Globalizzazione

La potente alleanza tra la Russia e la Cina

In un recente incontro dell’Australian Institute for International Affairs (AIIA) un eminente analista e commentatore australiano suggeriva che Russia e Cina non erano “alleati naturali”. C’era quindi un rischio, suggerì, d’instabilità geopolitica nella regione eurasiatica.

Questa analisi è viziata su diversi livelli. Il primo è il fondamentale fraintendimento della natura delle relazione tra Stati nazione. Quella relazione fu meglio racchiusa nel culmine massima dallo statista inglese Lord Palmerston nel XIX secolo. Le nazioni, disse, non avevano né amici né nemici, solo interessi.

Questa massima ha permesso alle nazioni nel corso dei secoli di avere relazioni con altre nazioni con cui, prima facie, non avevano alcuna comunanza. La fine negativa di tale spettro si manifesta ad esempio nel supporto degli Stati Uniti a una vasta gamma di regimi dispotici. Nominalmente, tali relazioni dovrebbero essere anatema per tale Stato, considerando l’enorme divario tra valori professati di uno Stato e le prassi effettive dell’altro con cui sviluppava le relazioni.

Chiaramente, il concetto di “alleati naturali” non ha utilità.

Il rapporto ha basi pragmatiche e segue particolari esigenze geopolitiche, come accesso o controllo di risorse vitali, raggiungimento di certi obiettivi strategici o contrastare gli obiettivi geopolitici di un rivale strategico. Le azioni degli Stati Uniti con una vasta gamma di attività da molti anni verso Russia e Cina sono meglio comprese sotto questa luce.

La seconda area in cui l’analisi degli “alleati naturali” è viziata è che ignora fino dove le condizioni geopolitiche possano cambiare.

Riflessioni sulle votazioni in Italia. Il meccanismo vale per tutto il mondo

Gregge che va a votare(L'articolo è del 2013.. N.d.C.)

La gara dei polli sta per iniziare. Si stanno raccogliendo le scommesse su chi vincerà. Il tifo è alle stelle e la lucidità mentale è sparita da tempo.

Ormai si combatte a colpi di slogan collettivisti e di tale idiozia da ritenere il tifoso privo di capacità mentali: dai redditi di cittadinanza regalati nelle patatine, alla restituzione delle tasse pagate, fino all’abbassamento delle tasse da parte di colui che le ha aumentate ieri, oggi e domani decidendo aumenti per il prossimo lustro (IVA, imposte sui bolli, TARES, multe), ce n’è da sbizzarrirsi.

È la sagra del collettivismo, l’importante è spararla grossa, apparire sui giornali, sulle vignette in Facebook, esaltare la propria tifoseria, illuderla, comprarla con qualche panzana.

Ormai il popolo crede che il governante possa fare quello che vuole una volta al potere, è disposto a dargli ancora più potere e privarsi di ogni libertà, purché il processo di irresponsabilizzazione continui e sia qualcun altro a pagare il pasto che oggi viene consumato (illusoriamente) gratis.

Il conto sarà salato, ma tanto pagherà il perdente...

L'affare chiamato medicina

MedicinaÈ l’inizio di una nuova era: il controllo eterodiretto ed autoritario di corpo e mente sotto il crisma artefatto della mafiosità legalizzata. Altro che dogma vaccini: non uno scudo protettivo, bensì il cavallo di Troia per entrare dentro all'essere umano e controllarlo dalla culla alla tomba.

È in gioco il diritto all’integrità umana che non può essere intaccata da alcuna autorità statale o sovranazionale.

È incredibile come in Italia dove non dilagano epidemie e pandemie - secondo la certificazione dell’OMS, come d'altronde ha ribadito il Primo ministro pro tempore Gentiloni, che però poi ha firmato il dl 73 del 7 giugno 2017 - il ragionevole dubbio sia stato spianato e sotterrato con un decreto fuorilegge (incostituzionale) da un irragionevole obbligo ad iniettare, per una pericolosa sperimentazione di massa, ben 12 vaccini a 8 milioni di neonati, bambini e adolescenti italiani in buona salute.

L'esperimento su grande scala viene mandato in onda con un pretesto scientista, in cui c'è soltanto il principio d'autorità ma nessun barlume scientifico, perché in Europa il Belpaese vanta una totale assenza di sovranità e la subordinazione completa dei politicanti al sistema di dominio mondiale.

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