Danneggiamento ecosistema

Nanoparticelle e marcatori genetici del DNA

A loro insaputa, i Gilets gialli sono diventati cavie di un esperimento sugli esseri umani con nanoparticelle e marcatori genetici

Pubblichiamo un articolo che, mutatis mutandis, ha attinenza con il problema per antonomasia, ossia la biogeoingegneria clandestina, soprattutto se si considera appunto il versante biologico ( nanoparticelle e marcatori genetici ) della sinistra e nefasta attività, aspetto già illustrato tempo addietro in particolare dalla giornalista investigativa Carolyn Williams Palit. (1)

A loro insaputa, i cosiddetti Gilets gialli sono diventati cavie di un esperimento sugli esseri umani con nanoparticelle e marcatori genetici (2) il cui effetto sugli organismi biologici è ancora poco conosciuto.

Per il governo francese, si tratta d’innocui “prodotti di marcatura chimica codificati” che impregnano la pelle, i capelli ed i vestiti delle persone interessate per un periodo di tempo variabile da diverse settimane ad alcuni decenni. Ufficialmente questa tecnologia non è mai stata adoperata contro esseri umani. Tuttavia, accurate informazioni raccolte da alcuni professionisti della sicurezza indicano che anche prima ed altrove i governi non hanno lesinato queste armi. Durante la diciottesima manifestazione dei Gilets gialli, cannoni ad acqua e gas, contenenti marcatori di DNA e nanoparticelle, sono stati impiegati contro i partecipanti ai cortei. Non solo, oltre ai marcatori chimici e alle nanoparticelle, risultano aggiunte sostanze psicotrope.

Queste “armi contro il DNA” sono state sviluppate nel Regno Unito e usate in Israele. Qui detenuti palestinesi hanno dichiarato di aver contratto vari tipi di tumori in seguito all’etichettatura del corredo genetico.

Per i fautori di tali procedimenti, i prodotti di etichettatura del DNA o dell’RNA non rappresentano alcun rischio, ma le loro dichiarazioni non sono avvalorate da alcuna evidenza scientifica.

In Africa orientale il Serengeti-Mara è in crisi

Alcune aree in Africa hanno visto nell'ultimo decennio un aumento del 400% della popolazione umana e una riduzione degli animali di oltre il 75%

In Africa nell'ultimo decennio la popolazione umana è aumentata fino al 400%

Uno studio internazionale ha suggerito che l'aumento dell'attività umana intorno a uno degli ecosistemi più iconici dell'Africa implica: un restringimento considerevole delle aree dedicate alla fauna selvatica; il danneggiamento dell'habitat; l'alterazione e anche l'interruzione delle rotte migratorie di gnu, zebre e gazzelle.

Lo studio, condotto dall'università di Groningen con l'ausilio di collaboratori appartenenti a 11 istituzioni internazionali, dopo aver esaminato 40 anni di dati, ha rivelato che alcune aree di confine hanno visto un aumento del 400% della popolazione umana nell'ultimo decennio, mentre le popolazioni di specie selvatiche più numerose in aree chiave (la parte keniota) sono state ridotte di oltre il 75%.

I risultati sono stati recentemente pubblicati dalla rivista scientifica Science (1) dal dottor Michiel Veldhuis, autore principale dello studio dell'Università di Groningen: “Questa scoperta altera il nostro punto di vista su ciò che è necessario per proteggere la biodiversità.”

L'ecosistema Serengeti-Mara è uno degli ecosistemi più grandi e protetti della Terra, che si estende per 40.000 chilometri quadrati e ospita il Parco Nazionale del Serengeti e la Riserva Nazionale del Maasai Mara nell'Africa orientale. Ogni anno un milione di gnu, mezzo milione di gazzelle e 200.000 zebre compiono il pericoloso viaggio dal Parco del Serengeti in Tanzania verso la riserva di Maasai Mara in Kenya alla ricerca di acqua e pascoli.

Ora, un team internazionale di scienziati ha scoperto che l'aumento dell'attività umana lungo i confini sta avendo un impatto negativo su piante, animali e suoli. Lo studio rivela come la crescita della popolazione e l'afflusso di bestiame nelle zone adiacenti ai parchi hanno ristretto l'area disponibile per la migrazione di gnu, zebre e gazzelle, facendoli trascorrere più tempo a pascolare erbe meno nutrienti di quanto non fossero in passato. Ciò ha ridotto la frequenza degli incendi naturali, modificando la vegetazione e alterando le opportunità di pascolo per gli altri animali selvatici nelle aree centrali.

Cina e Russia hanno manipolare il clima

Cina e Russia hanno condotto congiuntamente un’opinabile serie di esperimenti per modificare l’atmosfera terrestre con onde radio ad alta frequenza

A manipolare il clima non ci sono solo gli Usa con la loro discutibile geoingegneria, il sistema Haarp-Muos e le sostanze rilasciate in atmosfera dagli aerei, come in parte ammesso dalla stessa Nasa.

Anche Cina e Russia hanno condotto congiuntamente «un’opinabile serie di esperimenti per modificare l’atmosfera terrestre con onde radio ad alta frequenza». Lo afferma Peter Dockrill su “ScienceAlert”, in una segnalazione tradotta da “Come Don Chisciotte”. Da un impianto russo chiamato Sura Ionosferic Heating Facility, nei pressi della città di Vasilsursk a est di Mosca, scrive Dockrill, gli scienziati hanno generato onde radio ad alta frequenza per manipolare la ionosfera, mentre il satellite cinese Cses ha misurato dall’orbita gli impatti sul “plasma” (particelle di gas ionizzate) in perturbazione.

La missione Cses (China Seismo-Electromagnetic Satellite) è un’operazione spaziale congiunta, sino-italiana, «composta da un satellite per lo studio del campo magnetico, del plasma e dei flussi di particelle nell’orbita terrestre», precisa il traduttore del post, “Nickal88”. Non è la prima volta, avverte Dockrill, che viene condotta una ricerca come questa. Ma le notizie sugli sviluppi Cina-Russia – trasmesse attraverso un documento pubblicato sugli esperimenti e un recente articolo sul “South China Morning Post” – hanno accresciuto le preoccupazioni sulle potenziali applicazioni militari di questo tipo di scienza.

Questo perché la ionosfera, e il gas ionizzato (“plasma”) che vi risiede, è cruciale per le comunicazioni radio: «Perturbando selettivamente le particelle cariche che costituiscono questa parte dell’alta atmosfera, gli scienziati o addirittura i governi potrebbero teoricamente aumentare o bloccare i segnali radio a lungo raggio», scrive Dockrill. «Anche questi esperimenti preliminari – condotti a giugno e apparentemente concepiti come un precedente per la futura ricerca correlata sulla ionosfera – hanno avuto effetti estremi». In uno degli esperimenti, l’area interessata dalle perturbazioni della ionosfera sembra aver coperto 126.000 chilometri quadrati.

In un altro test, il gas ionizzato nell’atmosfera sarebbe aumentato in calore di 100 gradi Celsius (212 gradi Fahrenheit). Da parte loro, le persone coinvolte affermano che la ricerca è puramente scientifica e innocua per l’atmosfera. «Non ci atteggiamo ad essere Dio», ha detto al “South China Morning Post” un ricercatore non identificato che ha chiesto di rimanere anonimo: «Non siamo l’unico paese che fa squadra con i russi, altri paesi hanno fatto cose simili».

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