Astronomia

Creata una “risonanza magnetica” dei movimenti del plasma che si trova all'interno del Sole

oleUn team di scienziati ha creato una “risonanza magnetica” dei movimenti interni del plasma del Sole, mettendo in luce come si trasferisce il calore dal suo interno profondo alla sua superficie.

Il risultato, che appare sulla rivista The Proceedings of National Academy of Sciences, rovescia la nostra comprensione di come il calore viene trasportato verso l’esterno da parte del Sole e sfida le attuali spiegazioni della formazione delle macchie solari e la produzione del campo magnetico.

Il lavoro è stato condotto dai ricercatori della NYU Courant Institute of e il suo Dipartimento di Fisica, Università di Princeton, il Max Planck Institute, e la .

Il calore del sole, generato dalla nel suo nucleo, viene trasportato in superficie dalla nel terzo strato esterno. Tuttavia, la nostra comprensione di questo processo è in gran parte teorica,il Sole è opaco, in modo che la convezione non può essere osservata direttamente. Di conseguenza, le teorie in gran parte possono basarsi su ciò che sappiamo sul flusso del fluido e quindi la loro applicazione al Sole, che è composto principalmente di idrogeno, elio, e .

Sviluppare una comprensione più precisa della convezione è di vitale importanza per comprendere una serie di fenomeni, compresa la formazione di , che hanno una temperatura più bassa rispetto al resto della superficie del Sole, e il campo magnetico del Sole, che viene creato dai movimenti interni del plasma.

Individuato un buco nero dalle dimensioni inusuali

Buco neroFinora i cosmologi avevano trovato ampia evidenza di due soli tipi di buchi neri: i buchi neri stellari e i buchi neri supermassicci.

Un buco nero stellare, anche noto come buco nero di massa stellare, si forma dal collasso gravitazionale di una stella massiccia di 20 o più masse solari. Un buco nero supermassiccio o supermassivo, invece, è il più grande tipo di buco nero con una massa di milioni o miliardi di volte superiore a quella del Sole. Si crede che quasi tutte le galassie possiedano un buco nero supermassiccio al loro centro. Ma non è molto facile trovare un buco nero di dimensione intermedia e per questo la sua esistenza è sempre stata ipotetica.

Ora, un gruppo di ricercatori internazionale è riuscito a trovare una prova che suggerisce l’esistenza di un buco nero dell’ordine di 90,000 stelle delle dimensioni del nostro Sole. Questo team ha trovato che ESO 243-49 HLX-1, scoperto nel 2009, sembra avere le caratteristiche di un buco nero di massa intermedia. La ricerca è pubblicata sulla rivista Science.

Il buco nero HLX-1 è situato nella galassia ESO 243-49 a 280 milioni di anni luce da noi. In generale è molto probabile che i buchi neri si trovino nel centro delle loro galassie come quello che esiste nel centro della nostra Via Lattea. Ma HLX-1 si trova inusualmente in prossimità dei confini della galassia. È stato osservato solo perché stava emettendo raggi X e bagliori radio.

Grazie a queste scoperte, il team di questa nuova ricerca ha cominciato a concentrarsi esclusivamente sul buco nero, sperando che fosse il primo esempio di un buco nero di massa intermedia.

Una stella spazza via l'atmosfera di un pianeta

Una stella spazza via l'atmosfera di un pianetaL'atmosfera di un pianeta strappata via dalla sua stella.

L'atmosfera di un pianeta 'strappata via' da una violentissima eruzione avvenuta sulla sua stella: l'evento è stato ripreso in diretta dagli 'occhi' di due osservatori spaziali, i telescopi Hubble e Spitzer. L'ondata di radiazioni che ha portato via parte dell'atmosfera all'esopianeta HD 189733b, distante 63 anni luce dalla Terra, è stata osservata da un gruppo di ricercatori internazionali guidato dal Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs) e pubblicata sulla rivista Astronomy and Astrophysics.

Una serie di osservazioni del pianeta HD 189733b e della sua stella, realizzate alla fine del 2011 prima con Spitzer (nei raggi X) e poche ore dopo con Hubble (nel visibile), ha permesso, 'verosimilmente', di assistere in diretta agli effetti prodotti da un'eruzione solare, un fenomeno che avviene anche sul nostro Sole ma con effetti meno drammatici, sull'atmosfera del suo vicinissimo pianeta.

Le osservazioni fatte da Hubble hanno verificato un'anomalia nell'atmosfera del pianeta, un gigante gassoso molto simile a Giove, ma molto vicino alla sua stella (la distanza che li separa è un trentesimo d quella Terra-Sole): un pennacchio di gas prodotto da almeno 1.000 tonnellate di materiale bruciate al secondo. Secondo i ricercatori francesi, il fenomeno, mai visto prima, potrebbe essere strettamente associato a un potente 'flash' di radiazioni a raggi X osservate poche ore prima dal telescopio Spitzer: “sembra molto probabile che l'evaporazione vista poche ore dopo con Hubble sia stata dovuta proprio all'impatto di questo bagliore”, ha spiegato Peter Wheatley, uno dei responsabili dello studio.

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