Nuovo modo per rimuovere l'accumulo di ghiaccio senza energia o sostanze chimiche

Il sistema per rimuovere l'accumulo di ghiaccio è basato su un materiale a tre strati che può essere applicato o addirittura spruzzato sulle superfici da trattare

Sistemi solari passivi possono evitare la formazione di ghiaccio sugli aeroplani e su vari altri tipi di superfici.

Un accumulo di ghiaccio nelle ali degli aerei, nelle linee elettriche, nelle pale delle turbine eoliche può compromettere le prestazioni ma anche cagionare conseguenze ben più gravi. Prevenire questo accumulo richiede di solito sistemi di riscaldamento ad alta intensità energetica o spray chimici dannosi per l'ambiente. Ora, i ricercatori del MIT hanno sviluppato un metodo completamente passivo, basato sull'energia solare, per combattere l'accumulo di ghiaccio.

Il sistema, straordinariamente semplice, è basato su un materiale a tre strati che può essere applicato o addirittura spruzzato sulle superfici da trattare. Raccoglie la radiazione solare, la converte in calore e diffonde quel calore intorno in modo che lo scioglimento non si limiti solo alle aree esposte direttamente alla luce solare. E, una volta applicato, non richiede ulteriori azioni o fonti di alimentazione. Può anche fungere da antigelo notturno, usando l'illuminazione artificiale.

Il nuovo sistema è descritto nella rivista Science Advances in un documento del dottor Kripa Varanasi,(1) professore e ingegnere meccanico del MIT di Boston e dei postdottorati Susmita Dash(2) e Jolet de Ruiter.

Il dottor Kripa Varanasi spiega: "La formazione di ghiaccio è un grosso problema per gli aeromobili, per le turbine eoliche, le linee elettriche, le piattaforme petrolifere offshore e molti altri luoghi. I metodi convenzionali per aggirare il formarsi di ghiaccio sono gli spray antighiaccio o il riscaldamento, ma questi possono provocare dei problemi".

Gli esopianeti potrebbero essere palle d'acqua

I dati trasmessi dal Kepler Space Telescope e dalla missione Gaia indicano che molti degli esopianeti conosciuti potrebbero contenere fino al 50% di acqua

Gli scienziati hanno dimostrato che l'acqua è probabilmente un componente importante degli esopianeti in orbita attorno ad altre stelle che sono da due a quattro volte più grandi della Terra.

Lo studio, che è stato presentato lo scorso mese di agosto alla conferenza Goldschmidt,(1) tenutasi a Boston, avrà implicazioni per la ricerca della vita nella nostra Galassia.

Una nuova valutazione dei dati provenienti dal telescopio spaziale Kepler Space Telescope(2) e dalla missione Gaia indicava che molti degli esopianeti conosciuti potevano contenere fino al 50% di acqua, molto più dello 0,02% di acqua della Terra in peso.

Il dottor Li Zeng,(3) ricercatore capo presso l'Università di Harvard, ha asserito: "È stata una grande sorpresa rendersi conto che ci devono essere così tanti mondi acquatici".

Gli scienziati hanno scoperto che molti dei 4000 esopianeti, confermati o candidati, scoperti finora si dividono in due categorie: quelli con un raggio planetario che si aggira intorno a 1,5 rispetto a quello della Terra, e quelli con una media di circa 2,5 volte il raggio della Terra.

"Abbiamo esaminato come la massa si rapporta al raggio e abbiamo sviluppato un modello che potrebbe spiegare la relazione", ha detto il dottor Li Zeng.

Il modello di Li ha indicato che gli esopianeti con un raggio di circa 1,5 volte il raggio terrestre tendono ad essere pianeti rocciosi, mentre quelli con un raggio di 2,5 volte il raggio terrestre sono probabilmente mondi acquatici.

Ricerca sul restringimento delle arterie dovuto all'accumulo della placca

La maggior parte dei ricercatori medici concorda sul fatto che l'aterosclerosi inizia con danni all'endotelio, la superficie interna liscia delle arterie

L'aterosclerosi, il restringimento delle arterie dovuto all'accumulo di placca, è la ragione alla base della maggior parte degli ictus e degli infarti

Quando l'arteriosclerosi si manifesta nelle arterie, che portano il sangue al muscolo cardiaco, si trasforma in malattia coronarica.

La professoressa di ingegneria biomedica Barbara Rita Alevriadou(1) ha dedicato gran parte della sua carriera, che si estende su due decenni, alle patologie cardiovascolari. La sua attuale ricerca sugli effetti del flusso sanguigno sulle pareti delle nostre arterie ha recentemente attirato l'attenzione e il finanziamento dal National Institutes of Health (NIH).(2)

Mentre non si sa molto sull'aterosclerosi, la maggior parte dei ricercatori medici concorda sul fatto che inizia con danni all'endotelio, la superficie interna liscia delle arterie. Danni allo strato di cellule endoteliali portano alla formazione di placca, costituita da grasso, colesterolo, calcio, altre sostanze e cellule nel sangue. L'ipertensione, i livelli anormali di colesterolo, il fumo di sigaretta e il diabete sono spesso citati come le cause più comuni del danno. Ma nel tentativo di comprendere meglio l'iniziazione e la progressione della malattia, La professoressa Barbara Rita Alevriadou e il suo gruppo di ricerca vogliono controllare le dinamiche del flusso. Più precisamente, come il flusso di sangue nelle nostre arterie, noto anche come emodinamica, contribuisce al danno endoteliale.

Secondo Alevriadou, decenni fa i pionieri della bioingegneria scoprirono che le placche si sviluppano sulle pareti interne delle curvature e sul muro esterno delle biforcazioni delle arterie o delle forcelle. Da allora, Alevriadou e altri ricercatori in tutto il mondo si sono concentrati su come il flusso di sangue in queste aree arteriose influisce sulla funzione delle cellule endoteliali. "La mia ricerca si concentra sull'evento molto iniziale, ovvero quando le cellule endoteliali iniziano a perdere la loro normale funzione e rispondono ai danni", ha asserito la professoressa Alevriadouo. "Se comprendiamo questi effetti iniziali e manteniamo in salute le cellule endoteliali, possiamo ritardare la progressione delle malattie cardiovascolari".

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