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Marcello Foa: anche i grandi giornali fanno spesso del complottismo

Marcello Foa: anche i grandi giornali fanno spesso del complottismoEbbene si. Esistono due tipi di complottismi: quello che la grande stampa mainstream disapprova costantemente e con il quale si tende ad etichettare tesi che contrastano troppo la narrativa ufficiale. Però esiste un altro complottismo, che non solo non è scandaloso ma è indicato e indispensabile, se ad attuarlo è proprio la grande stampa mainstream e se serve a confermare la tesi ufficiale o perlomeno il frame dominante.

Già, perché l’obiettività assoluta è difficile nel giornalismo, che invece si caratterizza per un certo conformismo. Pubblica le notizie ma già con un’intonazione di fondo, un giudizio di fondo. E quando emergono fatti che contrastano quel frame, spesso anziché ammettere ci si rifugia nel complottismo, quello buono. Perché serve a confortare la tesi iniziale.

Un esempio è proprio di questi giorni. Vi ricordate titoli come questo?

Certo che sì. Dall’autunno del 2015, in seguito a un’inchiesta giornalista tedesca, tutti i giornali del mondo hanno pubblicato, in crescendo, migliaia di articoli sul doping degli atleti russi.

Screditare Trump. Questa è stata la strategia della CNN

Donald TrumpÈ in corso una tempesta di emme sulla rete televisiva statunitense Cnn, uno dei principali media “ostili” al presidente Usa Donald Trump, che nelle ultime settimane ha dovuto ritrattare una serie di notizie false e notizie da fonti anonime tese ad avvalorare la teoria della collusione tra il presidente e la Russia.

Sono tutte bufale e dato che negli Stati Uniti chi scrive menzogne non solo finisce in galera ma deve anche pagare monumentali rimborsi per danni subiti dal diffamato, ecco che la CNN è dovuta correre precipitosamente ai ripari. stava diffamando il presidente Trump.

La scorsa settimana la Cnn ha pubblicato sul proprio sito un articolo del suo reporter veterano Thomas Frank, che collegava l'hedge-fund manager e confidente di Trump, Anthony Scaramucci, a un fondo di investimento russo che sempre secondo l'articolo era oggetto di investigazione da parte del Senato, nell'ambito delle indagini sul “Russiagate”.

L'articolo, fondato sulle rivelazioni di non meglio identificata “fonte anonima”, è stato però prontamente smontato nei contenuti da Scaramucci e da media russi, incluso il network “Sputnik” che hanno dimostrato essere un falso e una calunnia.

La Cnn, così, ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro, ammettendo che l'articolo non rispondeva agli standard editoriali della rete e annunciando le dimissioni di Frank e degli altri due cronisti autori del pezzo “incriminato”.

Facebook manipolata dai governi

Facebook manipolata dai governiIl social network pubblica uno studio su come governi e altri attori usino profili finti e attività coordinate per condizionare l’opinione pubblica. Ecco cosa emerge

Dopo mesi di polemiche su fake news, propaganda, attacchi informatici condotti da Stati e relative diffusioni di dati, Facebook esce allo scoperto e prende posizione sul tema. Il social network ha infatti pubblicato il suo primo rapporto sulle “operazioni di informazione”, guerre informative tra Stati condotte in modo sotterraneo anche attraverso la piattaforma.

Le information operations e Facebook

Cosa siano le “information operations” lo spiega lo stesso report. Si tratterebbe di “azioni intraprese da attori organizzati (governi o soggetti non-statali) per distorcere il sentimento politico interno [a una nazione, ndr] o esterno [in una nazione straniera, ndr], soprattutto per raggiungere un obiettivo strategico e/o geopolitico”. Tali operazioni “includono una combinazione di metodi, quali notizie false, disinformazione, reti di profili finti diretti a manipolare l’opinione pubblica”.

Metodi definiti dal report come “amplificatori falsi”, ma ci torniamo.

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