Globalizzazione

Terroristi finanziati con le tasse statunitensi

Un rapporto del Pentagono rivelava che l’aiuto umanitario degli Stati Uniti è finito più volte nelle casse di terroristi, tra cui al-Qaida

Un nuovo rapporto del Pentagono pubblicato questa settimana rivelava che l’aiuto umanitario degli Stati Uniti è finito ripetutamente nelle mani di terroristi, tra cui al-Qaida, nell’ultimo anno.

Il rapporto identificava “numerosi casi” in cui gli aiuti statunitensi venivano “deliberatamente deviati” verso gruppi terroristici in Siria, tra cui uno dei più forti della regione, secondo il rapporto del generale ispettore capo del Pentagono.(1)

Il rapporto diceva: “Dalla fine del 2017, le indagini dell’OIG USAID (US Agency for International Development) hanno portato alla luce numerosi casi di diversioni possibili o confermate a gruppi armati nel Governatorato di Idlib nella Siria nord-occidentale, tra cui Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un’organizzazione terroristica straniera”.

HTS è emerso come nuovo gruppo terroristico negli ultimi due anni ed è rapidamente diventato una delle principali minacce nella regione, diventando uno dei gruppi terroristici più potenti ad Idlib, in Siria, secondo Reuters. Ad agosto, la Turchia designava HTS gruppo terroristico, citandone i legami con al-Qaida e SIIL.

L’impero USA declina a causa dell'abuso di potere di Trump

L’impero USA declina e l’unico responsabile è l’abuso di potere del Donald Trump. L’ultima risorsa è l’unico bastone rimasto agli USA: la potenza militare

Trump cerca di far quadrare un mondo globalizzato attraverso un capitalismo nordamericano nazionale. Non funzionerà.

L’ex-presidente Teddy Roosevelt (1901-09) descrisse l’essenza della politica estera degli Stati Uniti come “parlare piano mentre si porta un grosso bastone”.

Sotto l’attuale presidente Donald Trump sembra che si tratti di “gridare”. Quella che Trump riserva è una domanda discutibile. La differenza si riduce a una questione di credibilità. Un secolo fa, gli USA erano un formidabile potenza militare, diplomatica ed economica. Quindi, Roosevelt poteva permettersi di parlare sottovoce perché c’erano altri mezzi indiscutibili a disposizione per rafforzare il potere degli Stati Uniti.

Oggi, gli Stati Uniti sono ancora una formidabile potenza militare, questo è certo. Ma per quanto riguarda economia e ruolo del dollaro statunitense come meccanismo di pagamento globale, l’evidenza suggerisce che ha perso molto del precedente dominio. Il presidente Trump sembra cerchi di compensare il declino della potenza degli Stati Uniti nel complesso, adottando una retorica più irosa e scontrosa affinché gli altri si conformino alle pretese statunitensi.

Questa settimana ha visto il calo record nel mercato azionario statunitense. Ciò suggerisce che la presunta forza dell’economia statunitense non è ciò che è stato spacciato da Trump. Uno dei principali fattori nel crollo del mercato azionario statunitense è l’incertezza provocata dalla crescente guerra commerciale degli Stati Uniti con la Cina. La scorsa settimana, il Presidente Vladimir Putin deplorava la politica statunitense delle sanzioni alle altre nazioni e l’eccessiva dipendenza dal dollaro quale principale strumento di scambio valutario globale. Putin aveva detto che gli Stati Uniti commettono un “errore strategico” usando il dollaro come arma con cui punire le altre nazioni per conformarsi ai diktat di Washington. “Questo è un errore tipico di qualsiasi impero”, aveva detto alla Conferenza russa della Settimana dell’energia, a Mosca. Implicito nei commenti di Putin era che gli Stati Uniti si comportano da impero fallito.

Per l'Italia il vero deficit sono i 70 milioni di euro giornalieri a scopo militare

Nel 2018 l'Italia ha speso in un anno circa 25 miliardi di euro a scopo militare, cui si aggiungono altre voci militari portando le spese oltre 27 miliardi

Mercati e Unione europea in allarme, opposizione all’attacco, richiamo del presidente della Repubblica alla Costituzione, perché l’annunciata manovra finanziaria del governo comporterebbe un deficit di circa 27 miliardi di euro. E le spese a scopo militare non si contano?

Silenzio assoluto invece, sia nel governo che nell'opposizione, sul fatto che l'Italia spende in un anno una somma analoga a scopo militare. Quella del 2018 è di circa 25 miliardi di euro, cui si aggiungono altre voci di carattere militare portandola a oltre 27 miliardi. Sono oltre 70 milioni di euro al giorno, in aumento poiché l'Italia si è impegnata nella Nato a portarli a circa 100 milioni al giorno.

Perché nessuno mette in discussione il crescente esborso di denaro pubblico per armi, forze armate e interventi militari? Perché vorrebbe dire mettersi contro gli Stati uniti, l'«alleato privilegiato» (ossia dominante), che ci richiede un continuo aumento della spesa militare.

Quella statunitense per l'anno fiscale 2019 (iniziato il 1° ottobre 2018) supera i 700 miliardi di dollari, cui si aggiungono altre voci di carattere militare, compresi quasi 200 miliardi per i militari a riposo. La spesa militare complessiva degli Stati uniti sale così a oltre 1.000 miliardi di dollari annui, ossia a un quarto della spesa federale.

Un crescente investimento nella guerra, che permette agli Stati uniti (secondo la motivazione ufficiale del Pentagono) di «rimanere la preminente potenza militare nel mondo, assicurare che i rapporti di potenza restino a nostro favore e far avanzare un ordine internazionale che favorisca al massimo la nostra prosperità».

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