Ecologia

In Perù continuano a morire cetacei e uccelli marini

PellicanoNon si ferma la strage di cetacei e uccelli marini.

Dopo aver colpito le coste a nord del Perù, arriva anche sul litorale di Lima, dove nelle ultime ore sono stati trovati una decina di pellicani morti ed un leone di mare in stato di decomposizione.

Numeri che si aggiungono ad un bilancio già tragico. Un fenomeno che ancora non ha una spiegazione scientifica e si tinge di giallo. Intanto, il ministero della Salute ha emesso un allarme sanitario, invitando ad evitare le spiagge dove sono state trovate le carcasse e a non consumare pesce crudo.

Se per il governo di Hollanta Umala da febbraio ad oggi sono circa 900 i delfini e 538 i pellicani morti, i dati che vengono diffusi dalle organizzazioni non governative (Ong) sono ancora più allarmanti, con circa 3000 delfini e 1200 pellicani deceduti.

L'area della strage (prima dei ritrovamenti di Lima) era sempre stata circoscritta ai 160 chilometri di costa tra Punta Negra, nell'area di Piuna e San Jos, regione di Lambayeque. Nel ricercare le cause di questa tragedia, che ora coinvolge anche i leoni di mare (una decina quelli trovati morti) ed altre specie di volatili marini, nelle scorse settimane, gli ambientalisti avevano puntato il dito contro le esplorazioni petrolifere nel vicino specchio di mare, mentre fonti governative avevano scartato l'ipotesi, ritenendo piuttosto che il motivo fosse il "morbillivirus", un virus che colpisce anche le specie canine.

Sono 14mila i decessi negli Usa provocati dalla nube radioattiva di Fukushima

Fukushima“Pericolosi elementi radioattivi rilasciati nel mare e nell’aria intorno a Fukushima si accumulano ad ogni passo nelle varie catene alimentari (per esempio dalle alghe ai crostacei, ai piccoli pesci, ai pesci più grandi, fino agli esseri umani, oppure dalla pioggia al terreno, all’erba, quindi nella carne di mucca e nel latte, fino agli esseri umani). Questi elementi – chiamati emettitori interni – entrando nel corpo, migrano verso specifici organi come la tiroide, il fegato, le ossa e il cervello, irradiando continuamente piccoli volumi di cellule con alte dosi di radiazioni alfa, beta e / o radiazioni gamma, e nel corso degli anni questo può provocare il cancro ” (Fukushima: Nuclear Apologists Play Shoot the Messenger on Radiation, di Helen Caldicott, The Age, 26 Aprile 2011)

Anche se Chernobyl è stato un enorme disastro senza precedenti, l’incidente si verificò soltanto a un reattore e che bruciò rapidamente. Una volta raffreddato, fu possibile coprirlo con un sarcofago di cemento costruito da 100.000 lavoratori. Ci sono 4400 tonnellate di barre di combustibile nucleare a Fukushima, una quantità impressionante, che sovrasta di molto la dimensione totale delle sorgenti di radiazioni di Chernobyl.” (Livello di radiazioni estremamente alto in Giappone: dati ufficiali dell’University Researchers Challenge, Global Research, 11 aprile 2011)

Un articolo di Dicembre 2011 pubblicato sul giornale medico statunitense the International Journal of Health Services (Ecco il link all’articolo: the International Journal of Health Services) riporta l’aumento negli Stati Uniti di 14.000 decessi dovuti alla fuoriuscita della nube radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima.

Nei mari italiani scarseggiano gli stock ittici

PesceAvete preparato un piatto di triglie? Oppure stare per uscire e comprare una fetta di pesce spada. Potrebbe essere l’ultimo sapore italiano per molto tempo perché ufficialmente oggi si è pescato l’ultimo pesce italiano, il nostro “pezzo” di Mediterraneo non può più sopportare la pesca così com’è ora, la riproduzione è a rischio.

Di fatto non è che dobbiamo aspettarci mari deserti da sogliole e aragoste, ma quegli animali non ce la fanno più a sopportare la nostra predazione eccessiva e senza controllo. Lo dicono i numeri del rapporto, pubblicato oggi (21 aprile) dal New economics foundation e OCEAN2012 dove si legge che “l’Italia sta consumando più pesce di quello che i mari europei sono in grado di fornire, rendendoci dipendenti dal pesce proveniente pescato da altri”.

Il Rapporto “Fish Dependence: The increasing reliance of the EU on fish from elsewhere” mette in rilievo il livello con cui l’Italia sta da un lato importando pesce e dall’altro esportando la pesca eccessiva. “Gli stock ittici (i tipi di pesce che vengono pescati; ndr) – spiegano gli esperti di Nef - sono infatti risorse rinnovabili che già secondo quanto afferma la Commissione Europea, stiamo prelevando dalle nostre acque molto più velocemente di quanto esse riescano a rinnovarsi perciò stiamo di fatto andando a cercare il pesce di qualcun altro”. Fino ad oggi, il Fish Dependence Day dell’Ue è arrivato ogni anno con sempre più anticipo, dimostrando un livello sempre crescente di dipendenza dall’estero. Quest’anno il giorno esatto a partire dal quale l’Italia diventa dipendente dal pesce d’importazione è il 21 aprile.

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