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I meccanismi della percezione dei colori

L'occhio è un recettore sensoriale che si limita ad inviare i segnali di variazione della energia luminosa che il cervello trasforma in sensazioni colorate

La percezione dei colori è un fenomeno complesso che riguarda occhio e cervello.

L'occhio è un recettore sensoriale che si limita ad inviare i segnali di variazione della energia luminosa che il cervello trasforma in sensazioni colorate. Per moltissimi anni, a partire dalle considerazioni di ISAC NEWTON sull'arcobaleno dei colori prodotto da un prisma di vetro trasparente, si è ritenuto che l'occhio percepisse i colori e con essa la visione sostanzialmente riferendosi ad un modello di macchina fotografica.

“Sintesi additiva dei colori”: proiettando con Lampade colorate dei colori fondamentali su uno schermo i vari colori essi si sommano per interferenza generando i colori secondari e come somma finale ricomponendosi nella luce bianca. Basandosi su tale modello concettuale si interpretava ad esempio che il colore rosso di una mela fosse semplicemente una funzione di assorbimento delle varie frequenze delle luce corrispondenti ai differenti colori dell'arcobaleno di cui e composta la luce bianca; pertanto la mela risulta rossa per la sottrazione per assorbimento tutte le altre componenti della luce bianca escluso il rosso.

Perseguendo tale modello cognitivo ormai antiquato, si riteneva, che i colori venissero visti dal cervello, mediante un centro specializzato per la percezione dei colori; infatti si pensava che i colori fossero “trascritti” come da una macchina fotocopiatrice a colori direttamente dal mondo esterno in questo centro. Tale interpretazione “meccanica” ha limitato molto la successiva interpretazione e del colore come processo di costruzione comparativa proprio della realizzazione di una sensazione cerebrale Oggi siamo certi che come non ci sono rumori nel mondo esterno ma solo vibrazioni che il cervello interpreta come suoni e rumori, così si può dire che nel mondo esterno i colori non esistono; “il colore è di fatto una un'invenzione sensoriale del cervello”.

Come il cervello apprende le lingue

La predisposizione nei confronti dell'apprendimento delle lingue dipende dalla struttura del cervello. È coinvolto l'emisfero dominante sinistro

Sono stati fatti molti studi per capire come mai il cervello di alcune persone apprende più facilmente le lingue mentre altri faticano.

Sembra che nel mondo vi siano più di 6.000 lingue. Nel XIX secolo Paul Broca fu il primo a sostenere l'esistenza di un'asimmetria funzionale tra gli emisferi cerebrali dell'uomo e a ritenere che, nella maggioranza degli individui, l'emisfero sinistro presiede alla facoltà del linguaggio articolato.

Seguirono altre ricerche, utilizzando soprattutto l'osservazione di pazienti affetti da lesioni di uno o dell'altro emisfero cerebrale. Inoltre si sa che L'abilità di comprendere il linguaggio è una caratteristica della nostra specie. Le aree specifiche del linguaggio sono situate nell'emisfero dominante (sinistro) e comprendono:

l'area corticale anteriore di Broca

l'area corticale posteriore di Wernicke

l'area corticale superiore

Tuttavia, all'elaborazione del linguaggio partecipano anche altre aree come le aree associative parietali di sinistra. Le ricerche hanno evidenziato che in genere la lingua madre ha una rappresentazione corticale più centrale nell'emisfero dominante sinistro, mentre le altre lingue hanno una rappresentazione corticale più estesa rispetto alla prima lingua.

Sindrome della angoscia collettiva

Stati di angoscia, disfunzioni psichiche e ritardi cognitivi conseguenti alla persistenza contemporanea del DUALISMO CARTESIANO tra PENSIERO E MATERIA

Contributi per il superamento di stati di angoscia collettiva: disfunzioni psichiche e ritardi cognitivi conseguenti alla persistenza contemporanea del DUALISMO CARTESIANO tra PENSIERO E MATERIA

Note di EPISTEMOLOGIA in PSICOLOGIA: Nel XVII secolo in corrispondenza alle trasformazioni economico-politiche, della nascita della società industriale, anche la cultura più propria della società nobiliare e contadina, subì profondi mutamenti concettuali di cui il pensiero di René Descartes, detto Cartesio, nato a Le Haye (Francia) nel 1596 ed educato dai Gesuiti nel collegio di La Flèche, rappresento una delle pietre miliari fondamentali del nuovo modo di organizzare la conoscenza.

Il progressivo smantellamento delle concezioni di Cartesio iniziò già con il G.W. Leibniz (Lipsia 1646 - Hannover 1716) nell'ambito della sua concezione delle “monadi”, dove ogni monade è specchio di tutte le altre, ma non semplice riflettore, perché il suo comunicare è interattivo similmente a come può essere rappresentato oggi l'individuo libero da angosce cognitive, davanti ad un monitor in rete la dove lo «spazio» ed il «tempo» si applicano, non a misure, ma piuttosto a definire la interattività di un sistema relazionale tale che tutto stia in armonia attiva con tutto.

Nel mondo contemporaneo alle soglie del terzo millennio il lavoro di demolizione delle concezioni cartesiane non è stato ancora completato per quanto la “Brain Imagin” sulle attività cerebrali tramite tecniche di Risonanza Magnetica e la capacità di elaborare informazione della Artificial Intelligence stiano tecnologicamente avanzando, senza per altro che sul piano teorico si sia aver ancora attuata la completa costruzione di un nuovo paradigma capace di dare spiegazione non più semplicemente dualistica tra interiorità soggettiva (mentale) ed ambiente oggettivo (reale) del raffigurarsi della elaborazione cognitiva della mente.

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