Scienza

Uno studio ipotizza perché i volatili hanno perso i denti

Uno studio ipotizza perché i volatili hanno perso i dentiFino ad ora si riteneva che ciò permettesse loro di ridurre il peso della testa e quindi facilitare il volo. Ora, un gruppo di scienziati ha una nuova ipotesi.

Gli uccelli sono dotati di un becco senza denti come lo erano alcuni dinosauri del Mesozoico (da 251 milioni di anni fa a 65 milioni di anni fa). Diverse ipotesi sono state proposte per spiegare la fisiologia del becco degli uccelli. Per alcuni ricercatori, la scomparsa dei denti ha permesso di ridurre il peso della testa e facilitare la dinamicità del volo. Ma questo non spiega perché alcuni dinosauri carnivori mesozoici, incapaci di volare, erano sprovvisti dei denti ma dotati di becchi.

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Bonn(1) in uno studio, pubblicato su Biology Letters (Royal Society),(2) sostengono che la tesi più comunemente accettata è quella di un cambiamento nella dieta degli uccelli. Il becco avrebbe permesso loro di catturare più facilmente alcuni tipi di cibo, come cereali e semi. Ciò avrebbe facilitato la loro sopravvivenza durante la grande estinzione della specie circa 65 milioni di anni fa, causata principalmente dalla caduta di un gigantesco asteroide.

Il team di ricerca dell'Università di Bonn hanno indicato una nuova ipotesi relativa alla strategia di riproduzione dei dinosauri aviari e alla durata dell'incubazione delle uova. Si basano su recenti ricerche dei paleontologi americani che hanno evidenziato la lenta incubazione delle uova di dinosauro. Sarebbero stati diversi mesi, come quelli dei rettili primitivi, mentre negli uccelli moderni l'incubazione dura molto meno (da circa dieci giorni a qualche settimana).

Ricercatori sviluppano dispositivo che può “sentire” la voce interiore

Arnav KapurI ricercatori hanno creato un dispositivo indossabile che può leggere la mente delle persone quando usano una voce interiore, permettendo loro di controllare dispositivi e fare domande senza parlare.

Il dispositivo, chiamato AlterEgo, può trascrivere parole che gli utilizzatori verbalizzano internamente ma non pronunciano ad alta voce, tramite elettrodi attaccati alla pelle.

“La nostra idea era: possiamo avere una piattaforma informatica che sia più interiore, che fonda umano e macchina e che sembri un’estensione interna della nostra cognizione?”, ha dichiarato Arnav Kapur, che ha guidato lo sviluppo del sistema al laboratorio multimediale del MIT.(1)

La cuffia viene descritta da Kapur come una “intelligenza-aumentata” o IA, ed è stata presentata durante la conferenza Intelligent User Interface dell’Associazione per Macchinari Informatici a Tokyo.(2)

Si indossa intorno alla mandibola e al collo e si chiude sopra l’orecchio per fissarla in posizione. Quattro elettrodi sotto la plastica bianca fanno contatto con la pelle e percepiscono i sottili segnali neuromuscolari che vengono innescati quando una persona verbalizza interiormente. Quando qualcuno pronuncia parole dentro la propria testa, l’intelligenza artificiale attraverso il dispositivo riesce ad abbinare determinati segnali a determinate parole, passandole in un computer.

Il computer può poi rispondere attraverso il dispositivo usando uno speaker a conduzione ossea che riproduce il suono direttamente all’interno dell’orecchio senza bisogno di indossare una cuffietta, permettendo così di poter ascoltare il resto del mondo contemporaneamente. L’idea è quella di creare un’interfaccia del computer silenziosa all’esterno con la quale solo chi indossa Alter Ego può parlare e sentire.

Il Giappone eseguirà la prima operazione cardiaca al mondo con cellule staminali

Il Giappone eseguirà la prima operazione cardiaca al mondo con cellule staminaliIl governo del Giappone ha approvato oggi l'uso di cellule di pluripotenza indotta (iPS) in un'operazione cardiaca, che sarà effettuata da una squadra dell'Università di Osaka e sarà la prima del suo genere al mondo. Il team di ricerca, guidato dal professor Yoshiki Sawa,(1) ha fatto sapere che l'operazione consisterà nel far aderire nel cuore di un paziente, con un'insufficienza cardiaca grave, una fascia di muscolo creata da questo tipo di cellule staminali in modo che l'organo recuperi il suo corretto funzionamento. La notizia è stata pubblicata dal quotidiano 'Japanese Times' online.(2)

Questa sarà la prima sperimentazione clinica al mondo sull'uso di iPS in un cuore, dopo che nel 2014 un gruppo guidato dal centro di ricerca statale di Riken ha effettuato con successo il primo intervento umano con queste cellule, un trapianto retinico in un paziente anziano con degenerazione maculare.

A differenza del trapianto retinico, in cui sono state utilizzate le cellule iPS del paziente, in questa nuova operazione cardiaca, verranno utilizzate quelle di un donatore e il volume richiesto di cellule sarà maggiore, il che aumenta il rischio di rigetto e altre complicanze. I ricercatori dell'Università di Osaka intendono eseguire l'operazione entro la fine dell'anno.

Dopo l'intervento, il team stabilirà un periodo di un anno per monitorare la sicurezza del trattamento e la possibile comparsa di effetti avversi.

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