La UE diffonde la censura sul web. Manipolare la verità non è reato?

Presentiamo, su un tema di stringente e inquietante attualità, un eccellente articolo di Giorgio Cattaneo, ideatore e curatore del frequentatissimo sito Libre Idee (libreidee.org) e socio del Movimento Roosevelt:

Solo in Italia ci sono 10 milioni di account Internet che corrispondono a persone ormai abituate a informarsi sul web, per avere lumi sui retroscena che i media mainstream non svelano. Basta questo, secondo Glauco Benigni (presidente di Wac, Web Activists Community) a spiegare la crescente voglia di bavaglio che pervade palazzi, ministeri e alte cariche pubbliche. Per mascherarla, l’establishment ricorre all’ennesimo inglesismo abusivo e infestante, “fake news”.

Una propaganda martellante fatta di minacce, dietro al pretesto incarnato da un altro neologismo, quello che trasforma in “hater” (odiatore) anche chi esprime indignazione verso l’abuso politico di potere. Ora siamo alla vigilia di una censura grottesca e sistemica, presentata come definitiva dal Ministero della Verità di un’istituzione tra le meno democratiche al mondo, la Commissione Europea.

L’inglese Julian King, commissario alla sicurezza, avverte: saremo inondati di “fact-checkers”, almeno ventimila, incaricati di organizzare una sorta di delazione di massa per criminalizzare qualsiasi fonte difforme da quelle istituzionali. Attenzione, però: l’oscuramento della libertà d’opinione non è solo un atto odioso e antidemocratico. Non è solo pericoloso per tutti, come la storia insegna.

La lesione di un diritto fondamentale non è anche un reato?

Bruno Chastonay: tassi – debiti – sostenibilità

Bruno Chastonay: tassi – debiti – sostenibilitàIn un mondo finanziario che è cresciuto grazie all’ampia iniezione di liquidità da parte delle banche centrali, tramite acquisti di assets vari, abbiamo avuto una esplosione dei DEBITI. Livelli di debiti, sia privati che istituzionali e governativi, ai record massimi, grazie alla politica TASSI ZERO, o meglio, pure negativi.

Con i TASSI NEGATIVI si è spinta al massimo la necessità di trovare un RENDIMENTO per tutta la liquidità latente nei conti corrente, fondi pensione, fondi immobiliari, e fondi di investimento e hedge vari.

Primo obiettivo, quello di dare vigore, stimolo alla CRESCITA globale, è stato raggiunto. Il problema è che ora, dopo lunghi anni di questa politica monetaria, gli effetti di stimolo si sono ridotti enormemente, e abbiamo ora maggiori effetti collaterali, più negativi che positivi.

Grazie al ridotto costo di finanziamento, carte credito, mutui, leasing, il livello di indebitamento privato è progredito ai record massimi, fattore che combinato con l’assenza di aumento dei SALARI (se addirittura non calati), abbiamo un RISCHIO elevato per quanto riguarda la loro sostenibilità. Soprattutto dagli ultimi trimestri, cioè da quando la FED USA ha dato svolta ad un cambiamento di direzione, portando il rialzo dei tassi generalizzato. E con un POTERE di ACQUISTO in calo da molti anni, assorbito dai costi sociali, trasporti, fisco, alimentari, comunicazioni.

Rilevatori di inquinamento dell’aria per colmare la lacuna dei dati sull’Africa

ECplanet: Rilevatori di inquinamento dell’aria per colmare la lacuna dei dati sull’AfricaI paesi sub-sahariani a basso reddito sopportano un alto carico di inquinamento atmosferico, ma sono scarsamente rappresentati nelle ricerche sui suoi impatti sulla salute.

In dieci scuole elementari nella periferia di Kampala, la capitale dell’Uganda, rilevatori della qualità dell’aria da poco installati stanno raccogliendo dati sulla quantità di sostanze particellari nell’atmosfera.

Queste scuole sono parte di un progetto lanciato a febbraio per studiare come l’inquinamento atmosferico condizioni la salute dei bambini, nel tentativo di affrontare una grave lacuna di sanità pubblica dell’Africa sub-sahariana.
A livello globale, l’inquinamento atmosferico causa più vittime di qualsiasi altro rischio ambientale.

Però ci sono pochi dati sui suoi effetti sulla salute nell’Africa sub-sahariana, ed è difficile trarre insegnamenti da studi simili condotti in Europa o in Nord America, perché la maggior parte dell’inquinamento nell’Africa sub-sahariana deriva da fonti diverse – stufe interne che bruciano biomassa, come carbone e legna da ardere. Le emissioni di particelle che ne risultano, monossido di carbonio e ‘carbone nero’ “possono essere pericolosi negli ambienti chiusi e all’esterno rischiano di mischiarsi con altre fonti di inquinamento”, dice Eric Coker, che studia equità della salute globale in Uganda all’Università della California, Berkeley.

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