Strategie

Putin ammoderna la marina militare

Vladimi Putin - flotta navale russaUna nuova marina militare, capace di neutralizzare la minaccia Usa rappresentata dal “Prompt Global Strike”, sistema d’arma convenzionale (in fase di sviluppo) in grado di mettere Washington nella possibilità di colpire obiettivi in tutto il mondo in meno di un’ora, con precisione micidiale, attraverso asset ipersonici rivolti contro la deterrenza nucleare russa.

La risposta di Mosca: sviluppare la flotta con potenti navi leggere per avvicinare i missili all’attaccante e scoraggiare il “Prompt Global Strike”, pensando innanzitutto a proteggere le coste da cui dipende la sicurezza russa.

L’altro grande obiettivo strategico del futuro è l’Artico, sul quale la marina della Russia – la seconda forza navale più potente al mondo – è in netto vantaggio. Questa l’analisi che, sul “Giornale”, Franco Iacch propone, presentando i nuovi piani che la marina russa ha presentato a Putin. Punto di forza, il nuovissimo “vettore portaerei leggero” classe Shtorm, a propulsione nucleare, capace di trasportare 40 velivoli. Le nuove mini-portaerei si affiancheranno alla gigantesca Admiral Kuznetsov, risalente agli anni ‘80, tuttora l’unica portaerei al mondo in grado di operare nell’Artico, oggi destinata a tre anni di cantiere per ammodernamenti, dopo le 420 missioni compiute in Siria, centrando oltre 1.250 obiettivi dell’Isis.

La Russia sta perfezionando una nuova “dottrina strategica” per le sue forze navali.

Le tensioni tra Usa e Corea non sono certo una novità

Le tensioni tra Usa e Corea non sono certo una novitàGli Stati Uniti hanno minacciato in modo provocatorio la Corea democratica con “fuoco e furia”. Dopo di che, The Guardian riferiva nell’articolo “Trump sulla Corea democratica: forse “fuoco e furia” non sono una minaccia abbastanza dura“, di ulteriori minacce: “Donald Trump ha rilasciato un altro avvertimento provocatorio alla Corea democratica, suggerendo che la sua minaccia di scatenare “fuoco e furia” sul Paese non fosse “abbastanza dura”.

Il presidente statunitense ha detto ai giornalisti che la Corea democratica “farebbe meglio a collaborare o sarà in difficoltà come poche nazioni lo furono in questo mondo”. The Guardian non indaga su esattamente quale “difficoltà” si riferisse o sulle “poche nazioni” che gli Stati Uniti suggerivano.

Tuttavia, le minacce avvenivano nel noto sbarramento di frasi, terrorismo e fabbricazioni tipiche di ogni aggressione militare degli USA nel mondo, in particolare l’Iraq dove l' “intelligence” fu fabbricata intenzionalmente per trascinare gli statunitensi e il mondo in una guerra devastante che costò oltre 1 milione di vite, trilioni di dollari e i cui effetti si sentono ancora in Iraq e in Medio Oriente.

Il conflitto con la Corea non è iniziato con Trump

The Guardian e gli altri media occidentali non inquadrano le ultime minacce degli Stati Uniti alla Corea democratica nel contesto delle relazioni tra Stati Uniti e Corea risalenti alla seconda guerra mondiale e alla guerra di Corea che, ufficialmente, si chiuse con un armistizio fragile, ma da risolvere a pieno.

Sanzioni Usa contro la Russia: Putin espelle 755 diplomatici statunitensi

Lavrov e Putin“Come sapete, ci stiamo trattenendo, con molta pazienza, ma a un certo punto dovremo rispondere, è impossibile tollerare l’arroganza verso il nostro Paese per sempre“,

Vladimir Putin

Il 20 luglio, il Presidente Vladimir Putin ordinava la riduzione del personale diplomatico statunitense in Russia da 1200 a 455 individui, dopo aver interdetto allo stesso personale l’accesso al magazzino dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca e al complesso diplomatico di Serebrjanj Bor, a nord-ovest di Mosca. Il Presidente Putin dichiarava, “gli statunitensi hanno fatto una mossa che, ed è importante notarlo, non è stata provocata, peggiorando le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Ciò include restrizioni illegali, tentativi d’influenzare altri Stati del mondo, anche nostri alleati, interessati a sviluppare e mantenere rapporti con la Russia. Aspettavamo da tempo che forse qualcosa cambiasse in meglio, abbiamo sperato che la situazione cambiasse. Ma sembra che non cambierà nel prossimo futuro… quindi ho deciso che è giunto il momento di dimostrare che non lasceremo nulla impunito”.

L’espulsione del personale degli Stati Uniti presso ambasciata e consolati in Russia, pari a 755 effettivi, è senza precedenti; l’espulsione più grande di diplomatici nella storia moderna. Il personale statunitense entro il 1° settembre sarà ridotto a 455 elementi, pari al personale diplomatico della Russia presente negli USA. Inoltre, la decisione stabilisce il principio che il numero del personale presso ambasciate e consolati statunitensi in Russia sarà pari al numero del personale presso ambasciate e consolati russi negli Stati Uniti.

Riflessione sulle nuove sanzioni Usa alla Russia

Putin e TrumpIl 25 luglio scorso è stato approvato HR 3364: the Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act. La solita black list dei paesi “dell’asse del male” – Russia, Iran e Corea del Nord – anche se il principale obiettivo di questa legge è la Russia.

La cosa che sorprende di questa legge è il targeting dei settori energetico e bancario russo: si vuole limitare il volume massimo degli investimenti consentiti, nei progetti di petrolio e gas, e ogni società che investe più di 5 milioni di dollari all’anno nei progetti energetici russi, sarà automaticamente soggetta a sanzioni. Questo aspetto delle sanzioni è rivolto ovviamente alle società energetiche europee, soprattutto quelle del Nord Stream 2.

Insomma gli Usa vogliono colpire la Russia punendo l’Europa attraverso i partner europei di Gazprom partecipanti a finanziare la pipeline Nord Stream 2.

Congelare o annullare Nord Stream 2?

Circola voce in Russia che per quanto riguarda il transito ucraino del gas russo nei Paesi dell’Unione Europea, Gazprom NON vorrebbe estendere il contratto dal 2019. Le linee ucraine GTS vanno ammodernate, e nel 2010, la Russia aveva proposto la creazione di una joint venture con l’Ucraina per unificare i campi di Gazprom e i gasdotti ucraini, ma Viktor Yushchenko respinse il progetto perché rappresentava una minaccia alla “dignità nazionale”.

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