Trial clinici

Cellulare: il suo utilizzo è un indicatore del grado di depressione

Studio della Northwestern Medicine. Lo smartphone racconta la salute di una persona. Più tempo si passa al telefono e più si è a rischio. Il Gps rivela anche l’isolamento a casa

Si può anche far finta di sorridere, ma il nostro telefonino conosce la verità: in base a quanto lo usiamo, e agli spostamenti che facciamo e che vengono tracciati dal Gps, può sapere se siamo depressi.

È ciò che sostiene uno studio della Northwestern Medicine, secondo cui grazie al cellulare si possono individuare i sintomi della depressione e la sua gravità.

Per gli esperti più tempo si passa al telefono, più è probabile che la depressione sia in agguato. Un altro indicatore è ciò che facciamo durante la giornata: stare molto a casa può essere un segnale della malattia.

Una persona depressa, si legge nello studio pubblicato sul «Journal of Medical Internet Research», trascorre in media 68 minuti al giorno al telefono, durante i quali evita di pensare a ciò che non va, mentre chi non è depresso ha una media di 17 minuti.

Si può ipotizzare la depressione anche se il Gps dello smartphone indica che un individuo trascorre la maggior parte del tempo a casa o in pochissimi luoghi, mostrando una tendenza a isolarsi e la mancanza di motivazione ed energia per uscire.

In Europa un neonato su cento ha dell'alcol presente nel sangue

In Europa un neonato su cento con disturbi di alcolIn Europa un neonato su cento nasce con disturbi causati dal consumo di alcol di sua madre durante la gravidanza. Lo scorso 9 settembre, in occasione della giornata mondiale per la prevenzione della sindrome alcolica fetale, Dipendenze Svizzera ha reso attenti a questo fenomeno.

Stando alle cifre fornite dal Monitoraggio svizzero delle dipendenze, nel nostro paese il 18,7% circa delle donne tra i 15 e i 45 anni almeno una volta al mese beve alcol in eccesso (almeno quattro bicchieri standard) in un'unica occasione.

In questa fascia d'età, tra le donne che aspettano un bambino, quelle che bevono in eccesso sono tra il 5 e il 6%.

Anche se ad oggi non si conosce con esattezza la quantità di alcol che si può consumare senza compromettere lo sviluppo del bambino, i danni sui neonati possono essere considerevoli: per la Svizzera non esistono cifre attendibili, ma si stima che in Europa la percentuale di bimbi che vengono al mondo con la sindrome alcolica fetale (FAS) oscilli tra lo 0,5 e il 2 per mille.

Globalmente 1 neonato su 100 è invece affetto dai disturbi dello spettro fetale alcolico (FASD).

Brufoli: causa e rimedio

BrufoliÈ legata ad una cattiva alimentazione.

La vitamina B12 è presente principalmente in alimenti di origine animale come carne, pesce, uova e latticini.

Al di là delle tante e comprovate proprietà benefiche - tra le quali quella di mantenere “giovane” e in salute il sistema nervoso - la cosiddetta cobalamina è anche in grado di “nutrire” l'agente patogeno responsabile dell'acne, il Propionibacterium acnes.

La vitamina che “sfama” i batteri - Lo studio è stato condotto su un campione di dieci volontari ai quali sono state somministrate dosi “extra” di vitamina B12.

I risultati hanno mostrato che questo eccesso è in grado di stimolare il batterio a produrre profirina, una molecola infiammatoria.

La reazione cutanea che di conseguenza si scatena, però, è riscontrabile soltanto in una parte dei soggetti.

Il rimedio: correggere la dieta - Sulla base di questa scoperta, i ricercatori affermano che un semplice adeguamento della dieta dei giovani fra i 14 e i 18 anni possa tradursi nella prevenzione o comunque nel ridimensionamento del fenomeno dei brufoli, un disturbo che colpisce almeno il 30% dei ragazzi in tutto il mondo.

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