Amerigo campiona i fondali e l'acqua

Amerigo campiona i fondali e l'acqua

Amerigo e Ada N., i primi esempi italiani di lander e di camera bentica automatici e autonomi, realizzati dal Cnr-Irbim di Ancona e dal Cnr-Imm di Bologna, sono oggetto di una recente pubblicazione su Sensors. Possibili applicazioni per valutazioni di impatti antropici, in aree costiere e di mare profondo.

Il lander Amerigo - un prototipo unico in Italia realizzato dagli istituti del Consiglio nazionale delle ricerche per le risorse biologiche e le biotecnologie marine di Ancona (Irbim) e per la microelettronica e microsistemi (Imm) di Bologna e dall'azienda Rse di Milano - è in grado raggiungere il fondale marino fino a 6.000 metri di profondità, raccogliere campioni, effettuare misure e tornare in superficie senza l'ausilio di cavi o sommozzatori. "Amerigo è dotato di tre camere bentiche in grado di misurare la quantità di sostanze disciolte rilasciate o assorbite dal fondale che possono essere utilizzate dai microrganismi marini come nutrienti, ad esempio ammonio, nitriti, nitrati, fosfati e silicio. Oppure essere presenti in forma di gas disciolti, quali ossigeno, anidride carbonica, acido solfidrico e metano, o come sostanze inquinanti, come metalli, idrocarburi, pesticidi o farmaci", spiega Federico Spagnoli del Cnr-Irbim e autore della ricerca recentemente pubblicata su Sensors: "The Amerigo Lander and the Automatic Benthic Chamber (CBA): Two New Instruments to Measure Benthic Fluxes of Dissolved Chemical Species".

Amerigo ha una struttura modulare, può ospitare strumenti diversi per misure e campionamenti del fondale e dell'acqua circostante ed essere dimensionato in base all'ambiente in cui opera e alla ricerca da eseguire.

Il traffico di migranti frutta 445 miliardi

Il traffico di migranti frutta 445 miliardi

Un affare d’oro quello del traffico di migranti per molti istituti di credito. Il programma di microfinanza controlla la validità dei contratti e dei documenti di viaggio per garantire che i clienti non siano vittime di frodi da parte di agenti non autorizzati.

È una domanda che tutti, almeno una volta, ci siamo posti: chi finanzia i costosi viaggi della morte che spingono migliaia di disperati su imbarcazioni di fortuna, tra mille peripezie e l’incognita dell’approdo?

Molti giornalisti si sono impegnati nella ricostruzione dei calvari degli emigranti per arrivare al porto di partenza, delle condizioni schiavistiche cui sono sottoposti dalla criminalità locale. Ma rimane irrisolto il tassello iniziale di queste tragiche diaspore, ossia la disponibilità di somme di denaro ragguardevoli, esorbitanti se rapportate al tenore di vita locale, per intraprendere il viaggio. Le inchieste in merito sono limitate e le nostre domande cadono nel vuoto.

Nel cercare di comprendere questo enigmatico fenomeno ci viene in aiuto uno studio condotto dalla sociologa Maryann Bylander in Cambogia tra il 2008 il 2010. Analizzando la frequenza e le modalità di emigrazione della popolazione si scopre una correlazione diretta tra espansione del microcredito e aumento dei flussi migratori verso l’estero. Stesso nesso si riscontra in un altro Stato del Terzo Mondo, il Bangladesh, paese di origine di circa un decimo dei migranti che ogni anno arrivano in Italia (oltre 10 mila nel solo 2017). È qui che, grazie all’appoggio di illustri sostenitori come i Clinton e Bill Gates e con il sostegno della stessa Banca mondiale, venne creata nei primi anni ’80 la Grameen Bank, istituto finanziario che concedeva denaro alle persone più indigenti, impossibilitate ad avere accesso al credito, con il fine “filantropico” di offrirgli un futuro migliore. I prestiti concessi si tramutarono in un incentivo all’emigrazione per la popolazione locale, priva degli strumenti e delle possibilità di investire le somme ricevute in modo proficuo e di poterle restituire con i dovuti interessi. In men che non si dica si è venuto a creare il business dei cosiddetti “migration loans”, un affare d’oro per organizzazioni non governative come BRAC (Bangladesh Rural Advancement Commitee), leader nel settore.

Il clima caldo può alterare gli ambienti naturali

Il clima caldo può alterare gli ambienti naturali

La profonda copertura nevosa nella regione artica intensifica le ondate di calore in Eurasia. Il clima caldo, causato dai cambiamenti climatici, può alterare la salute umana e gli ambienti naturali.

Il tempo eccessivamente caldo persistente può causare impatti negativi sulla salute umana, sull'agricoltura e sugli ambienti naturali. Negli ultimi anni, le ondate di caldo sono stata segnalate più frequentemente in Europa e nel Nordest asiatico. “Si ritiene che le interazioni atmosfera-terra interne in Eurasia siano un fattore importante nell'innescare temperature estive anomale. Tuttavia, le ragioni esatte di tali interazioni, che causano ondate di calore, rimangono in gran parte poco chiare”, afferma il professor Tomonori Sato del team di ricerca.

Nel presente studio pubblicato su Scientific Reports, (1) Tomonori Sato e Tetsu Nakamura dell'Università di Hokkaido hanno esaminato un ampio di set di dati derivati dal “database for Policy Decision making for Future climate change” (d4PDF). Il database comprende i dati relativi a un periodo di 60 anni (1951-2010) in cui è incorporata la temperatura della superficie del mare osservata, il ghiaccio marino e la forzatura naturale e antropogenica.

I ricercatori hanno analizzato 6.000 modelli nella distribuzione spaziale delle temperature estive in Eurasia e sono riusciti a dividere le variazioni della temperatura estiva passata in due gruppi: uno attribuibile al riscaldamento globale e l'altro attribuibile ai cambiamenti naturali.

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