a 100 GHz e oltre, utilizzando onde submillimetriche e millimetriche, per consentire la trasmissione a velocità ultra elevate di dati nella stessa quantità di tempo rispetto alle precedenti tecnologie a microonde.

L'arma statunitense che si basa sulla capacità di questa tecnologia elettromagnetica di indurre spiacevoli sensazioni di bruciore sulla pelle come una forma di controllo della folla è stata lanciata nel mese di dicembre del 2018.

Le onde millimetriche sono utilizzate dall'esercito degli Stati Uniti nelle pistole a dispersione di massa chiamate Active Denial Systems.

Produzione di energia elettrica negli estuari

Produzione di energia elettrica negli estuari

I ricercatori dell'EPFL (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne) stanno lavorando a un metodo per catturare una fonte di energia costantemente disponibile negli estuari dei fiumi: il potere osmotico, noto anche come energia blu.

La maggior parte delle tecnologie per produrre energia rinnovabile dipendono dalle condizioni meteorologiche. I parchi eolici possono funzionare solo quando c'è il vento mentre le centrali solari producono energia dalla luce del sole.

L'osmosi è un processo naturale attraverso il quale le molecole migrano, da una soluzione concentrata a una più diluita, attraverso una membrana semi-permeabile al fine di bilanciare le concentrazioni. Negli estuari dei fiumi, gli ioni di sale caricati elettricamente si spostano dall'acqua salata del mare all'acqua del fiume fresca. L'idea è di sfruttare questo fenomeno per generare energia.

Ricercatori del Laboratorio di biologia nanometrica (LBEN) EPFL (Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne), diretti dalla professoressa Aleksandra Radenovic (1) presso la School of Engineering, hanno dimostrato che la produzione di energia, mediante l'osmosi, potrebbe essere ottimizzata utilizzando la luce. Riproducendo le condizioni che si verificano negli estuari, hanno proiettato la luce su un sistema che combina acqua, sale e una membrana di soli tre atomi per generare più elettricità. Sotto l'effetto della luce, il sistema produce il doppio della potenza. Le loro scoperte sono state pubblicate su Joule. (2)

Il sistema coinvolge due compartimenti pieni di liquido, a concentrazioni di sale marcatamente differenti, separati da una membrana di solfuro di molibdeno (MoS2). Nel mezzo della membrana si trova un nanoporo, un piccolo foro compreso tra tre e dieci nanometri (un milionesimo di millimetro) di diametro.

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