Banche e potere

A Londra ogni ora vengono riciclati 1,6 milioni di euro

La più grande lavatrice di denaro sporco al mondo è Londra.

È quanto mette in evidenza un’inchiesta condotta da Il Sole 24 Ore che cita i numeri della National Crime Agency (Nca), l’agenzia contro il crimine organizzato del Regno Unito, secondo la quale vengono riciclati ogni anno fra i 36 e i 90 miliardi di sterline (fra i 42 e i 105 miliardi di euro) e la gran parte di questi soldi approdano a Londra.

In pratica – si legge nell’articolo del Sole 24 Ore – ogni giorno vengono immessi nella piazza finanziaria londinese 38,8 milioni di euro di cui è impossibile stabilire con certezza la tracciabilità.

Il contatore del denaro sporco o di dubbia provenienza gira a pieno ritmo:

1,6 milioni di euro ogni ora del giorno.

Gran parte di questi soldi verrebbero investiti nell’industria finanziaria o nel mercato immobiliare delle abitazioni di lusso.

Guerra ai contanti: Taiwan come l'India

Guerra ai contanti: Taiwan come l'IndiaAnche Taiwan dichiara guerra ai contanti. Secondo quanto riportato da un quotidiano locale, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e il controllo del riciclaggio di denaro, il Ministero della Giustizia del paese asiatico potrebbe presto vietare l’acquisto del immobili, auto di lusso e gioielli in contanti.

Il piano – a quanto pare – dovrebbe essere discusso nella seconda metà dell’anno.

Una volta finalizzato, per gli acquisti di case, auto e gioielli non sarà più possibile utilizzare denaro contante ma solo carte di credito, assegni o altre forme di pagamento elettronico.

La normativa vigente richiede prevede la tenuta dei registri e la segnalazione di eventuali operazioni oltre 72.000 dollari, senza alcun limite alla quantità di denaro cash che può essere utilizzato.

Quella di Taiwan, si aggiunge alla decisione presa, lo scorso novembre, dal primo ministro indiano Narendra Modi di ritirare dalla circolazione le banconote da 500 e 1.000 rupie, rispettivamente circa 7 e 13 euro.

L’Italia è senza vie d'uscita ma rimane sempre una terra di conquista

Frecce TricoloreL’Italia obbedisce, da decenni, a “padroni” stranieri: americani, inglesi, francesi. L’ultimo capitolo, quello del Britannia, tra le macerie di Mani Pulite: via libera alla grande privatizzazione del paese, smantellando quello che ne era stato il principale volano economico, l’industria pubblica.

Esecutori: Prodi, Amato, D’Alema, Ciampi, Padoa Schioppa. Ma l’ordine era partito dall’alto, dai dominus internazionali che, per gli affari “regionali”, potevano puntare su affiliati di ferro come Mario Draghi e Giorgio Napolitano. Via i ladri di Tangentopoli: al loro posto, obbedienti servitori per il progetto di sottomissione denominato Unione Europea, che si avvale della politica di rigore indotta dall’euro e imposta a tutti, tranne a banche e multinazionali.

Austerity che trasforma lo Stato in una periferia indigente, senza più sovranità, costretta a elemosinare tasse sempre più soffocanti, col risultato – scontato – di deprimere l’economia: meno consumi, meno lavoro, meno reddito, erosione dei risparmi, crisi e disoccupazione dilagante, tagli a pensioni e sanità, svendita del patrimonio pubblico. E soprattutto: assenza di futuro, mancanza di alternative all’agonia di un paese da cui i giovani scappano, non si sposano più, non fanno più figli.

È il rimbalzo europeo dell’ondata neoliberista cavalcata da Reagan e Thatcher negli anni ‘80, cui – secondo un economista come Nino Galloni – l’Italia si allineò prontamente, staccando il “bancomat” di Bankitalia (allora retta da Ciampi) dal Tesoro, cui era ministro Andreatta, un pioniere delle privatizzazioni.

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